RICHARD MATHESON.
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TUTTI I RACCONTI. 1950 - 1959.
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Parte 5.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale curata da: Amedeo Marchini.
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Indice dei racconti di questa parte.
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Il giorno  andato.
Il ragazzo tra le rocce.
La danza dei morti.
Miss Polvere di Stelle.
L'uomo enciclopedico.
Paradigma di sopravvivenza.
Il funerale.
Troppo fiero per perdere.
Scambi indecenti.
Acciaio.
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Fine Indice.
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Il giorno  andato.
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Titolo originale: When Day Is Dun. 1954.
Traduzione di: Maurizio Nati.
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Adesso urla buonanotte alla Terra
Che il giorno  andato e il lascito dell'uomo
 scagliato nella volta del tempo.
Indossa i panni funebri dell'eternit
Uccidi la candela del tentativo
E lascia cadere sui nostri occhi
Quel segreto sudario di fusione
Con l'oscuro mistero.
Sedeva su una roccia e scriveva il suo testo sul legno usando come penna un pezzo di carbone.
 solo che, rifletteva, il tema finale dovrebbe essere scritto con questo dito nell'oblio, questo palpo da
mendicante che una volta puntava verso il cielo e la Terra e dichiarava orgoglioso: 'Io sono il tuo
padrone, Terra, il tuo padrone, cielo', mentre adesso giace bruciato e temperato fra la sporcizia del
nostro essere.
'Io siedo alla veglia funebre della Terra e non verso una lacrima.'
Ora alz occhi funerei a galleggiare su una spianata di glaciale contemplazione. Rigirava fra le
dita il fuligginoso stilo e l'alito era la prova nasale del suo disgusto. Adesso eccomi qui, rimugin,
appollaiato su un masso tiepido a ispezionare quel gravissimo scherzo che alla fine l'uomo ha fatto a s
stesso.
Si batt un sopracciglio e grid 'Ahi!', spiritualmente scaraventato via. La sua grossa testa
disperata gli ciondol sul petto e gemiti frementi squassarono la sua forma. Primogenitura sventrata, si
afflisse, l'occasione d'oro  giunta, l'uomo ha trovato la strada... ma per l'estinzione.
Poi si raddrizz per rendere la sua schiena un randello di sfida. Non sar un cagnaccio che fa
bau bau, dichiar questo luttuoso momento non avr la meglio su di me. Certo, anche se la morte mi
preme addosso e tormenta con le sue dita spettrali le mie ferite, non pianger perch mi risparmi. Sono
inviolato.
I cenci fremevano regalmente sulle sue spalle. Si chin per scrivere ancora:
Adesso lasciate che apprezzi la morte
Mentre la Terra gongola per la sua stessa dipartita
Con occhi di scoria lucente.
Una lingua plumbea fece capolino attraverso la barricata delle labbra. Adesso era ispirato.
Gli uccelli cantano una serenata all'uomo.
Incenerito lui
Prostra lo scheletro scottato
Perch tutti gli di vedano
Gli uccelli che becchettano un sapido canto con pennini setolosi
Sullo xilofono delle costole dimenticate dell'uomo.
Eccellente! Eccellente! grid, pestando un piede senza stivale sul terreno di cenere.
Nell'eccitazione della frase lasci cadere la penna e si chin per raccoglierla. Qui, testimoni le antenne,
ridacchi al pensiero, poi scrisse ancora.
'Strano...' verg a caratteri svolazzanti 'che l'uomo in tutta la sua storia male intonata non
abbia mai smesso di complottare la sua stessa distruzione.'
Coro: Folle a vederlo
Due sconosciuti
Insieme vissuti
Senza saperlo.
Fece una pausa. Come continuare, si domand, come andare avanti con il libro mastro
conclusivo della vicenda umana? Esigeva mordente, una tagliente istantaneit, eppure una calma
ingannevole come un mare di quaranta braccia quando la tempesta infuria in alto. Come l cos qui,
pens, devo indulgere al titanico con distici levigati e bene educati. Come:
Spiegami allora
C' differenza ancora
Fra bruciare dentro
E bruciare fuori?
Non ho un pubblico, n speranza di averne uno, eppure continuer a comporre fino a quando
ci che deve essere detto non sar stato detto. E vado avanti... per la mia strada.
Si frug in tasca per la ventisettesima volta e tir fuori la pistola facendone ruotare il caricatore
con dita giudiziose. C'era dentro una pallottola, lo sapeva, la sua chiave per l'ultimo riposo. Scrut
l'occhio buio della canna e non si perse d'animo. S, quando finir, pens, quando avr assaporato fino
in fondo questo vino scuro di totale rovina, me la punter alla testa e far saltare l'ultimo dei lamenti
dell'uomo.
Ma adesso, pens, torniamo al lavoro. Ancora non ho finito con il genere umano. Rimangono
ancora poche parole e diverse scortesi rastrelliere di poesia. Devo approfittare cos presto di ci che gli
uomini hanno sempre desiderato di pi... l'ultima parola?
Brand lo stilo e scrisse:
Sia questa la nota finale
Nel libro dei salmi dell'uomo.
Ha intessuto il suo sudario con gli atomi
E si  scavato la fossa con le bombe.
No. No, non rende il senso. Lo cancell. Vediamo disse picchiettandosi un'unghia sui denti
erosi. Che posso dire? Ah!
L'uomo il migliore
L'uomo superiore
L'uomo fa un gioco
E il mondo va a fuoco.
Ma  giusto, riflett ridacchiando fra s e s, che io, unico superstite, illumini questa tragedia
innaturale che  la caduta dell'uomo? Non dovrei invece cantare i giganteschi rimpianti ed evocare una
marea di panegirici che spazzino via tutta l'amarezza in un'unica ondata purificatrice? Non dovrei?
Uomo, uomo, rimugin, che ne hai fatto di un mondo di tale eccellenza? Era cos piccolo che
dovevi disprezzarlo, cos esposto alle correnti che dovevi riscaldarlo fino a renderlo incandescente, cos
sgraziato che dovevi rimodellarne le montagne e i mari?
Ah disse. Oh... ah!
Le mani gli ricaddero inerti. Una lacrima, due lacrime scesero lungo il naso a becco per
fermarsi frementi sulla punta e poi cadere a terra. E sfrigolare.
Che portento, gemette la sua mente, che io debba essere la genia amareggiata dell'ultimo
uomo. Dell'ultimo in assoluto! Che portento, che momento significativo... essere solo nel mondo!
 troppo, grid forte dentro la testa. Vacillo al solo pensarci. Pass il dito sulla pistola. Come
posso portare questo peso schiacciante sulle spalle? Le mie parole sono appropriate, i miei sentimenti
adatti a questa immensit di significato?
Sbatt le palpebre, lasci la pistola. La domanda lo insultava. Cosa? Non sono all'altezza? Le
mie parole non sono quelle giuste? Si raddrizz e si inalber contro il cielo pieno di cenere evaporata.
 giusto dichiar che questi ultimi versi siano composti da un uomo solo. Perch dovrebbe
essere un branco di muratori a schiamazzare intorno alla pietra, aggrovigliando le braccia nella goffa
impazienza di scolpire l'epitaffio dell'uomo? O una legione di scrivani a disputarsi all'infinito il
necrologio dell'uomo, parlando a vanvera e accapigliandosi come una squadra di football senza
allenatore?
No, questa  la cosa migliore... un uomo che soffre magnifiche agonie, una voce che
pronuncia le parole finali, poi mette i puntini sulle I e lineette sulle T e dice addio al regno dell'uomo...
chiudendo, se non facendosi forza, con una dolce poesia.
E sono io quell'uomo, io quella voce! Benedetto da questa opportunit finale, le mie parole
sole senza un milione di altre a diluirle, le mie frasi sole a risuonare per l'eternit, senza nessuno che le
contraddica.
Sospir e scrisse ancora:
Ci voleva questo per fare di me un individuo
L'uccisione di tutti gli uomini
S...
La testa si drizz di scatto, allarmata, poich dalla spianata sassosa era giunto un suono.
Eh? farfugli. Chi c'?
Sbatt le palpebre, rimise a fuoco gli occhi iniettati di sangue, scosse la testa, guard di
traverso. Poi la mascella gli si abbass fino a trasformare la sua bocca in una caverna spalancata.
Un uomo si avvicinava zoppicando lungo la distesa e agitava un braccio deforme verso di lui.
Osserv le nuvolette di cenere che si sollevavano in polvere intorno all'uomo claudicante e si
sent la mente offuscata da un grande stordimento.
Un'altra creatura come lui! Un compagno, un'altra voce da ascoltare, un altro...
L'uomo incespic.
Amico! grid poi, sbalordito.
E all'improvviso, sentendo quella voce umana che usurpava il grande silenzio incombente,
qualcosa scatt nel cervello del poeta.
Non mi far derubare! grid. E spar all'uomo proprio in mezzo agli occhi. Poi scavalc il
corpo immobile e si diresse verso un'altra roccia di marciapiede fuso.
Sedette l e si tir su la manica. E appena prima di rimettersi al lavoro fece girare il caricatore
vuoto in mano.
Ah bene, sospir per questo momento, pur di avere tutto per me questo glorioso, luminoso
destino... ne valeva la pena.
SONETTO A UN PIANETA BOLLITO, cominci...
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Fine.
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Il ragazzo tra le rocce.
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Titolo originale: Boy in the Rocks. 1955.
Traduzione di: Stefano A. Cresti.
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1.
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Gli uomini del Circle Seven stavano finendo il grande bricco di caff nero quando Frank
Bollinger vide la nube di polvere in lontananza.
Pare che abbiamo visite disse lentamente, masticando il suo ultimo pezzo di bistecca e
buttandolo gi con un sorso di caff.
La maggior parte degli altri guard verso la prateria, ma erano troppo stanchi per
interessarsene davvero. Soltanto il loro capo, Rail Tiner, si alz, scrutando la prateria che si andava
scurendo.
Gliel'ho detto a quei dannati sciocchi, di... cominci, poi si interruppe, premendo le labbra
in un'unica sottile, rabbiosa linea.
All'improvviso si volt verso sud, dove la mandria stava cominciando a sparpagliarsi, e tutti
quanti sentirono, appena distinguibili, le voci degli uomini di guardia che cercavano di calmare il
bestiame irrequieto.
Frank, fatti una cavalcata e va' a dire a quei dannati sciocchi che ho detto di non portare qui
quelle vacche fino a domani mattina disse Tiner.
Bollinger grugn un paio di volte; la prima in risposta all'ordine ricevuto, la seconda a
sottolineare la sua stanchezza mentre si alzava controvoglia, raccogliendo il cinturone slacciato, per
dirigersi verso il gruppo di cavalli che brucava a poca distanza dal campo.
Tiner rimase in piedi, guardando teso verso il polverone che cresceva all'orizzonte mentre il
resto degli uomini tornava a sdraiarsi appoggiando i gomiti in terra, con gli occhi chiusi e il fumo delle
sigarette che saliva in pigre volute sopra di loro, e la luce della fiamma del carro dispensa che
dipingeva ombre cangianti sui loro tratti abbronzati e immobili. Non fecero caso n al loro capo n alle
sorde imprecazioni che tornavano verso il campo mentre Frank Bollinger cercava di sellare uno dei
suoi cavalli.
Bollinger aveva appena finito di stringere la cinghia posteriore, con il piede destro puntellato
contro il fianco della sua cavalcatura, quando la terra rimbomb sotto gli zoccoli di un cavallo in corsa.
Alzando lo sguardo, vide un ragazzo sconosciuto che entrava cavalcando nell'area del campo.
Termin di imbrigliare il suo roano dalla testa pezzata, poi cominci a guidarlo verso il fuoco.
Il ragazzo, in sella a un pony buckskin, aveva non pi di sedici anni; indossava abiti di flanella
e lana coperti di polvere, un cappello cos malconcio che sembrava l'avesse calpestato una mandria in
fuga e un cinturone che mancava poco gli scivolasse gi dai fianchi.
Mentre Bollinger rientrava nella zona illuminata dal fuoco sent il ragazzo che rispondeva a
Tiner.
Diavolo, mister, disse il ragazzo come facevo a sapere che vi eravate accampati qui? Non
sono mai stato da queste parti prima d'ora. Sto solo portando qualche vacca su a nord.
Sei da solo? chiese Tiner, sorpreso.
Sicuro rispose il ragazzo, quasi con aria di sfida. Vado a farle ingrassare a nord e poi le
vendo.
Be', farai meglio a fare un giro bello largo intorno alla mia mandria, ragazzo lo avvert
Tiner. Non voglio che le tue vacche mettano in agitazione le mie bestie.
Non preoccupatevi, mister. Girer intorno al vostro gruppo disse il ragazzo.
Tiner annu. Okay, ragazzo disse. Che ne dici di scaldarti al fuoco e metterti qualcosa sotto
i denti?
Mi piacerebbe, disse il ragazzo ma devo tornare alle mie vacche.
Aspetta un minuto disse Tiner. Il ragazzo volt di nuovo il suo pony. Visto che sei nuovo
di queste parti continu Tiner e sei da solo, ti coster soltanto dieci dollari.
Il viso del ragazzo divenne inespressivo mentre guardava verso Tiner e la sua cavalcatura
cambiava posizione.
Come dite, mister? chiese, ma non c'era un singolo uomo l che interpretasse le sue parole
come una domanda. Alcuni di loro si sedettero o si appoggiarono sui gomiti, guardando con interesse il
viso magro e lentigginoso del ragazzo.
Gli angoli della bocca di Rail Tiner si alzarono leggermente, ma non disse nulla. Invece, con
un gesto disinvolto, alz la sua mano sinistra, con il palmo all'ins, verso il ragazzo.
Questo  un pascolo libero. La voce del ragazzo era diventata inespressiva, priva di
emozione e, anche se si notava appena, la stretta sulla sua redine destra si era allentata.
Sbagliato disse Tiner, con aria divertita. Questo  un pascolo del Circle Seven. Gli stranieri
pagano. Oppure non attraversano. Mosse leggermente le dita tese della sua mano sinistra, come se
stesse chiamando il denaro a s.
Il viso del ragazzo era di pietra ora, il suo corpo era una pietra sulla sella scura.
Questo  un pascolo libero disse.
Adesso tutti gli uomini del campo si erano tirati a sedere e osservavano attentamente la scena,
avvolti dalla penombra e dall'aria pungente di fumo.
Non hai intenzione di pagare, allora? chiese Tiner, sembrando pi divertito che irritato.
Proprio cos disse il ragazzo. Non ho intenzione di farlo.
Tiner si strinse nelle spalle. La sua mano sinistra si abbass lentamente sul fianco, come l'ala
ripiegata di un uccello che fissa una carogna.
Okay, ragazzo disse. Non serve per forza che sia denaro. Una delle tue vacche baster
come tassa di passaggio.
All'improvviso le guance del ragazzo si imporporarono di calore. Sentite, mister, ho portato
queste vacche per pi di quattrocento chilometri. Ho scacciato due bande di ladri Kiowa e una di
Comanche. Mi sono azzuffato con tre lupi, cinque serpenti a sonagli e un acquazzone. Se pensate che vi
dar una delle mie vacche, voi siete loco!
Il sorriso svan dal volto di Tiner come se fosse stato fatto di fumo. Con occhi neri come
pietre, lanci un'occhiata verso il bordo dell'accampamento, dove Frank Bollinger era in piedi accanto
al suo cavallo. Fece un cenno con la testa in direzione della mandria in avvicinamento.
Vanne a prendere una buona disse Tiner a Frank Bollinger. Poi, senza aspettare di sentire
che cosa aveva da dire il ragazzo, gir i tacchi e si incammin verso il carro dispensa, con gli speroni
che tintinnavano sulla dura terra.
Non vorrete farlo sul serio disse teso il ragazzo mentre Bollinger balzava lesto in sella.
Mister, vi avverto. Lasciate in pace le mie vacche.
Bollinger sistem le redini sul fianco sinistro del roano e lo spron con le ginocchia in un
trotto lento, allontanandosi dal campo.
Mister, vi avverto! gli grid dietro il ragazzo. All'improvviso conficc i suoi speroni nei
fianchi del pony, che part al galoppo verso la cavalcatura di Bollinger.
Diversi uomini si alzarono per guardare e, accanto al carro dispensa, Tiner si volt di scatto
per vedere che cosa intendesse fare il ragazzo.
Frank Bollinger ud il tramestio degli zoccoli alle sue spalle ma continu ad avanzare,
trasformando il trotto del suo roano in un galoppo. Il ragazzo spron i fianchi del suo pony e lo fece
balzare in avanti in un nuovo impeto di forza, a testa bassa, con le zampe alte che martellavano il
terreno, rapide e indistinte. Il pony sfrecci dritto verso Bollinger. Nella luce calante della sera, gli
uomini del Circle Seven lo videro guadagnare rapidamente terreno fino a tagliare bruscamente la strada
al roano di Bollinger; i due cavalli scartarono selvaggiamente, e i loro zoccoli taglienti fendettero l'aria.
Sta' indietro! grid il ragazzo, con il viso contorto dalla furia.
Per tutta risposta Bollinger cal la mano destra sul calcio della pistola. La mano del ragazzo
fece lo stesso. Le canne da otto pollici delle due Colt lasciarono le loro fondine quasi in simultanea;
due spari scossero l'aria. Il ragazzo aveva sparato per primo. Frank Bollinger fu sbalzato via dalla sella
e sbattuto a terra come una bambola di pezza imbottita di pietre.
Muggiti e sbuffi proruppero dalla mandria del Circle Seven, e due tori dalle corna a sciabola si
lanciarono in una carica, con gli occhi sgranati dallo spavento.
In sella! grid Tiner, lasciando cadere la sua tazza di caff e correndo attraverso la
confusione dei cowboy che scattavano in posizione.
Fuori, nella prateria, il ragazzo risistem la pistola nella sua fondina e, vedendo la frenesia
all'interno dell'accampamento, gir il pony e si allontan al galoppo. Il cerchio esterno dei bufali gli
and dietro; il rumore della loro corsa che accelerava sembrava quello di un tuono che saliva dalla
terra.
Tutti gli uomini ora sembravano essersi dimenticati della fatica che avevano addosso,
precipitandosi verso i cavalli con il movimento goffo di corridori in tacchi alti e le pesanti selle caricate
in spalla. Gli uomini di guardia alla mandria erano galoppati avanti e avevano arginato la prima ondata
di bufali in corsa, ma un altro gruppo di bestie si era lanciato a ruota, innescato dal primo.
Svelti, dannazione! url Tiner.
L'imbrunire fu scorticato dai lazo rapidi come fruste che si abbattevano sulle teste dei cavalli
in fuga, aggiungendo i loro indignati nitriti al sordo rumore degli zoccoli della mandria che scuoteva la
terra. Selle e cinghie vennero sistemate in tutta fretta, e le briglie tese con movimenti rapidi; gli uomini
salirono in sella e partirono al galoppo per ricomporre la mandria.
Gli ci vollero quaranta minuti per raggruppare e contenere i bufali impauriti, e riuscirono a
farlo soltanto perch era il primo giorno di raduno e la mandria non era ancora troppo grande.
Ancor pi stanchi di prima, gli uomini riportarono i loro pony verso l'accampamento. Tiner e
due cowboy cavalcarono verso il punto in cui il cuoco si era inginocchiato accanto a Bollinger,
moribondo nell'arsura di agosto, con il petto sporco di sangue che si alzava e si abbassava in respiri
convulsi.
Un minuto pi tardi Tiner si alz in piedi, e i tre uomini lo guardarono senza dire una parola.
Seppellitelo disse Tiner con voce priva di emozione al cuoco, che annu. Poi la pelle
abbronzata come rame gli si incresp sugli zigomi e fece un cenno del capo verso i cavalli. Andiamo
fu tutto ci che borbott, ma i due uomini capirono al volo. Sistemandosi i cinturoni, si affrettarono a
recuperare le loro cavalcature.
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...
2.
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Jody Flanagan era onesto. Era una testa calda, pronto a combattere di fronte a un insulto, uno
che si offendeva facilmente e con violenza; eppure assolutamente onesto. Il motivo di tutto ci era da
ricercare nell'educazione contrastante che aveva ricevuto dai suoi genitori, entrambi morti  suo padre,
un domatore di cavalli irlandese dal temperamento aggressivo, morto con una pallottola piantata nella
schiena perch nessuno aveva avuto il coraggio di piantargliene una nel petto; sua madre, un nodoso
bastone di forza di volont intorno al quale aveva avvolto un corpo di paziente carit cristiana.
Da questa miscela era stata prodotta l'integrit e l'irascibile coraggio di Jody Flanagan.
L'integrit gli faceva respingere la continua tentazione di ingrossare la sua mandria con i capi
dispersi e non marchiati di altri uomini. Mentre la maggior parte dei suoi colleghi cavalcava per i
pascoli primaverili cercando di appropriarsi dei vitelli appena nati  a volte con le loro madri; a volte
soli e mugolanti, mentre le loro madri giacevano con gli occhi vitrei, appena freddate da una pallottola,
nel fango , Jody Flanagan si era sudato i suoi quaranta dollari al mese. Aveva evitato anche quella
pressante tentazione, nei giorni di paga, di scapicollarsi fino alla pi vicina citt in cerca del conforto
dell'alcol e delle donne. Aveva vissuto, invece, la morigerata vita dei pascoli, pianificandosi un futuro.
E finalmente era arrivato il giorno in cui aveva messo da parte abbastanza denaro da comprarsi
la propria mandria  cinquanta capi, tra vacche scalcagnate e tori con le corna che ciondolavano dal
cranio come fossero rampini.
Quel giorno era pi o meno il sedicesimo compleanno di Jody Flanagan.
Aveva passato tutta la primavera e l'estate nei pascoli liberi, prendendosi cura della sua
mandria come un padre premuroso, dormendo sulla terra dura la notte, cavalcando tutto il giorno,
cambiando posizione alla mandria per fargli avere sempre l'erba migliore e l'acqua migliore. Con
l'aiuto di due vagabondi che aveva assunto per la bisogna, aveva marchiato il bestiame con il suo
marchio, il Lazy J-F  una J pigramente reclinata sul fianco, con le braccia della F che puntavano verso
terra partendo dal gambo della prima lettera.
Dormendo poco e niente, con la vita dei pantaloni che sembrava sempre pi larga mese dopo
mese, il colore della sua pelle che si scuriva fino a un marrone bruciato dal sole, i muscoli che
diventavano sempre pi simili a fil di ferro, Jody Flanagan aveva acquisito i riflessi nervosi e reattivi di
un gatto.
E poi, dopo tutto questo, era arrivato uno stupido serpente a sonagli che aveva cercato di
rubargli una delle sue sudate vacche. Era l'unico uomo che Jody Flanagan avesse mai ucciso, ma non
aveva rimorsi mentre spronava il pony verso la sua mandria. Nell'oscurit che andava addensandosi,
fece del suo meglio per aggruppare i capi che andavano disperdendosi.
Una volta fatto questo, i bufali si sistemarono per la notte  alcuni brucando, altri russando
ritmicamente nel sonno. Jody rimase seduto in silenzio sul pony, con la canna nera del suo fucile a
ripetizione Henry estratta dal suo fodero a faretra e poggiata di traverso sulla sella.
Accanto a lui brucava il suo cavallo da soma, ancora carico nel caso in cui fosse stato
necessario fuggire all'improvviso. Sulla sinistra, in lontananza, Jody poteva sentire la rapida corrente di
un piccolo fiume che flagellava la roccia e lo sporadico grugnito di un manzo che si abbeverava. Prima
che calasse la notte, Jody aveva notato che dall'altra parte di quel corso d'acqua c'era un grande
ammasso di rocce che, per come erano disposte, avevano formato una sorta di grotta riparata.
La stanchezza di un intero giorno di cavalcata si faceva sentire fin nelle sue ossa. La sua testa
aveva appena iniziato a ciondolare quando il rumore di zoccoli in avvicinamento lo costrinse a scattare
all'erta. Due, forse tre cavalieri, pens. Strinse nervosamente il fucile tra le mani. Si era aspettato
quella visita.
Controll i movimenti nervosi del suo buckskin con le ginocchia e qualche pacca gentile sul
suo collo freddo. Buona, bella sussurr, mentre con gli occhi si sforzava di riuscire nell'impossibile
compito di penetrare la pesante oscurit che lo circondava.
Lo scalpiccio era pi vicino, ora; a non pi di un centinaio di metri di distanza. Giudic che si
fossero divisi. Dovevano averlo fatto per ridurgli la possibilit di andare a segno. Jody deglut
velocemente e fece un respiro incerto. Sapeva che non era paura, quella, ma piuttosto il fatto di non
sapere esattamente che cosa avesse di fronte.
Poi Jody vide la massa scura di un cavallo e del suo cavaliere emergere dalla notte a poco
meno di quindici metri da lui.
Con un rapido movimento della mano caric la leva a grilletto del fucile, armandolo.
Il cavaliere tir immediatamente le redini, rimanendo immobile sulla sua sella.
Andate via da... fu tutto quello che Jody ebbe il tempo di dire prima che la notte esplodesse
di colpi di pistola; sent il fischio dei proiettili passargli accanto alla testa.
Il pony scart incontrollato sotto di lui, mandando a vuoto il suo fuoco di risposta. La sua
mano sinistra afferr le redini ad anello, mentre piantava gli speroni nel fianco del buckskin spaventato.
L'altro uomo spar due volte prima che Jody riuscisse a rigirare la propria cavalcatura; prese
rapidamente la mira sui lampi dell'altra pistola e tir il grilletto. Il fucile sobbalz tra le sue mani,
coprendo ogni altra cosa con la sua voce.
Poi, nel silenzio improvviso, Jody sent il gemito soffocato del cavaliere colpito a morte e il
suono rivelatore di un corpo che scivolava dalla sella e sbatteva sulla terra dura, avvolta dalla notte.
Non ci fu tregua. Quasi nello stesso istante, gli altri cavalieri caricarono verso di lui,
convergendo mentre cavalcavano. Con il cuore in tumulto, Jody caric un altro proiettile nella camera
di scoppio ma non spar, per non offrire nemmeno il minimo indizio di bersaglio. Ud il muggito
spaventato della sua mandria e per un istante si preoccup che potesse fuggire, disperdendosi.
Poi, di colpo, gli venne in mente che i due cavalieri in avvicinamento potessero essere soltanto
delle esche  che potessero esserci altri uomini del Circle Seven intorno a lui, che si avvicinavano
silenziosi nell'oscurit. Fece indietreggiare prudentemente il suo pony verso il suono dell'acqua,
deglutendo seccamente. Era assetato, pens, la sua borraccia era vuota e non aveva nessuna possibilit
di riempirla, ora.
I suoi assalitori si avvicinavano; era impossibile individuarne l'esatta posizione dal rumore
sordo degli zoccoli sul terreno. Jody strinse il fucile tra le mani. I suoi occhi attenti si muovevano
incessanti, cercando di individuare i cavalieri nella notte.
Sobbalz quando un'improvvisa imprecazione ruppe il silenzio, soffocata da una doppia
esplosione di colpi nell'istante stesso in cui era stata proferita. Nel violento lampo di luce degli spari,
Jody vide due uomini che scaricavano le loro armi a bruciapelo su qualcosa. Poi, nell'improvvisa
oscurit che gli ripiomb addosso, Jody sent il verso agonizzante di un cavallo che barcollava
pesantemente per pochi passi prima di accasciarsi al suolo.
 un dannato cavallo! grugn qualcuno.
Jody sent la rabbia montargli dentro. Appoggiandosi il fucile alla spalla, riemp la notte di
spari caricando e sparando in un parossismo di furia cieca finch il grilletto non restitu pi che il clic
metallico del percussore.
Solo allora si rese conto che qualcuno di quegli spari assordanti non era suo, perch la notte
era ancora viva di lampi, ancora dilaniata dal ruggito degli spari e dai fischi delle pallottole intorno a
lui.
Ficc il fucile nella fondina e fece per estrarre la sua Colt, quando le nuvole svelarono la luna,
e la vasta prateria fu improvvisamente inondata dalla sua pallida luce.
Nel momento di esitazione prima che venisse riaperto il fuoco, Jody vide tre figure scure: un
uomo che si contorceva a terra, un secondo uomo ancora a cavallo e, ai margini della sua visione, la
sagoma immobile del suo cavallo da soma.
Poi la notte esplose di nuovo e una pallottola si conficc nel braccio sinistro di Jody, quasi
sbalzandolo via dalla sella. Con un unico movimento, si aggrapp alle briglie e sfreg gli speroni sul
fianco del pony, che part in una corsa impaurita. Di nuovo dritto, tir le redini e fece girare il
buckskin, mentre altre due pallottole bruciavano l'aria vicino al suo viso; una delle due sfrecci
attraverso la tesa del suo cappello.
Jody pass di mano le redini, il braccio ferito ancora intorpidito, ed estrasse la sua Colt. Spar
un colpo sul cavaliere solitario e vide il cappello che gli saltava via dalla testa come un uccello scuro
che prendeva il volo.
Stava per invertire di nuovo la direzione della sua corsa, colto dall'improvviso desiderio di
porre fine allo scontro, quando ud il rumore di altri zoccoli in avvicinamento. Girandosi, vide altri
quattro cavalieri che arrivavano sul fianco, lanciati in un furioso galoppo.
Con le pallottole che gli fischiavano intorno, Jody spron il suo pony al galoppo verso la pila
di rocce che gli era improvvisamente tornata in mente. Spar un altro colpo oltre la spalla. Poi il suo
pony si trov a barcollare e scivolare sul fondo coperto di pietrisco del torrente, con gli zoccoli che
cozzavano sulle pietre, mandando scintille bianche tutto intorno.
Jody sent il dolore che si diffondeva nel braccio sinistro e rinfoder la pistola, cambiando di
nuovo le redini di mano mentre il pony si lanciava nella corrente illuminata dalla luna. Altri spari
risuonarono nella notte, schizzando colonne d'acqua cristallina intorno a lui, provocando scintille dalle
rocce.
Il cavallo raggiunse l'altro lato del torrente dove, con un muggito, uno dei bufali fugg tra le
ombre di un boschetto di pioppi. Jody lo ignor, scavallando la gamba destra oltre il pomello e
lasciandosi cadere a terra; prese il fucile con s.
Guardando verso la riva opposta vide due dei cinque uomini stagliarsi nella luce del cielo.
Lasciando cadere il fucile, estrasse la Colt e spar un colpo. Le sue labbra si serrarono con nera
soddisfazione quando vide uno dei due uomini barcollare in sella.
Jody cerc di afferrare le sue borse da sella con la mano sinistra e i suoi denti sfregarono tra
loro, bloccando il sibilo di dolore mentre i nervi intorno alla sua ferita bruciavano come attizzatoi
roventi.
Rinfoderando la pistola, tolse le borse da sella dal dorso del buckskin e gliele sbatt forte sul
fianco, facendolo fuggire con un nitrito impaurito nella notte sicura.
Raccolse il fucile e corse fino alle rocce di fronte a lui, con gli speroni che sbattevano sul
pietrisco, ondeggiando a destra e a sinistra per disorientare la mira dei quattro uomini che erano arrivati
sulla riva opposta.
Si gett al riparo delle rocce con un ultimo tuffo in avanti, circondato dal rumore secco delle
pallottole che gli rimbalzavano tutto intorno.
All'improvviso, cal il silenzio. Jody si gir su s stesso, estraendo di nuovo la Colt dalla sua
fondina; ma gli uomini non erano pi in vista.
Lasci cadere il braccio lungo il fianco e rimase l seduto, sul terreno umido, respirando
affannosamente, sentendo le ondate di dolore che andavano oscillando attraverso il braccio fin nella
spalla. Si lecc le labbra asciutte e guard su, verso la luna. Se soltanto le nuvole l'avessero coperta,
sarebbe potuto scivolare via  ma la luna era appesa in cielo come un grande occhio bianco.
Quindici metri pi in l, Jody poteva sentire l'allettante gorgoglio della fresca acqua di
torrente. Chiuse gli occhi e lasci che la testa si chinasse in avanti fino a poggiare la fronte sulla fredda
superficie del masso. Il braccio gli faceva davvero male. Sapeva che quei cowboy gli avrebbero portato
via la mandria e l'avrebbero bloccato l finch non avesse tentato una fuga disperata, esponendosi alle
loro pallottole.
Eppure, nessuno di questi pensieri sembrava importare quanto quello del rumore dell'acqua
che gli riempiva le orecchie.
Poter bere, pens, anche soltanto un piccolo sorso d'acqua...
...
.
...
3.
...
.
...
La mattina del 22 agosto del 1895, tre cowboy guidavano una mandria di settantacinque
longhorn attraverso quella porzione del Texas Panhandle che apparteneva, secondo la pragmatica legge
del pi forte, al Circle Seven Ranch.
Quella stessa mattina, i tre uomini avevano unito i loro armenti  venticinque capi ciascuno  e
si trovavano ora a condurre il gruppo, che alzava un gran polverone, verso il punto di raduno del
bestiame del Circle Seven.
I tre uomini erano lavoranti dei ranch pi piccoli della zona  Bob Service del Flying O, Mack
Thursday del W Bench, e John Goodwill del Walking Diamond. I longhorn si muovevano tranquilli e
senza intoppo, e i tre cavalcavano assieme nel vento caldo e asciutto della prateria.
Non me ne importa niente, stava dicendo il giovane Bob Service per quanto mi riguarda si
tratta sempre di furto.
Mack Thursday si strinse nelle spalle. Era il pi vecchio dei tre, quarantadue anni, prossimo al
tramonto della sua carriera da mandriano; era un uomo robusto con capelli grigi come il ferro e occhi
tranquilli che stavano al suo roano come un uomo che aveva passato pi tempo seduto su una sella che
su una poltrona.
Certo che  furto, ammise Mack Thursday ma questo non cambia le cose.
Pascolo libero disse John Goodwill con voce disgustata. Che pila di stronzate. Era
giovane, ventisei anni, e amareggiato.
Pascolo libero disse Thursdaysignifica soltanto che  aperto finch qualche gruppo con pi
fucili non lo chiude. Tir su la sua bandana e si asciug il sudore dalla fronte.
E per quanto ancora dovremo mandar gi la cosa? chiese Bob Service, con il viso contratto
dalla rabbia. Per quanto ancora dovremo portargli le nostre vacche per pagare il pedaggio su un
pascolo che appartiene a tutti noi?
Be'... inizi Thursday.
Che razza di pascolo , quando tre gruppi prendono ordini da uno soltanto? lo interruppe
Service. Che razza di pascolo  quando ti tocca pagare una mazzetta per portare le tue mandrie a
nord? Che razza di uomini siamo noi, che lo accettiamo?
Gi concord rancoroso John Goodwill. Perch diavolo dovremmo dar loro le nostre
vacche?
State calmi disse Thursday. Nessuno di voi due era qui durante la guerra per il pascolo, due
anni fa. Nessuno di voi due ha visto quanti bravi ragazzi sono stati uccisi per questo stramaledetto
pezzo di terra. Be', io l'ho visto.
Fece una pausa, abbassando gli angoli della bocca.
Ho visto mio figlio fatto a pezzi da un fucile a pallettoni disse. Era messo cos male che
non potei nemmeno farlo vedere a sua madre.  sepolto laggi, nel pascolo per cui ha lottato  per cui 
morto. La sua voce era roca e amara. Be', non  servito a niente. Un sacco di uomini sono morti l,
ma il Circle Seven controlla ancora il pascolo. E, per quanto mi riguarda, preferisco veder pagare
venticinque vacche ogni primavera e ogni autunno piuttosto che vedere uomini di valore fatti a pezzi
per niente.
Cavalcarono in silenzio per un po'; Service e Goodwill avevano ancora un'espressione
accigliata, Thursday sembrava stanco e rassegnato.
Be', io preferirei non vederlo disse alla fine Service. Senza offesa, Thursday; posso
immaginare come ti debba sentire dopo la perdita di tuo figlio e tutto il resto, ma... diavolo, se le cose
continuano cos, che cosa impedir a Tiner e alla sua banda di chiedere trenta capi la prossima
primavera, cinquanta in autunno, e magari un centinaio la primavera dopo ancora?
Niente, immagino disse Thursday. Per non incolperei gli uomini del Circle Seven per la
situazione. Non  colpa loro. Sono solo lavoranti, come voi e me.  Tiner che ha escogitato il tutto.
E che mi dici del vecchio Ralston? chiese Goodwill, facendo riferimento al proprietario del
potente Circle Seven.
Thursday si tir di nuovo via il sudore dalla fronte con un dito e lo sgrull a terra. Come hai
detto tu, Goodwill,  un vecchio. Non ci sta pi con la testa. Tiner gli racconta fandonie, lo gonfia come
un ragazzino con il suo primo cavallo e la sua prima pistola. E, tutto sommato, Ralston ormai non 
altro che un bambino a cui piace sentirsi forte.  Tiner a gestire la baracca.
E allora perch nessuno lo sfida? disse Service, dando una pacca sul calcio di legno della
sua Colt infoderata.
Un sorriso amaro affior sulle labbra di Thursday. La caccia  sempre aperta. Chiunque  il
benvenuto, se ha voglia di provare a sfidare Rail Tiner. In effetti, una dozzina di uomini l'ha gi fatto.
Il sorriso svan. Sono tutti sottoterra, disse piatto mentre Tiner  ancora in sella. Diede un'occhiata
a Service. Hai voglia di sfidarlo a duello? chiese. Io no.
Bob Service non era un tipo che parlava a vanvera. Per cui, messo all'angolo, chiuse il becco e
cavalc in silenzio, riflettendo su quanto aveva detto Thursday.
Thursday riprese a parlare. No, credo che il mio capo abbia ragione. Ogni anno raggruppa un
migliaio di vacche, o forse cinquecento. Preferisce darne via venticinque piuttosto che rischiare di
perdere tutto.
Non se ne esce, cos borbott Goodwill. Un uomo che la pensa cos se ne star sempre a
testa bassa.
Come ho detto, rispose Thursday tranquillo sei il benvenuto, se vuoi provare a risolvere le
cose.
Un uomo da solo non pu risolvere questa situazione si permise di commentare Service.
Bisogna che ognuno di noi si impegni.
Questo  certo concord scuro Thursday. Ma non tutti la pensano allo stesso modo. Be',
disse magari qualcosa ci spinger a farlo. Speriamo che accada.
Non sar nemmeno la speranza a risolvere la situazione grugn Service mentre spingeva il
suo pony al trotto verso il fianco orientale della mandria, dove diverse bestie si stavano allontanando in
direzione di una gustosa zona di erba alta.
Capendo che la discussione era finita, anche Goodwill si allontan, e per il resto della strada i
tre uomini rimasero separati, cavalcando distanti nei loro pensieri e sudando sotto il sole di agosto.
Alle undici arrivarono con la loro mandria lungo il basso crinale che dava sulla Double Fork
River, ridotto ormai a un fiumiciattolo dopo un'intera estate senza piogge. In lontananza potevano
vedere la mandria del Circle Seven e il loro accampamento, tranne il carro dispensa che era stato
portato fuori nel pascolo per rifocillare gli uomini di guardia.
Erano quasi arrivati al punto di raccolta quando videro un unico cavaliere che galoppava verso
di loro. Service, che cavalcava in testa, spron il cavallo per andare a incontrarlo. Mentre l'uomo si
avvicinava, Service fu sorpreso di vedere che si trattava di Tiner. Di solito, il caposquadra si trovava
nel pascolo durante il raduno del bestiame.
Tiner tir le redini di fronte a lui e, senza salutarlo, gesticol in direzione della prateria con il
braccio sinistro. Allontanatevi dalla sponda ordin. Radunate le bestie e fate il giro largo fino al
recinto roccioso.
Perch? chiese Service.
Fa' come ti dico! scatt irritato Tiner, poi gir il cavallo e torn al galoppo verso il campo.
Thursday raggiunse Service e gli chiese: Qualcosa non va?
Service gli raccont contrariato l'accaduto. Thursday, dopo una scrollata di spalle, torn al
punto di raduno assieme a Service; si disposero sui fianchi della mandria e, deviando lentamente,
guidarono i longhorn lontano dalla sponda.
Chi si crede di essere? Trattarci in quel modo... esclam Service cercando di sovrastare il
rumore della mandria.
Tiner fu la risposta di Thursday.
Erano quasi arrivati al recinto quando udirono un colpo di fucile provenire da una sponda del
fiume. I tre uomini rivolsero un'occhiata veloce in quella direzione, ma furono costretti a concentrarsi
sulle bestie impaurite.
Con l'aiuto di uno degli uomini del Circle Seven, consegnarono i settantacinque longhorn al
recinto di roccia naturale, dove sarebbero stati in parte abbattuti per le riserve di carne, e in parte
rilasciati nei pascoli per essere marchiati di nuovo. Quando la mandria fu sistemata, John Goodwill
cavalc verso Thursday e Service, con aria eccitata.
Sapete che cos'era quello sparo? esord.
Cosa? chiese Service.
Hanno intrappolato un ragazzo di appena sedici anni, tra le rocce laggi. Gesticol verso il
recinto roccioso. Quelle sono le sue vacche. Tiner gliele ha prese.
Per la prima volta, quel giorno, Thursday sembr scrollarsi di dosso l'apatia. Prese?
Goodwill annu.  quel che mi ha detto quel tipo.
Perch? chiese rapido Thursday, nonostante la sua solita prudenza.
Non lo so rispose Goodwill, scuotendo la testa. Ci ho parlato soltanto per mezzo minuto.
Tutto quello che so  che Tiner ha preso le bestie del ragazzo dopo una qualche sparatoria, e ora il
ragazzo  rintanato tra un mucchio di rocce.
Un'espressione disturbata attravers il volto di Thursday. Anche se aveva lottato a lungo per
mantenere una visione distaccata del predominio del Circle Seven, questa nuova situazione era troppo
dura da ignorare e la sua reazione si manifest nella tensione della mascella, nel lampo di dolore che gli
balen negli occhi. Era invaso da una rabbia preoccupata, una rabbia che non poteva fare a meno di
provare, anche se avrebbe voluto rinnegarla.
Riusc a sommergere e a controllare le sue emozioni con una rabbia ancor pi risoluta, prima
che Service dicesse, con voce assorta e istigatrice: Forse i prossimi saremo noi.
Thursday lo guard senza dire una parola, vedendo sul viso del ragazzo la stessa tensione che
lui aveva represso; e, sentendo la collera che montava, che cercava un modo per tradursi in azione, la
tagli fuori  di proposito, con una stretta delle ginocchia che fece allontanare il suo cavallo dagli altri
due.
Forza, disse inespressivo andiamo a farci firmare le ricevute.
La bolla di risentimento si dissolse. Goodwill e Service gli andarono dietro, senza parlare;
negli occhi avevano lo sguardo di uomini sconfitti non gi dalla battaglia, ma dall'incapacit stessa di
entrare in battaglia.
Mentre cavalcava verso l'accampamento del Circle Seven, lo sguardo di Thursday accarezz la
sponda del fiume, fermandosi per un momento sull'uomo sdraiato tra due rocce, con un fucile spianato
nell'apertura tra loro. Sul braccio sinistro dell'uomo c'era una fasciatura che mandava un riflesso
bianco sotto i raggi del sole. Un ragazzo tra le rocce, pens, e i suoi occhi si mossero rapidamente
attraverso il campo verso la mandria al pascolo, verso l'uomo a cavallo che la sorvegliava, con il
braccio destro appeso al collo con una bandana.
Le rughe intorno agli occhi di Thursday si incresparono per l'inquietudine, poi si fecero ancor
pi segnate quando il suo sguardo si pos sui due cumuli di terra appena rivoltata, lunghi quanto un
uomo, accanto al campo. Qualcosa di irrequieto lo tirava da dentro come una mano che lo trascinasse a
fare qualcosa che non aveva voglia di fare. Una parola si agit vuotamente dentro di lui: codardo. Lo
fece star male; lo rese furioso. Non ci credeva, ma non riusciva a ignorarla.
Poi, nell'accampamento, vide Tiner che risaliva a cavallo e vel la sua rabbia con attenzione
mentre l'uomo si avvicinava.
Le carte, Thursday disse Tiner quando arriv di fronte all'uomo pi vecchio di lui.
Thursday allung meccanicamente una mano nella tasca della sua camicia mentre Goodwill e
Service lo affiancavano. Tiner tir fuori un mozzicone di matita dalla tasca della sua giacca e
scribacchi le sue iniziali sulla ricevuta.
Il prossimo disse, e Goodwill gli tese il suo pezzo di carta. Un branco di schifose vacche
pelle e ossa aggiunse Tiner mentre siglava la seconda ricevuta.
Thursday si accorse appena in tempo che Service stava per esplodere e lo anticip con
prontezza.
Chi  il ragazzo, Tiner?
Affari del Circle Seven rispose Tiner, alzando irritato lo sguardo negli occhi duri di Bob
Service. Forza, forza, abbai non ho mica tutto il giorno!
Una traccia di insulto aleggi nel tono di Service. Se ti fanno cos schifo, disse magari ti
farebbe piacere se ce le riportassimo indietro.
Quando la pelle sul viso di Tiner si tese, fu come se qualcuno gli girasse delle viti sotto i bordi
della faccia, stringendo di scatto ma con cura. La cosa si riflett nei suoi occhi; fu come se vedesse per
la prima volta la persona a cui, fino a quel momento, non aveva fatto caso. Il tuo foglio, cowboy
disse, con le labbra che si muovevano appena e la mano sinistra tesa.
Fallo firmare, ragazzo disse Thursday con secca urgenza.
Storcendo la bocca, Service tir fuori la ricevuta dalla tasca della sua camicia e la tese di fronte
a s.
Tiner gliela prese di mano, fissando i suoi pallidi occhi verdi sul viso di Service. Grazie,
cowboy disse piatto. Senza mai guardare in basso, scarabocchi le sue grosse iniziali su tutto il foglio
e lo restitu, con il sorriso che gli si allargava sulle labbra visibile fin negli occhi. Era un sorriso di
scherno.
Chi  il ragazzo, Tiner? chiese di nuovo Thursday, impaziente di distogliere l'attenzione del
caposquadra da Service.
Lo sguardo fisso di Tiner rimase agganciato al viso di Service ancora per un momento, come
se lo stesse memorizzando. Poi i suoi occhi si mossero appena e si appuntarono sull'espressione ampia
ed evasiva di Thursday.
Se Service o Goodwill avessero provato a chiedere una seconda volta di una faccenda che
Tiner aveva gi dichiarato riguardare soltanto il Circle Seven, le loro parole avrebbero potuto
terminarsi in un movimento improvviso, fatale o quasi. Ma Thursday era uno degli anziani. Lui e Tiner
si conoscevano da dieci anni, si erano combattuti in una sanguinosa guerra di prateria. Nonostante
fossero ancora in campi opposti, c'era tra loro qualcosa di pi che semplice inimicizia. C'era rancore,
forse perfino odio, ma, come avversari che avevano misurato il reciproco valore in tempi di violenza, si
rispettavano di pi, e si permettevano di pi.
Un vagabondo rispose Tiner. Non voleva pagare la tassa di passaggio. Ha ucciso un paio
dei miei ragazzi la scorsa notte, e ne ha feriti altri due. Ha perfino alz un dito in cerca di qualcosa,
non senza un ghigno divertito fatto un buco nel mio cappello nuovo.
Perch hai preso le sue bestie? chiese Thursday.
Tiner fece scivolare il moncone di matita nella tasca della sua giacca. Dove sta andando non
gli serviranno disse, mentre un angolo della sua bocca si sollevava in quello che avrebbe potuto essere
l'inizio di un sorriso.
Lo ucciderai? gli domand Thursday, chiedendosi, quasi nervosamente, che cosa fosse che
gli faceva pulsare in quel modo il sangue nelle vene dei polsi e delle tempie.
O io o il caldo disse Tiner; dal suo tono di voce, sembrava che stesse parlando di cosa
avrebbero mangiato per cena.
Perch? Perch non aveva intenzione di pagare il tuo dannato prezzo? esplose Service,
infuriato.
Con fare studiato, Tiner tenne fisso lo sguardo sui tratti tesi di Thursday. Porta i tuoi
amichetti fuori di qui disse con una voce che si abbassava sempre di pi mentre la rabbia saliva.
Abbiamo terminato. Fuori dai piedi.
Pensi davvero di poter... inizi Service, ma fu interrotto da Thursday.
Basta cos! Andiamo.
Goodwill e Service fissarono senza parole Thursday, nonostante la collera che gli saliva
dentro, concedendogli il rispetto dovuto al suo rango di anziano del trio.
Ci vediamo in primavera disse Tiner noncurante, girando il cavallo e dirigendosi verso il
campo.
Thursday gir la sua cavalcatura dall'altra parte. Andiamo disse, e la rabbia nella sua voce
era pi rivolta contro s stesso che contro Service e Goodwill.
Si allontanarono al trotto lento, con i volti segnati da rughe scure e lo sguardo tetro fisso
nell'infinita calura soffiata dal vento della prateria che gli schiaffeggiava il viso con le sue ali di fuoco.
Dopo minuti di teso silenzio, Thursday fece un profondo respiro. E va bene, sputa il rospo
scatt. Sputa il rospo, dannazione.
Service si pass lentamente la lingua sul labbro superiore. Stavo solo pensando a quanto fa
caldo. A un uomo viene davvero sete con un sole del genere.
Thursday strinse forte le labbra, deglutendo con la gola secca. Non era l'approccio che si era
aspettato, o che desiderava. Ripensare al ragazzo, quello non poteva sopportarlo. Anche il suo Tom
aveva sedici anni, allora. L'esplosione di un fucile a pallettoni in pieno viso gli aveva portato via per
sempre la sua giovinezza.
Thursday cerc rapidamente di portare Service su un terreno su cui poter combattere. E che
cosa pensavi di fare? chiese con voce tagliente, rabbiosa. Estrarre la pistola contro Tiner? Non
aspett la risposta. Saresti morto, ora.
Meglio morto che calpestato! avvamp Service, dando a Thursday l'occasione che
desiderava.
Usa il cervello per un secondo, vuoi? disse severo Thursday.  davvero questo che pensi?
Preferiresti essere morto piuttosto che vivo? Morto, senza aver dimostrato niente se non la tua
mancanza di buonsenso. Usa la testa, Service! Non sei un pistolero. Non avevi la minima possibilit,
nemmeno una dannata possibilit, e lo sai. L'ho detto prima, e lo ripeto ora: Non ha senso morire per
niente! Ho visto troppi uomini finire cos. Non lo sopporto.
E che cos' che sopporti, allora? chiese Service. Metterti in ginocchio? Lasciare che ti
trattino come un animale? Lasciar morire un ragazzo di sedici anni perch non ha fatto altro che
combattere per ci che  suo?
Quel ragazzo potrebbe avere una pallottola in corpo, Thursday, potrebbe morire dissanguato.
Ed  dannatamente sicuro che sta morendo di sete. E noi ce ne andiamo, cavalchiamo via come non
stesse accadendo nulla. Ce ne andiamo via, chiacchierando come una coppia di vecchie babbione
mentre quel ragazzo sta morendo in mezzo a quelle rocce! D'impulso, Service tir a s le redini e
lanci uno sguardo truce a Thursday. Io torno indietro. Prender quel ragazzo o mi beccher una
pallottola, o l'uno o l'altra. Ma io torno indietro.
Ragazzo, usa il...
No! lo interruppe Service. Parlare non serve a niente. Le parole non pesano abbastanza da
far muovere il piatto della bilancia!
Ragazzo, se devi fare qualcosa, disse rapido Thursday, controvoglia ma incapace di fermarsi
c' un modo giusto e un modo sbagliato. Farsi uccidere per niente  il modo sbagliato.
Non  per niente disse Service. C' pi di niente tra quelle rocce. La sua testa scatt di
lato, e piant gli occhi in quelli di Goodwill. Tu che fai? chiese.
Goodwill strinse le labbra. Ci sto disse con voce roca.
Ragazzi, per l'amor di dio! esplose Thursday. Volete iniziare un'altra guerra?
Andiamo disse Service tra i denti, girando la sua cavalcatura.
Thursday rimase in silenzio. Rimase immobile sul suo cavallo irrequieto, osservando i due
uomini che si allontanavano al galoppo. Quel nodo di tensione nel suo stomaco si stava espandendo. Si
sent come se si fosse trasformato in una pietra. Continu a dire, tra s e s: Stanno sbagliando... stanno
sbagliando.
Se soltanto avesse potuto crederci davvero.
...
.
...
4.
...
.
...
Rail Tiner stava controllando i settantacinque bufali quando una raffica di spari esplose dal
fiume.
Voltandosi di scatto, il suo sguardo sorpreso corse verso il punto in cui Jake Kettlebar stava
sparando un colpo dopo l'altro a qualcosa dall'altra parte del fiumiciattolo.
Soffocando un'imprecazione, Tiner piant gli speroni, e il suo cavallo cominci a farsi strada
attraverso la mandria in movimento. Tiner guard rabbioso verso gli animali. Non avevano avuto
nemmeno una dannatissima ora di pace dal momento in cui era arrivato il ragazzo.
Dopo aver raggiunto la fine del recinto, Tiner salt a terra e tolse la sbarra. Tir fuori il suo
cavallo e rimise su la sbarra. Mont rapido in sella e si mise a galoppare verso la sponda del fiume,
dove gli spari continuavano a infuriare. Credevo che sarebbe morto, a quest'ora, pens Tiner irritato.
Sarebbe sceso a far fuori il ragazzo lui stesso gi da tempo, ma il ragazzo era troppo bravo con la
pistola. Due uomini sottoterra e due uomini feriti; era gi una perdita pi che sufficiente per cinquanta
vacche macilente e un'inutile vita.
Quando Tiner raggiunse la sponda, Jake Kettlebar si stava riparando dietro uno dei massi,
ricaricando l'arma, con una smorfia di dolore per via della gamba ferita. Tiner smont con il fucile in
mano, ignorando i proiettili che gli schizzavano intorno alzando nuvolette di polvere e terra, e corse,
tenendosi chino, verso il punto in cui si trovava Kettlebar.
Che diavolo succede, adesso? grid sopra il rumore degli spari.
Due di quei tizi che erano qui poco fa, ansim Kettlebar stanno cercando di tirare fuori
dalle rocce quel ragazzo.
Tiner sent la rabbia invadergli il corpo. Con il viso contorto dall'ira, salt fuori e guard
dall'altra parte del fiume dove i due uomini, con le pistole in mano, stavano passando goffamente da
una roccia all'altra, cercando di raggiungere il gruppo di massi dove si era nascosto il ragazzo. Not
che dalla caverna non proveniva n un movimento n un suono.
Poi url: Uscite fuori da l!
Uno dei due uomini appoggi il ginocchio destro a terra e spar un colpo che strapp via un
pezzo di camicia dal braccio sinistro di Tiner.
Improvvisamente gelido e silenzioso, Tiner si appoggi il Winchester alla spalla e spar una
volta sola. Dall'altra parte del fiume, l'uomo lanci un grido involontario mentre la pistola gli saltava
via di mano.
Tiner vide l'uomo che si teneva il polso dolorante con l'altra mano. Poi, con la coda
dell'occhio, vide l'altro uomo che indietreggiava dietro un masso. Spostando la canna del fucile con
movimento rapido, Tiner spar un altro colpo. Lo sparo dell'altro uomo si perse nel vuoto mentre la
pallottola di Tiner scavava nella carne della sua spalla destra.
Getta la pistola! grid Tiner; l'uomo non sarebbe riuscito a tenerla nemmeno se avesse
voluto, e la Colt cadde a terra accanto a lui. Tiner vide che era il tipo che l'aveva provocato mentre
firmava le ricevute. Per un istante, si sent nettamente incline a piantargli una pallottola in mezzo al
petto.
Poi, con uno sguardo circospetto verso le rocce, Tiner lasci pendere la canna del Winchester
accanto a s, reggendo il fucile con una mano sola. Venite qui, ordin e non cercate di fare i
coraggiosi o vi far entrambi a pezzi.
I due mandriani si scambiarono un'occhiata, poi guardarono Tiner. Sembravano due ragazzini
imbronciati sorpresi con le mani nella marmellata.
Dannati sciocchi borbott Tiner tra s e s mentre li guardava barcollare attraverso il letto
scivoloso del fiume e arrampicarsi, con i pantaloni zuppi d'acqua, sulla sponda verso di lui, lanciando
occhiate curiose verso i massi alle loro spalle.
Va' a prendere le loro pistole, disse Tiner a Kettlebar e vedi se il ragazzo  morto.
Kettlebar deglut. E se non lo ? chiese nervosamente.
Vuoi che ti faccia un disegno? ringhi Tiner. Assicurati che sia morto!
Tiner, brutto figlio di... fece per dire Service.
Chiudi la bocca! rugg Tiner, interrompendolo. Sei fortunato a non avere la pancia piena di
piombo. Se non volessi evitare un'altra guerra, ti ammazzerei l dove sei ora. Ma vedi di non
provocarmi, o lo far comunque.
Fu allora che lo sparo del fucile rugg dalla bocca della caverna, e Tiner vide Jake Kettlebar
barcollare e poi accasciarsi su un ginocchio.
Con un movimento spasmodico, Tiner alz il fucile e lo scaric nelle scure profondit della
caverna, con gli occhi come pietre mentre il calcio gli scuoteva la spalla.
Dalle rocce non provennero altri colpi. Tiner pass il Winchester nella mano sinistra e sfoder
la Colt dalla sua fondina prima che Service e Goodwill potessero fare un altro passo. Con la canna della
pistola puntata contro di loro, Tiner guard verso la sponda sassosa, nel punto in cui Kettlebar si stava
rimettendo in piedi. Uno dei suoi stivali non aveva pi il tacco.
Mancato, una volta tanto mormor Tiner mentre Kettlebar lo fissava. Allora? disse forte
al mandriano che esitava.
Vuoi che vada a...
Ti ho detto di andare a prendere quelle pistole! ordin a Kettlebar, che si teneva un po'
sghembo.
Deglutendo, Kettlebar scese con difficolt lungo la china della sponda, come un uomo con una
gamba di legno, con gli occhi sgranati e ansiosi fissi sulla caverna silenziosa.
Lascia perdere le rocce lo chiam Tiner.
Kettlebar tir un sospiro tremulo. Zoppic rapidamente verso la prima pistola e la raccolse.
E va bene, venite quass ordin Tiner ai due uomini. I due arrancarono fin sopra la sponda.
Allora, non avete voluto dar retta a Thursday, eh? disse Tiner, disgustato. Dovevate fare i bambocci
coraggiosi.
Non te la caverai cos facilmente! scatt Service.
Sta' zitto disse Tiner, voltandosi e vedendo che Kettlebar si stava precipitando su per la
sponda, guardandosi indietro come se si aspettasse di ricevere una pallottola nella schiena da un
momento all'altro.
Porta questi due al campo gli disse Tiner quando Kettlebar arriv zoppicando da loro, con le
due pistole ficcate nel cinturone. Legali con un lazo, e se cercano di scappare falli fuori. Chiaro?
Kettlebar annu.
Tiner si volt verso i due uomini. Forza, disse muovetevi. A meno che non preferiate fare
gli eroi morti.
Rimase l immobile per un po', a osservare i tre uomini che si incamminavano lentamente
verso il campo. Service e Goodwill in testa, e Kettlebar che zoppicava dietro di loro, con il fucile
spianato.
Eroi... mormor Tiner.
Poi strinse le labbra e, voltandosi, guard oltre il fiume, verso la pila di massi dove si
nascondeva il ragazzo. Fece scivolare la sua Colt nella fondina e appoggi il suo fucile scarico a una
delle rocce che aveva accanto.
Poi cominci a scendere lentamente lungo la sponda inclinata, dirigendosi dritto verso la
caverna. Ne aveva abbastanza.
...
.
...
5.
...
.
...
Quando inizi la raffica di spari, la testa di Jody si alz ciondolando dal masso, e riusc ad
aprire le palpebre pesanti.
In un primo momento fu incapace di capire qualcosa; il paesaggio era confuso davanti a lui
come se fosse stato un velo di terra rocciosa poggiato sulla superficie mutevole di un lago. Con il cuore
in tumulto, Jody cerc disperatamente di schiarire la sua visione. Stavano venendo a prenderlo; lo
sapeva. Aveva bisogno di vederci, per poterli fermare.
Le dita intorpidite della sua mano sinistra toccarono il calcio del fucile e cercarono di
afferrarlo. Un gemito terrorizzato gli vibr in gola quando si accorse che non riusciva a chiudere le
dita. Si tocc il braccio con la mano destra e perse l'equilibrio; la sua spalla sinistra picchi con
violenza sul terreno.
Fu scosso da un rantolo soffocato. Il dolore fu come l'affondo di un marchio rovente nella
carne, e lo risvegli dall'apatia. Si rialz, sbattendo le palpebre per scacciare lo stordimento, e guard
oltre il masso con occhi sgranati.
Fuori gli spari erano ricominciati, dopo una breve pausa, riempiendo l'aria rovente con il
fischio delle pallottole. Dopo aver sforzato gli occhi per un momento, Jody riusc a vedere il lampo di
un fucile tra le due rocce dove si era acquattato l'uomo del Circle Seven.
Eppure le pallottole non arrivavano vicino alla caverna. Jody non riusciva a capire. Sent la
gola che gli grattava secca mentre deglutiva. A chi stava sparando quell'uomo? Jody si sedette con la
schiena contro il masso, fissando oltre il fiume, verso le rocce con il fucile che sporgeva tra di loro.
Poi arriv un cavaliere al galoppo e, smontando con il fucile in mano, corse chino fino
all'uomo dietro le rocce. Jody si ritrasse istintivamente. Era il capo degli uomini del Circle Seven.
Un'ondata di dolore dal braccio ferito si fece strada fino al suo cervello, annebbiandogli la
mente per un momento. Il mondo gli gir intorno. Jody cadde impotente sul fianco destro, rantolando,
lottando per rimanere cosciente. La benda di fortuna intorno al braccio era servita a poco. Le ferite e
una sete tremenda gli fecero capire che non poteva resistere ancora a lungo.
Gli spari si interruppero. Jody rimase sdraiato, ansimante, nel silenzio, torturato di nuovo dal
rumore del fiume a non pi di dieci passi di distanza, con la sua corrente fresca, chiara, dissetante...
Qualcuno url: Uscite fuori da l!
Poi gli spari ricominciarono; uno sparo, due, a pochi secondi di distanza. Jody si accucci pi
velocemente che pot, sbattendo le palpebre per scacciare le ondate di oscurit che lo assalivano, e vide
il caposquadra in piedi con il suo fucile, che sparava a qualcosa  ancora una volta, non verso la
caverna.
Di nuovo silenzio; il caposquadra ordin: Getta la pistola! a qualcuno che Jody non riusciva
a vedere.
Poi ci fu un altro lampo di dolore nel braccio. La testa gli esplodeva, sentiva come se si stesse
espandendo, rovente, per poi contrarsi e stritolargli il cervello. La vista gli si annebbi. Un singhiozzo
sfinito si fece strada nella gola di Jody e lui lo ricacci indietro. Stringendosi il braccio ferito con la
mano, si curv in avanti contro il masso, mentre fuori il caposquadra ordinava a qualcuno di
attraversare il fiume. Gli occhi di Jody si persero nel buio.
Pensava che fossero passate ore, quando qualcuno disse: Chiudi la bocca! ad alta voce, e lui
rialz la testa. Sobbalz, preso dal panico, senza fiato, quando vide uno strano individuo che si dirigeva
verso le rocce.
Con la mano pesante come piombo, Jody cerc la sua fondina e tir fuori la pesante Colt.
L'alz incerto e cerc di prendere la mira, ma il suo bersaglio sembrava dividersi in pi pezzi, oscurato
da cangianti veli di oscurit. Jody sbatt forte le palpebre e deglut. L'uomo dal viso teso era pi vicino,
ora, si stava avvicinando alla caverna con il fucile pronto a sparare.
Jody tir il grilletto e la pistola scatt nella sua mano; il rinculo lo scaravent a terra. E fu
provvidenziale, perch l'istante dopo la caverna era diventata un inferno di pallottole impazzite. Jody le
sent fischiare scheggiando le rocce intorno, piantandosi con un tonfo sordo nel terreno accanto a lui.
Un lampo di piombo rovente gli bruci via la pelle sulla tempia destra, facendolo contorcere
violentemente. Un'altra pallottola gli graffi la pelle dello stivale.
Poi l'eco dei colpi di fucile svan nella prateria e l'unico suono fu quello del torrente e il
distante muggito degli armenti impauriti.
Finch l'uomo accanto al torrente disse: Vuoi che vada a... e il caposquadra lo interruppe
gridando: Ti ho detto di andare a prendere quelle pistole!
Jody si tir su a fatica e strinse gli occhi per vedere qualcosa fuori, con tutto quel sole. Vide
che aveva colpito il tacco dello stivale dell'uomo. Il tipo aveva difficolt a stare in piedi.
Jody allung di nuovo una mano, nervosamente, verso la sua pistola, ma in quel momento il
caposquadra disse all'uomo di non preoccuparsi delle rocce e Jody si rilass un istante. Guard i due
uomini minacciati dalla pistola del caposquadra. Stavano risalendo la sponda inclinata dall'altra parte
del fiume. Uno di loro disse qualcosa al caposquadra, e il caposquadra gli disse di stare zitto.
Jody rimase seduto respirando a fatica e osservando i tre uomini che se ne stavano sulla sponda
opposta, in attesa di essere raggiunti dal quarto uomo. Prese la pistola e l'alz con mano tremula. Un
bersaglio perfetto. Se soltanto avesse potuto vedere bene. Ma per quanto socchiudesse gli occhi o si
sforzasse, la sua visione era sfocata e priva di profondit. Devo provarci, pens, confuso. Non sapeva
chi fossero quegli uomini, ma erano nemici del caposquadra del Circle Seven. E tanto bastava. Mir
meglio che pot.
Il percussore scatt con un forte clic a vuoto.
Jody ebbe un brivido allarmato; ricaric il cane e tir di nuovo il grilletto. Un altro clic.
Istintivamente, prov ad alzare la mano sinistra per aprire il tamburo, ma l'arto non si mosse.
Un dolore rovente gli inond il braccio e la spalla, e la canna della pistola cadde a terra.  scarica,
pens... il tamburo  vuoto.
Quando riusc a vedere di nuovo, mise gi la pistola e apr il tamburo con la mano destra.
Vuoto. Allung la mano verso il suo Henry, con gli occhi che controllavano la sponda del fiume.
Il caposquadra era l in piedi, da solo, che guardava da un'altra parte. Jody sent aumentare di
nuovo i battiti del cuore, un flusso di sangue impetuoso che gli faceva pulsare la testa.
Anche il fucile era scarico. Jody rimase a bocca aperta, e torn a guardare verso il fiume.
Il caposquadra stava scendendo la china verso di lui, con la pistola nella fondina ma con in
viso una muta espressione di minaccia.
Con un sussulto, Jody si lanci sulle borse da sella, ignorando il lampo di dolore, e le apr
freneticamente. Si sent invadere dal terrore.
Non c'erano pi munizioni. Senza rendersene conto, le aveva sparate tutte.
Sent le narici che gli si allargavano mentre digrignava i denti. Jody Flanagan strisci frenetico
tra le ombre finch non si trov con la schiena premuta contro la roccia. Le dita tremanti della sua
mano destra si tuffarono nella tasca dei pantaloni di lana e si chiusero sul suo coltello a serramanico.
Non sapeva che cosa aveva intenzione di farci, esattamente, ma doveva avere qualcosa con cui
combattere.
Apr la lunga lama con i denti.
Il suo petto fu scosso da dolorosi respiri mentre si tirava in piedi appoggiandosi al masso,
nonostante il dolore e la sete e l'angosciante rischio di svenire. L'apertura irregolare della caverna
sembr vacillare di fronte a lui. Sembr fuggire via lontano, poi balz indietro come una bocca che
volesse inghiottirlo. Jody si deterse il sudore dalla fronte con il dorso della mano. I movimenti del suo
petto si fecero sempre pi agitati, e le dita si strinsero cos forte intorno al coltello che il sangue gli
deflu dalla mano.
La sagoma del caposquadra apparve all'imbocco della caverna.
Jody lo vide accucciarsi, con la pistola in mano. Cerc di trattenere il respiro, di capire cosa
fare. Balzargli addosso? Sarebbe stato colpito da una pallottola prima ancora di fare un passo  sempre
che fosse ancora in grado di saltare. Aspettare che fosse entrato nella caverna? Sapeva che il
caposquadra non l'avrebbe fatto, e si sent un nodo in gola.
Fu attraversato da una furia incosciente, e si appoggi al muro per prepararsi al balzo.
Almeno non sarebbe morto addossato a una pietra come una donnicciola impaurita.
All'esterno, il caposquadra alz la pistola. Conter fino a tre disse.
...
.
...
6.
...
.
...
Dopo che i due uomini furono ridotti a due puntini in lontananza, con il volto tetro Mack
Thursday fece girare il cavallo e si diresse verso il suo ranch.
Cavalcava lentamente, con lo sguardo fisso davanti a s, e i lineamenti contratti in
un'espressione di forzata indifferenza. Bene, se volevano farsi ammazzare, erano affari loro. Non lo
sapevano; semplicemente non sapevano che cos'era una guerra di prateria.
L'erba dei pascoli aveva ricoperto le dozzine di tumuli che punteggiavano quella terra prima
ancora che iniziassero a cavalcarci sopra. Uno di quei tumuli apparteneva ai resti dilaniati di quello che
era stato suo figlio.
Le mani di Thursday si strinsero sulle redini. Non sarebbe tornato indietro, punto e basta. Non
ci avrebbe pensato pi.
E perch mai avrebbero dovuto salvare il ragazzo, poi?, pens dopo qualche istante. Quello
aveva ucciso gli uomini del Circle Seven. Tiner aveva ogni diritto di reclamare il suo scalpo. Occhio
per occhio. Attraverso la mente di Thursday filtrarono i ricordi delle storie della Bibbia che sua madre
gli leggeva quando era bambino. Daniele nella tana del leone. Giuseppe e i suoi fratelli.
Giacobbe che lotta con l'angelo.
L'angelo raffigurava il dubbio, gli aveva detto sua madre. Thursday cerc di respingere quel
pensiero. Era qualcosa che non voleva ricordare.
Tiner aveva il diritto di intrappolare il ragazzo. Ma il ragazzo si stava battendo per ci che era
suo. Gli uomini chiamavano quel posto un pascolo libero; si aspettavano che fosse tale. Un uomo aveva
il diritto di rifiutarsi di pagare una tassa di passaggio. Tiner non aveva il diritto di...
Tiner aveva il diritto... Tiner non aveva il diritto... esisteva qualcosa nella vita che non fosse
complicato e confuso? Che cosa poteva decidere un uomo? Che cosa era giusto, e che cosa era
sbagliato?
Se solo non fosse stato un ragazzo  un ragazzo di sedici anni. Ogni volta che ripensava a quel
ragazzo, rivedeva suo figlio tra quelle rocce, indifeso. E Tiner che si avvicinava.
Thursday strinse le labbra fino a farne defluire tutto il sangue, come se quello sforzo avesse
potuto ricacciare indietro la sua indecisione. Non era suo figlio; suo figlio era morto e sepolto. Non si
sarebbe caricato sulla coscienza la responsabilit di una dannata guerra di prateria.
Il suo petto si alzava e si abbassava con respiri pesanti e irregolari, mentre il nodo di tensione
dentro di lui continuava a crescere  come la molla di un orologio che veniva caricata giro dopo giro.
Finch non sent gli spari che risuonavano, in lontananza, e gir la cavalcatura.
Per un ultimo, incerto istante, tenne a freno il cavallo irrequieto. Poi, con un guizzo delle
ginocchia, lo spron al trotto, e poi al galoppo in direzione del campo del Circle Seven. Non sapeva se
stesse facendo la cosa giusta o se fosse un errore; sapeva soltanto che non poteva fare altrimenti.
L'allentarsi della tensione che sentiva gli disse che era cos.
Una volta presa la sua decisione, i suoi pensieri volarono verso il punto in cui aveva sentito gli
spari. Che cosa stava succedendo? Aveva il presentimento che quei due giovani sconsiderati fossero
piombati dritti in mezzo al fuoco senza nemmeno l'ombra di un piano nelle loro teste calde. Le labbra
di Thursday si contorsero in una smorfia. Dovevo andare con loro, pens. Forse si poteva trovare una
soluzione.
Be', ormai era troppo tardi per quello. Spron il cavallo in un galoppo ancora pi veloce. I suoi
zoccoli rimbombavano sulla terra arsa dal sole, e il vento era come un'esplosione rovente sul viso di
Thursday. In lontananza, la sparatoria si interruppe per un istante, poi riprese.
Prima di arrivare abbastanza vicino alle rocce da poter essere individuato, Thursday guid il
cavallo verso sinistra e lo sent scivolare, cercando l'equilibrio, lungo la china ghiaiosa della sponda. Il
cavallo attravers il torrente a grandi falcate, superando tratti di fango secco, e risal lungo la sponda
opposta. Da quella parte c'era un boschetto di pioppi, e anche il vento sarebbe stato a suo favore. Guid
la sua cavalcatura lungo l'argine, con gli occhi a fessura sotto l'ombra della tesa del suo cappello.
Pi avanti, lungo il torrente, vide le piccole sagome di due uomini che attraversavano il corso
d'acqua verso un altro uomo che gli puntava contro un fucile. Thursday immagin che l'uomo con il
fucile fosse, con ogni probabilit, Tiner. Un quarto uomo li stava incrociando, diretto dalla parte
opposta.
Ci fu un altro sparo, stavolta dalle rocce, e l'uomo del Circle Seven cadde a terra. Un secondo
pi tardi, Tiner stava scaricando il suo fucile sulle rocce. Thursday si chiede quanto fosse ben protetto
il ragazzo. Vide l'uomo che era caduto a terra rialzarsi.
Poi vide i cavalli di Service e Goodwill che brucavano l accanto e, per paura che il rumore
degli zoccoli della sua cavalcatura potesse essere udito nonostante il velo del vento, rallent la sua
corsa in un passo; poi, dopo altri sessanta metri, smont e assicur le redini a una roccia.
Mentre avanzava, affrettando il passo attraverso la prateria, poteva sentire le ondate di calore
che salivano intorno a s. Raggiunse la fine del crinale e si ferm un momento all'ombra di un pioppo,
infilando una cartuccia nel tamburo vuoto della sua Colt. Dall'altra parte era rimasto solo Tiner, in
piedi, a osservare i tre uomini che si dirigevano verso il campo del Circle Seven.
Poi Tiner si volt e cominci a scendere lungo la sponda, diretto alle rocce. Il cuore di
Thursday ebbe un sussulto, e si precipit scivolando lungo la china, in equilibrio precario,
appoggiandosi con la sinistra alle rocce roventi. Scuotendo la mano, corse attraverso le polverose
placche di fango secco e gi lungo l'argine del torrente, in modo da coprire il rumore dei suoi passi con
quello della corrente.
Nel momento in cui Tiner raggiunse l'imboccatura di quella che sembrava una caverna
naturale, Thursday estrasse la pistola e si ferm. Vide il caposquadra che si accovacciava davanti alla
caverna, con la pistola in mano. Poi Tiner si alz, puntando la pistola.
Tiner!
La testa del caposquadra scatt nella sua direzione, e il suo sguardo sorpreso si fiss nel punto
in cui l'uomo era in piedi con una pistola puntata contro di lui. Poi l'espressione sorpresa svan dal
volto di Tiner, e torn a coprirsi con una maschera letale. Se vuoi i tuoi amichetti, disse sono nel
mio campo.
Thursday scosse la testa.
Ti ho detto che sono nel mio campo.
Non sono venuto per loro gli disse Thursday.
Che vuoi, allora?
Lo sai. Getta la pistola.
La pelle tirata delle guance di Tiner era l'unico indizio della sua furia crescente. Togliti di
mezzo,Thursday.
Voglio quel ragazzo, Tiner.
Non lo avrai rispose lentamente il caposquadra.
Ci fu un momento di silenzio, mentre i due uomini si scrutavano con attenzione.
Poi Thursday parl, e nella sua voce c'erano stanchezza e rammarico. Immagino che non ci
resti altra scelta, allora.
I due spari furono cos ravvicinati che i tre uomini nel campo pensarono che fosse stata una
sola pistola a sparare.
Il viso di Bob Service si contorse involontariamente mentre se ne stava rigidamente in piedi,
ignorando il sangue che gli colava sul braccio destro, a fissare inespressivo la sponda del fiume.
Poi, dopo un momento, fece un lento sospiro. Ecco fatto disse, quasi impercettibilmente.
John Goodwill, accovacciato accanto a lui nel cerchio del lazo, alz lo sguardo, con il viso
ancora contorto dal dolore che gli procurava la ferita al polso. Ci abbiamo provato disse senza
convinzione.
Sicuro concord amaro Service. Abbiamo...
Ci fu un altro sparo gi al fiume.
Service si infuri. Che diavolo sta facendo? Vuole farlo a pezzi?
Chiudi la bocca disse Kettlebar, ma non c'era autorit nella sua voce.
All'improvviso Service si sent molto stanco, e si accovacci accanto a Goodwill. Un'altra
tacca per il Circle Seven borbott Service con voce tesa e carica di odio. Goodwill non disse niente.
Service continu: Mentre il buon vecchio Mack Thursday scappa via e salva la prateria.
Chiudi la bocca, ho detto disse Kettlebar.
Service lo ignor.
Che cosa pensi che ne far di noi, Tiner? chiese Goodwill.
Non lo so disse Service con tono smorto. Non mi interessa. Avrebbe avuto voglia di
spaccare qualcosa, di fare a pugni, di fare qualsiasi cosa potesse alleviare la rabbia e la frustrazione che
sentiva dentro.
Immagino che non far niente disse Goodwill. Immagino che ci avrebbe impiombato prima
se... La sua voce si spense di colpo quando vide Service che guardava verso il fiume con
un'espressione di sorpresa sul volto. Gir la testa e sussult.
Dio sent dire a Kettlebar con voce incredula.
C'erano due figure che avanzavano barcollando attraverso la prateria; una di loro era Mack
Thursday. Zoppicava vistosamente, e reprimeva un'espressione tesa di dolore sul volto, tenendo il
braccio sinistro intorno al fianco di un ragazzo.
Senza dire una parola, Bob Service si precipit verso di loro, liberandosi del lazo. Ehi, tu...
grid Kettlebar, senza finire la frase. Dopo un momento di indecisione, abbass il fucile che aveva
alzato per sparare.
Thursday! Service salut l'uomo pi anziano di lui mentre gli correva incontro.
Aiuta il ragazzo ansim Thursday. Io sono a posto.
Service pass il braccio intorno alla vita di Jody Flanagan. Libero da quel peso, Mack
Thursday continu ad avanzare zoppicando, con il viso ostinatamente impassibile mentre combatteva il
dolore della pallottola che aveva in corpo. Mentre Thursday arrivava zoppicando nell'accampamento,
Kettlebar mise gi il fucile con un movimento prudente.
Va' a cercare il tuo caposquadra disse Thursday.
Il mio... Kettlebar fiss l'uomo pi anziano come se non potesse credere a quel che aveva
sentito.
Vai, vai disse Thursday irritato. Kettlebar si volt senza aggiungere altro. Goodwill,
aiutalo disse Thursday.
Ancora sorpreso, Goodwill si incammin verso il fiume, al seguito dell'uomo del Circle
Seven.
Diavolo, che cosa  successo? chiese Service eccitato dopo aver adagiato a terra il ragazzo.
Dagli un po' d'acqua gli disse Thursday mentre si chinava a terra con una smorfia. Service
prese la borraccia di Kettlebar e la porse al ragazzo che, anche se aveva bevuto al torrente, aveva
ancora sete.
Aspetta, lascia che ti aiuti disse Service, spostandosi rapidamente nel punto dove Thursday
stava cercando di fasciarsi con una bandana la ferita sanguinante sulla gamba destra.
Tiner  morto? chiese Service mentre lo bendava.
Non credo rispose l'uomo pi anziano. Ma non credo resister a lungo.
Service annu tetro. Poi, ricordandosi di quel che aveva detto a Thursday poco prima, abbass
gli occhi vergognoso.
Thursday, io... cominci a dire Service, e l'altro uomo apr gli occhi.
Cosa? disse, lanciando un'occhiata al ragazzo. Prima che Service potesse continuare,
Thursday chiese al ragazzo: Ti senti meglio?
Il ragazzo annu. S, signore. Grazie mille.
Thursday torn a guardare Service. Che c'? chiese.
Io... io vorrei scusarmi per quello che ti ho detto prima gli disse Service.
Thursday gesticol con una mano. Lascia stare. Chiuse gli occhi. Poi gli venne in mente una
cosa e li apr di nuovo. Ricordati soltanto questo, disse c' pi di una ragione per non combattere.
...
.
...
7.
...
.
...
Erano andati tutti via, tranne Thursday e Tiner. Service e Goodwill stavano portando il ragazzo
al ranch di Thursday, cos come, su insistenza del ragazzo, le sue cinquanta vacche. Kettlebar era uscito
nella prateria per dare il cambio agli uomini di guardia.
Tiner giaceva privo di sensi all'ombra di una tenda, con il petto che si alzava e si abbassava
debolmente e a scatti. La macchia rosso scuro sotto la benda sul suo petto si allargava sempre di pi.
Thursday era seduto accanto a lui, bevendo un bicchiere d'acqua. Stava pensando. Quando era
tornato indietro, aveva affrontato Tiner, gli aveva sparato, l'aveva ferito, era andato dal ragazzo, gli
aveva dato dell'acqua, l'aveva aiutato a raggiungere il campo  per tutto quel tempo, non aveva saputo
perch stesse facendo quelle cose... non per davvero, nel profondo.
Ora lo sapeva. E sapeva che non era stato a causa di suo figlio. Anzi, era proprio a causa di suo
figlio che per poco non l'aveva fatto.
No, l'aveva fatto perch si era reso conto, anche se non del tutto coscientemente, che un uomo
doveva risolvere ogni problema nel momento in cui si presentava; non poteva evitare le piccole
battaglie senza doverne combattere una pi grande pi tardi, quando tutte le piccole battaglie lasciate in
sospeso si sarebbero ammassate. Un uomo doveva risolvere ogni conflitto nel momento in cui
accadeva, e in nessun altro momento; era cos che doveva andare. Il progresso avanzava a piccoli passi.
Mentre stava pensando a queste cose, si accorse che Tiner aveva aperto gli occhi.
Acqua? chiese, e Tiner annu una volta, debolmente.
Thursday si chin su di lui, ma met dell'acqua scivol fuori dai lati della bocca del
caposquadra. Poi asciug il pesante sudore sul viso immobile di Tiner.
Gra... grazie mormor Tiner, con il respiro faticoso che gli raschiava in gola mentre alzava
lo sguardo verso l'uomo pi anziano.
Non parlarono della sparatoria; quello era un capitolo chiuso, accettato. Invece, Tiner disse:
Immagino che farai qualche... cambiamento, adesso. Non c'erano n rimpianto n animosit nella
sua voce. Era una semplice constatazione.
Ci saranno dei cambiamenti disse Thursday piano. Rimarr qui per vederne l'inizio. Per
controllare che i tuoi ragazzi non diano il via a un'altra guerra.
Tiner annu. Gi, rantol un'altra guerra... non sarebbe... buona. Gir la testa e fiss il
cielo limpido, blu. Sapeva, come lo sapeva Thursday, che quando se ne fosse andato il Circle Seven
avrebbe perso la propria posizione dominante. Ralston avrebbe capitolato, e il pascolo sarebbe di nuovo
stato libero.
I polmoni di Tiner si svuotarono del tutto, finch non gli sembr che non ci fosse pi aria.
Be', mormor deglutendo ho fatto... il mio lavoro. Trasse un respiro sibilante. Nessuno... pu
dire... il contrario.
Hai fatto il tuo lavoro concord Thursday.
Pi tardi stacc la tenda dal suo bastone e la pos sul viso immobile di Tiner. Mentre lo faceva
not il modo in cui i capelli del caposquadra si agitavano piano nel vento infinito della prateria.
Poi, con un sospiro stanco, si sedette di nuovo e aspett in silenzio che arrivassero gli uomini
per una nuova giornata di lavoro.
...
.
...
Fine.
...
.
...
La danza dei morti.
...
.
...
Titolo originale: Dance of the Dead. 1955.
Traduzione di: Maurizio Nati.
...
.
...
Voglio andare in cielo
sulla Rota-Mota,
con la mia bambola io me la telo!
Sull'autostrada come una scheggia!
E poi ci stringeremo
e ci strofineremo
e una bella cagnara ci faremo!
CAGNARA, s.f., atto di promiscuit nel gioco d'amore; diffuso a partire dalla Terza guerramondiale.
I due fari gettavano una luce burrosa sull'autostrada. Subito dietro la Rotor-Motors
decappottabile, modello C del 1997, la luce come uno spruzzo dai riflessi gialli. La macchina avanzava
con tutta la potenza del suo motore a dodici cilindri. Sullo sfondo la notte imbrattava il cielo, nera e
tranquilla. La macchina correva. ST. LOUIS 15.
Voglio volare! cantavano Dalla Rota-Mota stare a guardare! Posso vivere solo cos...
Ecco il quartetto dei cantanti:
Len, 23 anni
Bud, 24
Barbara, 20
Peggy, 18
Len con Barbara, Bud con Peggy.
Bud al volante, agile sulle curve pi difficili, scattante lungo le colline ombrose, velocissimo
sulle pianure silenziose. Tre salite, su e gi, una quarta pi dolce, con il vento che gli scuote la testa,
che gli scompiglia i capelli... cantando:
Fatti pure una passeggiata sotto le stelle
ma a duecento le emozioni son pi belle
L'ago freme quando tocca quasi i duecento, un'altra pigiatina sul gas e il tachimetro esplode.
Un'improvvisa discesa! I loro giovani corpi sussultano e le risa eccitate vengono spazzate via dal
vento. Una curva su e gi per una collina, poi a tutta velocit lungo la pianura... un proiettile candido
che sfiora il terreno.
Volo come il vento sulla mia Rota-Mota
volo nel cielo e sulla terra immota.
Sul sedile posteriore:
Fatti una pera, Bab.
Grazie, me la sono fatta dopo cena (allontanando l'ago collegato al contagocce).
Sul sedile anteriore:
Non mi verrai a dire che questa  la prima volta che vai a St. Louis?
Ho cominciato la scuola a settembre.
Ehi, allora sei una burba!
Dal sedile posteriore verso quello anteriore:
Ehi, burba, fatti un frollamuscoli.
FROLLAMUSCOLI, s.f. gergale, le conseguenze dell'atto di iniettarsi una droga in un
muscolo; diffuso a partire dalla Terza guerra mondiale.
(L'ago passa davanti, il bulbo scintilla come succo ambrato).
Spassatela, ragazza!
Le labbra di Peggy non riuscirono a formare un sorriso. Le sue dita fremevano.
No, grazie, io non...
Andiamo, burba! Len tutto piegato in avanti sul sedile, fronte bianca sotto capelli neri e
gonfi. Le avvicina l'ago alla faccia. Goditela, ragazza! Fatti un po' di frollamuscoli!
Preferisco di no disse Peggy. Se non...
Che ti prende, burba? strill Len, e sospinse la gamba contro la gamba di Barbara, gi
incollata alla sua.
Peggy scosse la testa e i capelli biondi le svolazzarono sulla faccia e sugli occhi. Sotto il
vestito giallo, sotto il reggiseno bianco, sotto il petto da adolescente... c'era un cuore che batteva forte.
Attenta a quello che fai, tesoro,  tutto quello che ti chiediamo. Ricorda, tu sei tutto ci che ci rimane
al mondo. Con le parole della mamma che le martellavano il cuore, si ritrasse quando vide l'ago.
Andiamo, burba!
La macchina spost con un gemito il suo peso nell'affrontare una curva, e la forza centrifuga
spinse Peggy contro il fianco magro di Bud. La sua mano piomb gi e le afferr la gamba. Sotto il
vestito giallo, sotto le calze velate... la carne formicol. Le labbra la tradirono ancora: il suo sorriso fu
una macchia rossa indistinta.
Burba, spassatela!
Piantala, Len, e la droga falla prendere alle tue amichette.
Ma bisogna che la nostra novellina impari come ci si buca.
Piantala, ti ho detto! Lei  la mia ragazza!
La macchina nera avanzava ruggendo, a caccia delle sue luci. Peggy strinse forte la mano di
Bud. Il vento soffiava su di loro e infilava dita ghiacciate fra i capelli. Peggy non avrebbe voluto la
mano di Bud cos vicina, ma gli era grata comunque.
I suoi occhi, che tradivano un po' di preoccupazione, seguivano la strada divorata sotto le
ruote. Sul retro cominci una schermaglia silenziosa, mani eccitate che si toccavano, bocche aperte che
si cercavano. Il brivido sfuggente del piacere a centottanta chilometri l'ora.
Rota-Mota bambolina canticchiava Len fra un bacio e l'altro. Sul sedile anteriore il cuore di
una ragazza batteva a fatica. ST. LOUIS 9.
Dici sul serio? Davvero non sei mai stata a St. Louis?
No, io...
Allora non hai mai visto la danza degli svitati?
Un'improvvisa contrazione alla gola. No, io...  l che... stiamo andando...
Ehi, la burba non ha mai visto la danza degli svitati! grid Bud, rivolto ai due sul retro.
Labbra che si staccavano con un risucchio, la gonna risistemata con voluta indifferenza.
Starai scherzando! disse Len, sparando le parole. Ragazza, allora non hai mai vissuto!
Oh, la deve vedere assolutamente aggiunse Barbara, riallacciandosi un bottone della
camicetta.
E allora andiamoci! strill Len. Facciamo provare un brivido alla nostra novellina!
 uno spasso disse Bud, stringendole la gamba. Ci divertiremo laggi, lo sai, Peg?
La gola di Peggy si mosse nel buio e il vento le artigli i capelli. Ne aveva sentito parlare,
aveva letto qualcosa, ma non avrebbe mai immaginato di...
Scegli i compagni molto attentamente, cara. Sii prudente.
Ma quando nessuno ti parla per due mesi interi? Quando sei sola e hai voglia di chiacchierare e
ridere e sentirti viva? E alla fine qualcuno ti parla e ti chiede se vuoi uscire con loro?
Son Braccio di Ferro il marinaio! canticchiava Bud.
Sul retro fecero il controcanto. Bud frequentava un corso su fumetti e cartoni animati del
periodo prebellico. Quella settimana stavano studiando Braccio di Ferro. Bud si era innamorato del
marinaio con un occhio solo e aveva raccontato tutto di lui a Len e a Barbara; gli aveva insegnato i
dialoghi e la canzone.
Son Braccio di Ferro il marinaio! Mi piace nuotare, nuotare forte, con le donne dalle gambe
storte! Son Braccio di Ferro il marinaio!
Risate. Peggy sorrise senza convinzione. La mano lasci la sua gamba quando la macchina
abbord una curva con grande stridore di gomme, e lei si sent scaraventare addosso allo sportello. Il
vento le penetr negli occhi come tanti aghi di ghiaccio e la costrinse a farsi indietro, battendo le
palpebre. 160-180-200 all'ora. ST. LOUIS 5. Sii molto prudente, cara.
Braccio di Ferro le strizz l'occhio.
Oh, Olivia, tu sei la mia patatina.
Una gomitata sul fianco di Peggy. Fammi Olivia... dai.
Peggy sorrise nervosamente. Non posso.
Ma come no!
Sul sedile posteriore spunt Poldo, che annunci: Ti pagher marted, e tu lo sai, se un
hamburger oggi mi offrirai.
Tre voci piene e una quarta un po' meno convinta cantarono a squarciagola, cercando di
superare l'ululato del vento: Di spinaci sono ghiotto e per questo sempre lotto. Son Braccio di Ferro il
marinaio, tuu, tuu!
Son quel che son ripet, serio, Braccio di Ferro e appoggi la mano sulla gamba di Olivia,
coperta dalla gonna gialla. Sul sedile posteriore gli altri due membri del quartetto tornarono a dedicarsi
alla loro cagnara.
ST. LOUIS 1,5.
La macchina nera attravers rombando i sobborghi periferici immersi nel buio. Infilate i
nasoni. Ognuno tir fuori la mascherina di plastica, tutta naso e bocca, e se la sistem sulla faccia.
Ganci nelle braghe, che brutta situazione!
Sulla faccia mettetevi il nasone!
GANCI, p.m., gergale per Germi Anti Civili; diffuso a partire dalla Terza guerra mondiale.
Ti piacer la danza degli svitati! le grid Bud sopra l'urlo del vento.  fan-ta-sti-ca!
Peggy prov una sensazione di freddo che non era causata dalla notte o dal vento. Ricordati,
tesoro, al mondo d'oggi esistono cose terribili. Cose che devi evitare.
Non potremmo andare da qualche altra parte? disse Peggy, ma la sua voce and perduta. Ud
Bud che cantava: Mi piace nuotare, nuotare forte, con le donne dalle gambe storte! Peggy sent di
nuovo la mano di Bud sulla sua gamba: dietro c'era silenzio, il silenzio di una passione movimentata,
ma senza baci.
La danza dei morti. Le parole gocciolavano come ghiaccio nel cervello di Peggy.
ST. LOUIS.
La macchina sfrecci in mezzo alle rovine.
Era un luogo di fumo e di allegrie sfrenate. L'aria risuonava di gemiti e gozzoviglie, e c'era un
frastuono di ottoni risonanti che sgorgava da una nuvola di musica... musica del 1997, una fregola di
dissonanze contorte. Ballerini con le scarpe a punta mescolavano i corpi pulsanti nel piccolo spazio
libero in mezzo alla sala, travolti da una ragnatela di suoni esplosivi, e cantavano:
Fammi male! Feriscimi! Tienimi stretto!
Riempimi il sangue di caldo diletto!
Fa' di me quel che vuoi sul tuo petto!
Amore, amore, amor, come una bestia trattami a letto!
L'esplosione di suoni era confinata all'interno del cerchio danzante, invece di frammentarsi e
disperdersi tutto intorno. Come una bestia, come una bestia, bestia, bestia trattami a letto!
Che te ne pare, cara la mia Olivia? le chiese Braccio di Ferro, tenendola d'occhio, mentre
andavano a caccia del cameriere. Non c' niente di simile a Sykesville, eh?
Peggy sorrise, ma la sua mano stretta in quella di Bud era torpida. Nel passare accanto a un
tavolo tetramente illuminato, si sent toccare sulla gamba da una mano che non riusc a vedere.
Sobbalz e fin addosso a un ginocchio duro oltre lo stretto corridoio. Mentre avanzava incespicando,
cercando di farsi strada in mezzo alla sala calda e piena di fumo, avvert una dozzina di occhi che la
spogliavano, che abusavano di lei. Bud cerc di sostenerla e lei sent un tremito che le scuoteva le
labbra.
Ehi, che ne dite? esult Bud, sedendosi a un tavolo. Proprio di fronte al palco!
Il cameriere sbuc dalla nebbia di fumo di sigarette e navig, penna in mano, verso il loro
tavolo.
Che vi porto? Rivolse la domanda urlando e riusc a superare la cacofonia.
Whisky e acqua! Bud e Len ordinarono la stessa cosa, poi si rivolsero alle ragazze. Che vi
porto? dissero all'unisono, imitando il cameriere.
Pantano verde! ordin Barbara e Len trasmise: Qui un pantano verde! Gin, Sangue
dell'Invasione (rum del 1997), succo di limone, zucchero, ghiaccio tritato e una spruzzata di menta...
una bevanda popolare fra le universitarie.
E tu, dolcezza? chiese Bud alla sua compagna.
Peggy sorrise. Solo un po' di Ginger ale rispose. La sua voce suon disperatamente fragile
nel rumore assordante e nel fumo denso.
Che cosa? disse Bud, e poi il cameriere aggiunse: Che ha detto, non ho sentito niente!
Ginger ale.
Cosa?
Ginger ale!
GINGER ALE! url Len e poco manc che lo sentisse anche il batterista, dietro la cortina
rumorosa che era la musica della band. Len picchi il pugno sul tavolo. Uno  due  tre.
CORO: Ginger Ale era piccolina!
Andava a messa ogni mattina.
Ma un bel giorno...
Andiamo, andiamo! strepit il cameriere. Sbrighiamoci con quest'ordine, ragazzi! Ho da
fare!
Due whisky con acqua e due pantani verdi! salmodi Len e il cameriere scomparve nel
vortice turbinante.
Peggy sent il suo piccolo cuore che batteva indifeso. Soprattutto, non bere quando esci con
qualcuno. Prometticelo, tesoro, questo devi promettercelo.
Si sforz di ricacciare indietro le istruzioni che le erano rimaste scolpite nel cervello.
Che ne dici di questo posto, dolcezza? Svitato, eh? Bud le spar la domanda; era un Bud
dalla faccia rossa e raggiante.
SVITATO, agg., nell'uso comune come derivato da Persona Non-morta Senza-vita (PNS)
Sorrise a Bud, un sorriso nervoso fatto solo per buona educazione. Mosse gli occhi in giro,
piegandosi appena e guard il palco. Svitato. La parola le si incise nella testa. Svitato, svitato.
Il palco era un semicerchio in legno con un raggio di quasi cinque metri. Lungo la
circonferenza correva una ringhiera alta fino alla vita che aveva, all'inizio e alla fine, due faretti di un
rosso smorto, adesso spenti. Rosso su bianco, le venne in mente. Tesoro, non ti basta la facolt di
economia e commercio di Sykesville? No! Non voglio frequentare una facolt di economia e
commercio, voglio una laurea in belle arti all'universit!
Vennero servite le bevande e Peggy vide il braccio senza corpo del cameriere che le metteva
davanti un bicchierone di colore verde. Il braccio scomparve, veloce come il lampo. La ragazza
esamin il contenuto torbido del bicchiere e vide il ghiaccio tritato che ballonzolava nel liquido.
Un brindisi! Alza il bicchiere, Peg! tuon Bud.
Tutti sbatacchiarono i bicchieri.
Alla lussuria primordiale! brind Bud.
Ai letti smodati! aggiunse Len.
Alla carne depravata! concluse Barbara come terzo anello.
Gli occhi dei tre si puntarono su Peggy, in attesa. Lei non cap.
Concludi! le disse Bud, seccato dalla sua mancanza di riflessi.
A... a no... noi disse lei, esitante.
Che cosa oriiiginale la punzecchi Barbara, e Peggy sent le guance morbide che
avvampavano. Nessuno se ne accorse, perch i tre Giovani d'America dai quali dipendeva il Futuro si
affrettarono a trangugiare avidamente le loro bevande. Peggy giocherell col bicchiere, con un abbozzo
di sorriso dipinto sulle labbra.
Andiamo, ragazza, bevi! le grid Bud dall'abisso di un palmo che li separava. Mandalo gi
tutto d'un fiato!
Spassatela, ragazza si un Len, ma senza convinzione, mentre le mani cercavano ancora una
gamba morbida. E trovavano, sotto il tavolo, una gamba morbida che le aspettava.
Peggy non aveva voglia di bere, aveva paura di farlo. Le parole di sua madre continuavano a
martellarla: mai quando esci con qualcuno, tesoro, mai. Sollev un poco il bicchiere.
Zio Buddy ti dar una mano, ci pensa lui!
Zio Buddy che si china su di lei, la testa contornata da vapori di whisky. Zio Buddy che
avvicina il bicchiere gelato alle giovani labbra tremanti. Andiamo, Olivia, vecchia mia! Cin cin!
Il cocktail le and di traverso, e sputacchi goccioline verdastre sulla pettorina del vestito. Il
liquido infuocato le gocciol nello stomaco, trasmettendo sensazioni brucianti dentro le vene.
Bum bum patapum crash bang POW! Il batterista assest il coup de grce a quello che un
tempo era stato un valzer d'amore. Le luci si abbassarono e Peggy rest seduta a tossire e a lacrimare
nell'atmosfera fumosa e soffocante della sala.
Sent la mano di Bud che le stringeva con forza la spalla e, nella penombra, si ritrov in
equilibrio precario con la bocca calda e umida di Bud appiccicata alla sua. Si ritrasse di scatto e a quel
punto si accesero i faretti rossi, e vide un Bud dalla faccia a chiazze che allungava la mano verso il
bicchiere, gorgogliando: E per questo sempre lotto.
Ehi, gli svitati, ecco gli svitati! disse eccitato Len, sempre alle prese con i suoi
brancicamenti.
Il cuore di Peggy ebbe un sussulto e pens che si sarebbe messa a urlare e sarebbe scappata
come il vento da quel locale buio e pieno di fumo. Ma una mano da universitario navigato la ancor
alla sedia e lei alz gli occhi, pallida e atterrita, verso l'uomo che era apparso sul palco e si era piazzato
davanti al microfono, sceso dall'alto come un ragno metallico.
Per favore, un attimo di attenzione, signore e signori disse. Era un uomo dalla faccia torva e
dalla voce sepolcrale, i cui occhi si muovevano di qua e di l come carboni accesi. Peggy respirava a
fatica, e sentiva il pantano verde che le filtrava dal petto e dallo stomaco in solchi infuocati. Le girava
la testa. Mamma. La parola sfugg dalle cellule della mente ed emerse tremula verso una dimensione
consapevole. Mamma, portami a casa.
Come sapete, lo spettacolo a cui state per assistere non  consigliato ai deboli di cuore e ai
poveri di volont. L'uomo sguazzava fra le parole come una mucca impantanata nel fango. Lasciate
che dia un consiglio a coloro i cui nervi non sono come dovrebbero essere: andatevene adesso. Non ci
assumiamo nessuna responsabilit. Non possiamo nemmeno permetterci un medico di servizio.
Nessuno dimostr di apprezzare anche solo con una risata. Taglia corto e levati dal palco
borbott Len fra s. Peggy sent che le sue dita si contraevano.
Come sapete continu l'uomo con una sonorit consapevolmente artefatta non vi offriamo
del semplice sensazionalismo, ma una onesta dimostrazione scientifica.
Una scappatoia per gli svitati! Bud e Len gli scaraventarono addosso le parole con la
noncurante reazione di un cane affamato che si fa venire l'acquolina in bocca quando vede il padrone
con la zuppa.
Nel 1997 la consuetudine era cos radicata da avere assunto lo status di un catechismo
obbligatorio. Qualcuno aveva approfittato di una crepa nella legislazione postbellica e adesso gli
spettacoli pns erano ammessi purch prima si specificasse a voce che si trattava di un'esibizione
scientifica. Attraverso questa crepa erano passati cos tanti abusi che ormai nessuno se ne preoccupava
pi di tanto. Al governo, gi debole di suo, bastava che le infrazioni fossero contenute entro i limiti
formali della legge.
Quando le grida e i battimani furono evaporati nell'atmosfera fumosa, l'uomo sollev le
braccia in un gesto di paziente benedizione e riprese a parlare.
Peggy osserv i movimenti studiati delle sue labbra, mentre il suo cuore prima accelerava i
battiti, poi li riduceva a una frequenza lenta e spasmodica. Le gambe le stavano diventando come due
pezzi di ghiaccio. Sent il freddo che risaliva e si scontrava con le fitte infuocate nel petto. Torment
con le dita la superficie umida del bicchiere. Voglio andarmene, vi prego, riportatemi a casa... Nella
sua mente turbinavano di nuovo parole che adesso sembravano inutili.
Signore e signori concluse l'uomo. Tenetevi forte.
Un gong emise il suo lugubre, vibrante rimbombo, mentre la voce del presentatore si faceva
pi tesa e pi lenta.
Il fenomeno PNS!
L'uomo era sparito, il microfono era risalito ed era scomparso. Cominci la musica: un gemito
di ottoni con la sordina. L'interpretazione jazzistica del buio tangibile... innestata su una pulsazione
ritmata di batteria. Un dolore di sassofono, una minaccia di trombone, un lamento controllato di
tromba, che violentarono l'aria in un coro stridulo.
Peggy avvert un brivido lungo la schiena e il suo sguardo cal improvvisamente sul tetro
candore del tavolo. Si sentiva circondata da fumo e oscurit, disarmonia e calore.
Senza volerlo, guidata solo da un impulso di paura nervosa, alz il bicchiere e bevve. Lo
stillicidio glaciale nella gola le scaten un altro brivido. Poi altre punture di fuoco liquoroso
cominciarono a farle ribollire le vene e un senso di stordimento le part dalle tempie. Emise un respiro
tremante da labbra che non si volevano aprire.
Un movimento irrequieto, mormorante, si lev per la sala, un suono come di salici sbattuti dal
vento. Peggy non os sollevare lo sguardo sul purpureo silenzio del palco. Fiss lo scintillio mutevole
del bicchiere, sentendo i muscoli dello stomaco che si contraevano, e il suo cuore che batteva a vuoto.
Vorrei andarmene, vi prego, andiamo via.
La musica arranc verso un climax raspante e cacofonico, con gli ottoni che si sforzavano di
raggiungere l'unisono senza riuscirci.
A un certo punto una mano le tocc la gamba, ed era la mano di Braccio di Ferro il marinaio,
che le sussurr con voce sibilante: Olivia, sei tu la mia lascivia. Peggy quasi non sent la mano e la
voce. Come un automa si port alla bocca il bicchiere freddo e gocciolante e avvert il gelo nella gola, e
poi l'esplosione di calore che si irradiava dentro di lei.
SWISH!
Il sipario si apr con tale rapidit che per poco Peggy non lasci cadere il bicchiere. Le scivol
pesantemente sul tavolino, e il liquido denso schizz fuori e le bagn la mano. La musica esplose in
schegge stonate che ferivano le orecchie. Peggy sussult. Sulla tovaglia le sue dita si torcevano,
bianche sul bianco, mentre artigli incontrollabili la costringevano a sollevare gli occhi spaventati.
La musica si era data alla fuga, schiumando sulla scia di una batteria impazzita.
Il locale era una cripta ammutolita, non si sentiva nemmeno respirare.
Ragnatele di fumo galleggiavano nella luce purpurea sopra il palcoscenico.
Nessun suono, a parte il tam tam soffocato della batteria.
Il corpo di Peggy era come pietrificato sulla sedia, trasformato in roccia intorno al cuore
palpitante: nell'alone incostante di fumo, stordita dall'alcol, fissava inorridita il punto in cui si trovava
quella cosa.
Era stata una donna.
Aveva i capelli neri, una cornice di ebano aggrovigliato per la maschera di cera che era la sua
faccia. Gli occhi cerchiati di nero erano chiusi dietro palpebre lisce e bianche come l'avorio. La bocca,
una linea rigida senza labbra, sembrava una ferita rappresa di spada sotto il naso. La gola, le spalle e le
braccia erano candide, immobili. Sporgenti dalle maniche di stoffa verde e trasparente, penzolavano
mani di alabastro.
I faretti ammantavano di scintillii purpurei i due lati della statua di marmo.
Sempre paralizzata, Peggy fiss con occhi sbarrati il volto statico della creatura, incrociando le
dita in grembo con tale forza da far defluire tutto il sangue. La vibrazione dei tamburi nell'aria sembr
riempirle il corpo, mentre il ritmo le alterava il battito del cuore.
Nell'oscurit vuota che stava alle sue spalle sent Len farfugliare: Amo mia moglie ma, oh, tu
s che sei un bel cadavere e sent il suono asmatico di risatine impotenti che sgorgavano da Bud e
Barbara. Il gelo continuava a salire dentro di lei come un'ondata silenziosa di marea.
Da qualche parte nel buio denso di fumo un uomo si schiar nervosamente la gola e dal
pubblico si lev un mormorio di sollievo riconoscente.
Ancora nessun movimento sul palco, nessun suono se non il ritmo indolente della batteria che
picchiava contro il silenzio come qualcuno che cercasse di entrare da una porta lontana. Quella cosa,
una vittima senza nome del disastro, rimaneva rigida e pallida mentre il distillato si faceva strada nelle
sue vene ostruite dal sangue.
Adesso la vibrazione dei tamburi acceler, come il battito di un cuore in preda al panico.
Peggy aveva la sensazione che il gelo cominciasse a divorarla. Cominci a sentirsi la gola stretta, a
respirare con affanno fra le labbra quasi chiuse.
Le palpebre della svitata si mossero.
Tutto a un tratto sulla sala cal un silenzio spaventoso. Anche il respiro si strozz nella gola di
Peggy quando la ragazza vide gli occhi pallidi che battevano e si aprivano. Qualcosa scricchiol nella
sua immobilit e il corpo di Peggy si schiacci involontariamente contro lo schienale. I suoi occhi
diventarono due grandi cerchi fissi che le risucchiavano nel cervello l'immagine della cosa che una
volta era stata una donna.
Ancora musica; un mugolio gutturale di ottoni che usciva dal nulla, come un animale fatto di
tanti corni che piagnucolasse la sua disperazione in un vicolo senza luce.
All'improvviso il braccio destro della svitata scatt sul fianco, i tendini contratti. Il braccio
sinistro si torse allo stesso modo, si protese all'esterno e poi ricadde inerte contro la coscia, striato di
bianco e di rosso. Fuori il destro, fuori il sinistro, destro, sinistro, destro-sinistro-destro, come gli arti di
una marionetta agitati dai fili di un burattinaio dilettante.
La musica seguiva il tempo, con le spazzole della batteria che frusciavano all'unisono con i
movimenti convulsi dei muscoli. Peggy si fece ancora pi piccola, il corpo freddo e torpido, il volto
una maschera livida e stravolta appena sfiorata dalle luci del palco.
La svitata mosse il piede destro, con le movenze incontrollate indotte dal distillato che agiva
sui muscoli della gamba. Una seconda e una terza contrazione fecero piegare la gamba sinistra, che
guizz all'infuori in uno spasmo violento, mentre il corpo della donna oscillava meccanicamente in
avanti, con la seta trasparente che sottolineava le luci e le ombre della figura.
Peggy sent l'improvviso sibilo che usciva dalle labbra strette di Bud e Len e un attacco di
nausea le diffuse un senso schiumoso di malessere lungo le pareti dello stomaco. Il palco si vel
improvvisamente davanti ai suoi occhi, con uno scintillio acquoso, e le sembr che la creatura
disarticolata puntasse proprio su di lei.
Boccheggi, stravolta dalle vertigini, e si ritrasse inorridita, ma senza riuscire a distogliere lo
sguardo da quella faccia deformata.
Vide la bocca trasformarsi in un abisso pronto a inghiottirla, poi in una cicatrice deforme e poi
di nuovo in una ferita mostruosa. Vide le narici buie che si arricciavano, la carne che fremeva sotto le
guance eburnee, le grinze che si aprivano e si chiudevano nel candore purpureo della fronte. Vide un
occhio senza vita che ammiccava orrendamente e sent il rantolo di una risata sbigottita che riempiva la
sala.
Mentre la musica aumentava di volume fino a diventare un rumore gracchiante, le braccia e le
gambe della donna continuavano a dimenarsi con scatti convulsivi che proiettavano il suo corpo di qua
e di l sul palco color porpora come una grossa bambola di stracci provvista di una vita spastica.
Era un incubo in un sonno senza fine. Mentre guardava il ballo sconnesso e saltellante della
svitata, Peggy rabbrivid di un terrore impotente. Il suo sangue era diventato ghiaccio; in lei non c'era
pi nulla di vitale, a parte il cuore che continuava dolorosamente a pompare come un mantice. I suoi
occhi erano sfere impietrite fisse su quel corpo che ancheggiava, bianco e flaccido sotto la seta
aderente.
Poi qualcosa non and per il verso giusto.
Fino a quel momento la svitata aveva contenuto la sua frenesia muscolare entro una zona di
alcuni metri di fronte al piano ambrato che faceva da sfondo alla sua danza parossistica. Adesso,
trascinata dal suo movimento scoordinato, si dirigeva verso la ringhiera che circondava il palco.
Peggy sent il tonfo e il gemito cigolante del legno quando il fianco della creatura colp la
ringhiera. Si rattrapp su s stessa, tremando come una foglia, sempre ipnotizzata da quel volto
spalmato di rosso i cui lineamenti ordinari erano deformati da contrazioni convulse.
La svitata barcoll all'indietro. Peggy vide e sent le sue mani da lebbrosa che
schiaffeggiavano a tempo le cosce ricoperte dalla seta scagliosa.
Poi la donna schizz di nuovo in avanti, come una marionetta delirante, e lo stomaco picchi
con violenza contro la ringhiera di legno.
Spalanc la bocca nera, la richiuse, poi gir su s stessa senza controllo e piomb nuovamente
contro la ringhiera, quasi sopra il tavolo a cui era seduta Peggy.
Peggy smise di respirare. Sedeva inchiodata alla sedia, le labbra un cerchio tremante di terrore,
con il sangue che pulsava nelle tempie. Vide la svitata che si rigirava in un turbinare frenetico di
braccia e di gambe bianche.
Il volto di un pallore innaturale si avvicin minacciosamente a Peggy, mentre la svitata si
accasciava sulla ringhiera, piegandosi verso il basso. La maschera di bianco screziata di lavanda la
fiss da vicino, con gli occhi neri che si spalancavano in un'espressione di orrenda fissit.
Peggy ebbe la sensazione che il pavimento cominciasse a muoversi. Il volto livido scomparve
nel buio, poi riapparve in un'esplosione di luce. La musica si fece strada dai piedi di Peggy, pesanti
come piombo, e le risal fino al cervello in una sguaiata disarmonia.
La svitata continuava a piegarsi in avanti, premendo contro la ringhiera come se volesse
oltrepassarla. A ogni movimento convulso il tessuto diafano del vestito scivolava come una pellicola
sul suo corpo, e ogni violenta collisione con la ringhiera faceva aderire la verde trasparenza alla carne
rigonfia. Peggy segu con lo sguardo, muta e paralizzata, l'attacco forsennato della creatura contro la
ringhiera, incapace di distogliere gli occhi dal volto deformato con la nera corona di capelli crespi e
aggrovigliati.
Quello che successe dopo dur lo spazio confuso di pochi secondi.
L'uomo dalla faccia tetra attravers di corsa il palco arrossato dai faretti; la cosa che era stata
una donna continu a scagliarsi sulla ringhiera, mulinando le braccia e sporgendo il busto, mentre le
gambe rigide tentavano di sollevarsi con movimenti spasmodici.
Poi ricadde dall'altra parte, con le dita protese.
Peggy si fece ancora pi indietro, e l'urlo che stava per sgorgarle dalla gola divenne un
mugolio strozzato quando la creatura precipit sul tavolo, braccia e gambe un groviglio di bianca
nudit.
Barbara url, il pubblico emise dei rantoli soffocati e Peggy vide, con la coda dell'occhio, Bud
che scattava con un'espressione di sbigottita sorpresa sulla faccia.
La svitata scalciava e si dimenava sul tavolo come un pesce preso all'amo.
La musica cess, e la sua eco stridula si perse nel silenzio; per la sala si diffuse una folata di
mormorii agitati e il buio impervers in un'ondata travolgente che ottenebr il cervello di Peggy.
Poi la mano bianca e fredda le tapp la bocca, gli occhi neri la fissarono sotto la luce purpurea
e Peggy si sent sprofondare nel buio.
La sala piena di fumo e di orrore le gir intorno.
Consapevolezza. Le si accese nella testa come una luce velata di candela. Davanti ai suoi occhi
un suono mormorante, una macchia indistinta di ombre.
Il fiato le gocciol come sciroppo dalla bocca.
Eccomi, Peg.
Sent la voce di Bud e avvert la fredda consistenza metallica della fiasca premuta contro la
bocca. Deglut, sussultando appena quando il liquido le scese caldo nella gola e nello stomaco, poi toss
e allontan la fiasca con le dita intorpidite.
Dietro di lei un fruscio. Ehi,  rinvenuta disse Len. La vecchia Olivia  tornata fra noi.
Stai bene? le chiese Barbara.
Stava bene. Il suo cuore era come un tamburo appeso a una corda di pianoforte su cui qualcuno
battesse molto piano. Non sentiva le mani e le gambe, non tanto per il freddo quanto per un torpore
opprimente.
I pensieri si muovevano con una tranquilla sonnolenza, il cervello era una macchina che
funzionava senza fretta, avvolta in batuffoli di ovatta.
Stava bene.
Peggy fiss la notte con occhi insonnoliti. Si trovavano in cima a una collina. La
decappottabile era ferma sul ciglio della strada. In basso il paese dormiva, un tappeto di luci e ombre
sotto una luna color gesso.
Un braccio si snod come un serpente intorno alla sua vita. Dove siamo? gli chiese con voce
languida.
A pochi chilometri dalla scuola rispose Bud. Come ti senti, dolcezza?
Lei si stiracchi, sentendo il corpo come un delizioso fascio di muscoli tesi. Si abbandon
contro il braccio di Bud.
Benissimo mormor con un sorriso stentato e si gratt il punto rigonfio sulla spalla sinistra
che le prudeva. La sua carne irradiava calore.
La notte aveva una sua fosca luminosit. Le sembrava che ci fosse  chiss dove  un ricordo,
ma era rannicchiato e nascosto dietro pieghe di totale appagamento.
Donna, eri proprio andata disse Bud ridendo, e Barbara aggiunse: Eri andata eccome! e
Len: Olivia  finita al tappeto!
Andata? Il suo fiacco mormorio si perse nella notte.
La fiasca torn da lei. Peggy bevve ancora, rilassandosi ulteriormente quando il liquore le
iniett aghi bollenti nelle vene.
Uomo, non ho mai visto uno svitato ballare come quella! esclam Len.
Un brivido passeggero lungo la sua schiena, poi di nuovo il calore. Oh, fece Peggy  vero,
me n'ero dimenticata.
Sorrise.
 stato quello che definirei un gran finale! esclam ancora Len, trascinandosi addosso la sua
compagna, che disse in un sussurro: Lenny boy.
PNS borbott Bud, giocherellando con i capelli di Peggy. Che figli di buona donna.
Annasp pigramente in cerca della manopola della radio.
PNS (Persona Non-morta Senza-vita). Questa orrenda anomalia fisiologica venne scoperta
durante la guerra quando, in seguito ad alcuni attacchi con gas batteriologici, si trovarono diversi
soldati uccisi ancora in piedi che eseguivano una specie di rotazione spasmodica successivamente nota
con il nome di 'danza degli svitati'. Il germe che provocava questa reazione fu poi isolato dal gas e
adesso viene impiegato in esperimenti scientifici accuratamente controllati, condotti soltanto in
presenza di un'autorizzazione legale e in condizioni di rigorosa sorveglianza.
La musica li circondava, e le sue dita malinconiche giungevano fino al cuore.
Peggy si era appoggiata al suo compagno e adesso non sentiva il bisogno di allontanare la sua
mano. Chiss dove, nel profondo degli strati gelatinosi della sua mente, c'era qualcosa che tentava di
scappare. Svolazzava come una falena impazzita, imprigionata nella cera di una candela che diventa
sempre pi dura, una falena che lotta con tutte le sue forze ma sente che quelle forze l'abbandonano
man mano che il guscio si solidifica.
Quattro voci cantavano piano nella notte:
Se domani il mondo ci sar ancora,
sar qui ad aspettarti, mio tesoro
se anche le stelle ci saranno ancora
il mio sogno lo esprimer a loro
Quattro giovani voci che cantano, un mormorio nell'immensit. Quattro corpi, due a due,
indolenti, caldi e drogati. Un canto, un abbraccio... un'accettazione senza parole.
Stella splendente, stella luminosa
torna domani, la notte non riposa
Le voci tacquero, ma il canto prosegu.
Una ragazza sospir.
Non  romantico? disse Olivia.
...
.
...
Fine.
...
.
...
Miss Polvere di Stelle.
...
.
...
Titolo originale: Miss Stardust. 1955.
Traduzione di: Maurizio Nati.
...
.
...
Caro Harry,
come vanno gli affari nell'industria dei fagioli in scatola? Alla grande, spero... come eravamo
soliti dire in quei giorni sereni quando tu e io trasudavamo giovane icore sui nostri corsi di relazioni
pubbliche al vecchio M.U.
Dai, deve essere cos... alla grande, se no addio futuro radioso e Cadillac pagata in contanti. Un
pubblicitario di seconda tacca che lavora per la Altschuler's Boston Beauties. Sei forte, ragazzo.
Quanto a me... niente di cos eccitante. Sono alla frutta con il concorso di Miss Polvere di
Stelle. Immagino tu abbia letto qualcosa su quel disastro. I giornalisti, sempre a caccia di scoop, ci
hanno sguazzato. Be', amico, la storia vera devono ancora raccontarla, perci te la racconto io. Apri le
orecchie.
Per amor di chiarezza, come si usa dire nelle storie dell'orrore vittoriane, ho la mia piccola
agenzia, indipendente, aggressiva e sempre all'erta. Non mi lamento. Ho i miei clienti fissi... la
Garshbuller's Candied Dental Floss, la Los Alamos Insect Bombs, la Blue Underwear Company e,
ovviamente, la sempre popolare Mae Bushkins Imperial Foundations. Tutti i clienti sopracitati mi
garantiscono un reddito sicuro, anche se non stratosferico.
Allora che succede? Ricordi quel tizio strampalato della mia citt di cui ti ho parlato una volta,
Gad Simpkins? Sai, quello che voleva gettarsi col paracadute dentro il pozzo di una miniera? Quello
che voleva camminare su una corda tesa sopra un convertitore Bessemer in funzione? Te lo ricorderai
certamente.
Succede che questo matto decide di attraversare il canale della Manica nuotando a dorso. Una
fesseria per chiunque, ma Gad era fatto cos. Sempre pronto a qualche nuova scempiaggine.
Be', per farla corta, Gad non ha conoscenze in alto loco.  un povero signor nessuno, uno che
bazzica ambienti di basso livello. Viene da me e mi dice: 'Joe, bisogna che ci pensi tu alla pubblicit
della mia nuotata.' ' dinamite' mi dice. Io lo guardo in faccia. 'Cambia prodotto' gli dico. Lui batte in
ritirata.
Ma ecco che capitano due complicazioni. Primo, la Los Alamos Insect Bombs finisce kaputt
quando uno dei suoi articoli pi importanti fa saltare in aria la casa di sette stanze di un acquirente, con
annesso garage, mentre lui e la famiglia erano al cinema.
Risultato: A, un cliente in meno. B, una perdita sufficiente a creare una smorfia di
preoccupazione sulla bocca della mia dolce met, che mi dice, con la stessa seriet con cui
pronuncerebbe il mio discorso funebre: 'Siamo rovinati!'
Questa  la prima. La seconda  un po' meno clamorosa, ma pur sempre bastante a farmi
riflettere. Non ne posso pi di reclamizzare fili interdentali, enti morali e biancheria celeste. Sono stufo
di promuovere dentiere e bellezze al bagno. Voglio un po' di magia nei giorni della vecchiaia. Oltre al
fatto che, come dico, sogno l'asso nella manica per migliorare il mio status che  ai minimi storici.
Ma non voglio farla lunga. Ti basti sapere che do una bella sterzata al mio lavoro, e uso tutti i
trucchi del mestiere, compro spazi sul New Yorker che non siano trafiletti in ultima pagina e via
dicendo. Procuro a Gad un'intervista radiofonica e lui, da quell'idiota che , si mette a fare il cretino. Il
resto lo sai. Buona, solida pubblicit, interessi che crescono a palla di neve, il progetto che va avanti. 
colpa mia se Gadstone Simpkins va a sbattere contro uno scoglio a dieci metri dal traguardo gallico?
Cos mi pettino di lato il mio ciuffo di capelli grigi e mi accingo a tornare alla biancheria
celeste, quando mi capitano in casa tre tipi. Sono i direttori di un concorso che dovr eleggere una certa
Miss Polvere di Stelle.
Chiedo delucidazioni, visto che la mia attivit lo esige. La vincitrice di questo concorso sar
dichiarata la pi bella non solo della Terra, non solo del sistema solare, ma dell'intera, fottuta galassia.
Questa include un bel po' di stelle e dunque, da quanto mi dicono le mie scarne informazioni sui cieli,
un'altissima probabilit di pianeti che ospitino la vita. Cos come i nostri nove, in uno dei quali si trova
una strana variet di materia vivente.
Ergo... un bel po' di roba.
Comunque, quando questi tre procacciatori di talenti mi vengono a trovare, io non  che sono
un esperto di questa roba cos strana. Di astronomia ne so quanto so di quello che ho pagato di tasse
l'anno scorso. Quando poi si parla di supernove e di velocit di fuga, sono allo stesso livello di uno che
si perde dentro una cabina telefonica.
E questo, mi affretto ad aggiungere, non mi disturba affatto, perch a quei tre tizi piace la
pubblicit che ho fatto sulla sventurata impresa natatoria di Gad. Ho immaginazione, ho l'approccio
giusto alle cose, ho la giornalistica joie de vivre. Risultato: vogliono che mi occupi del concorso di
Miss Polvere di Stelle per una somma che strappa gli occhi (no, non come una delle loro future
partecipanti... sto parlando dell'anticipo).
Firmo il contratto senza pensarci su. Adesso sono il gran capo di una competizione che
stabilisce quale bambola abbia la faccia degna di varare un migliaio di astronavi.
Cos mi metto al lavoro. Comincio a far circolare la mia minestra riscaldata di articoli e
annunci pubblicitari spacciandoli per notizie vere e proprie. Appaiono i primi manifesti: Miss Georgia,
Miss New York, Miss Emoglobina, Miss
la-ragazza-con-la-quale-avremmo-pi-piacere-di-essere-intrappolati-nel-cemento.
Escono anche i premi: una gigantesca coppa dell'amore in argento, un contratto a Hollywood,
un'automobile e altri ancora. Le richieste fioccano.
L'interesse cresce. La passeggiata di Long Harbor comincia ad abbellirsi. Vengono scelti i
giudici, in numero di cinque. Due sono pezzi grossi locali, fuggiaschi della Camera di commercio, uno
 il sindaco Grassblood di Gallstone, Arizona, nella sua vacanza annuale, un altro Marvin O'Shea,
presidente di un'industria chimica e l'ultimo  Gloober, della Gloober&Gloober, antica ditta di buona
reputazione che produce costumi da bagno (indovina quali costumi indosseranno le concorrenti?)
Tutto sta andando alla grande. L'aria  piena di eccitazione, i giornali pieni di cretinate. I
commercianti si fregano le mani callose, oliando le rotelle dei registratori di cassa. Uomini di mezza et
si mettono in ghingheri e danno una pettinata alle parrucche per partecipare al festival. Tutti sono su di
giri, soprattutto io. Sto facendo tanti di quei quattrini che mi viene voglia di strappare a Mae Bushkin la
promessa di fare un salto indossando le mutandine celesti mentre armeggia con il filo interdentale fra
gli spazi del ponte che ha in bocca. Ma prevale la prudenza, il secondo nome di mia moglie. Dice che
non si pu mai sapere.
Parole pi vere non furono mai pronunciate.
Perch, che ti succede? Che tre giorni prima che parta il concorso la signora del Pezzo Grosso
Locale Numero Uno si becca una malattia galoppante non meglio definita e finisce all'ospedale. Il
vecchio Pezzo Grosso Locale Numero Uno si fa prendere dalle convulsioni, cancella l'impegno e si
piazza al suo capezzale, dove giungono rose e messaggi di cordoglio da parte di tutti. Un meschino
gesto maritale, il suo, ma  un duro colpo per il concorso.
Lo sostituiamo con Sam Sampson, proprietario di cinque autorivendite. Ed  un'ottima scelta,
perch adesso non abbiamo pi bisogno di noleggiare auto per far sfilare le bambole su Long Harbor,
dove gli spettatori maschi strabuzzano gli occhi nel vedere quanto siano ridotti i costumi da bagno
Gloober.
Siamo di nuovo tutti a cavallo. Fino a quando Marvin O'Shea, il presidente dell'industria
chimica, se ne va in visita a una zia ammalata a La Jolla e una delle gomme posteriori fa plof e lui,
insieme alla moglie brontolona, va a finire dritto addosso agli ultimi due bungalow del motel Little
Hawaiian di Macintosh.
I due non si fanno tanto male, ma finiscono entrambi all'ospedale in posizione orizzontale
annusando fiori compassionevoli. Questo ci priva di altro giudice.
Sentendoci gi nelle orecchie voci di jella ci mettiamo a cercare un sostituto, e appena lo
abbiamo trovato questo si fa subito coinvolgere in una rissa da strada fra ubriachi, e dobbiamo
depennarlo in tutta fretta.
Si mette a strillare come un matto e in effetti la cosa  un po' strana, perch lui non tocca un
bicchiere da ventisette anni. Ma le testimonianze lo inchiodano. Viene fuori che quel vecchio
gentiluomo aveva in corpo abbastanza alcol da accendere diciassette lampade da campeggio.
Proponiamo di rimpiazzare il tapino con un certo Saul Mendelheimer, proprietario e produttore
dei sottaceti Mendelheimer's Garden-of-Eden, e quello accetta. Siamo di nuovo in carrozza, e la
macchina riparte.
Poi, il giorno prima che cominci il concorso, il molo adibito a passerella sprofonda nell'acqua.
Per fortuna non c' nessuno sopra, a parte Lewisohn Tamarkis, incaricato dell'addobbo floreale. Torna
a riva pagaiando come un cane e bestemmiando a pi non posso, poi se ne va sgocciolando l'acqua del
Pacifico sulla sua Studebaker del 1948.
Inarchiamo le sopracciglia, colti da forti sospetti. Mentre pi di una bocca farfuglia furtiva la
parola 'comunisti' ci facciamo dare l'auditorium municipale. Non  cos bello come starsene all'aperto,
ma abbiamo le mani legate. Quanto a me, che sono un vecchio superstizioso, sono convinto che ci sia
una maledizione all'opera sul concorso. Mi  gi capitato di lavorare a progetti altrettanto sfortunati e
sostengo sempre che quando una cosa comincia ad andare storta non si pu far niente per raddrizzarla.
Questo concorso di Miss Polvere di Stelle era maledetto, decido, ma non avevo capito
nemmeno la met della situazione.
Dov'ero rimasto? Ah, s. Be', finalmente riusciamo a giungere al mattino in cui parte lo
spettacolo con cinque giudici ancora in buona salute. La giornata comincia limpida, ma poi si mette a
piovere.  la prima volta che piove in quella data dal 1867. Ci rimaniamo tutti male. I giudici se ne
stanno nelle loro camere d'albergo con i musi lunghi. 'Andate all'auditorium' gli dico, poi mi metto in
movimento per cercare di salvare il salvabile.
Per prima cosa faccio partire sedici auto di Sampson con gli altoparlanti, cos a Long Harbor
tutti sanno che Lo Spettacolo Va Avanti. A bordo di ogni auto c' una ragazza, in una sequenza che va
da Miss Alsazia-Lorena a Miss Pitkin Avenue. Indossano costumi da bagno molto colorati e
impermeabili trasparenti. Con una mano tengono un ombrello e con l'altra salutano. Fanno risatine e
dal microfono invitano tutti a partecipare. Se questo, oltre ai costumi color carne, non funziona,
dichiarer forfait e offrir a Mae Bushkin un'altra occasione.
Spedisco in giro anche diversi ragazzini con i biglietti omaggio. Compro qualche minuto alla
radio e faccio dire a un annunciatore locale dalla voce suadente: 'Venite, venite tutti.' Rimedio anche
un pallone aerostatico con su scritto: OGGI IL CONCORSO MISS POLVERE DI STELLE! Qualcuno
lo abbatte con una fucilata. Un mattacchione, direi.
Non  cos.
Dopo una mattinata di frettolosi incontri con il pubblico me la filo in auditorium per le ultime
raccomandazioni ai giudici. Noto che i falegnami sono ancora al lavoro sul palco della giuria. Un
Lewisohn Tamarkis scuro in volto sta sistemando bouquet di fiori insieme ai suoi uomini. Forse ce la
facciamo a rimettere sulla strada giusta questo spettacolo, mi dico.
Poi succede.
Prendo l'ascensore e schiaccio il pulsante, emergo in corridoio ed entro nella stanza dei
giudici.
Signori dico.
Tutto qui.
Perch se ne stanno paralizzati sulle sedie e fissano a bocca aperta una cosa in mezzo al
pavimento su cui sposto subito gli occhi.
La mia mandibola quasi tocca il colletto della camicia.
Mai visto un aspirapolvere? Con sopra una testa a forma di cavolfiore? E la giacca? In piedi in
mezzo alla moquette, che ti guarda fisso?
Amico mio, io s.
Sono sull'orlo dello svenimento quando l'aspirapolvere si rivolge a me.
 lei che comanda? mi chiede.
Non rispondo. Ho la lingua che non funziona, come se me l'avessero legata. Gli occhi mi
rotolano fuori e rimbalzano a terra. O poco ci manca.
La cosa sembra offesa... per quanto pu sembrare offesa una testa di cavolo.
Molto bene, dice lui, lei, esso visto che nessuno dei presenti sembra in grado di parlare,
spiegher il nostro caso e me ne andr.
Il nostro caso. Sento la pelle che si tende. Siamo tutti bloccati sul posto. Sentiamo la voce
meccanica della cosa. Non si vede nessuna bocca e il suo modo di parlare  artefatto.  come il rumore
costante emesso da un treno: Toron-toron, toron-toron, toron-toron.
Questo concorso dice  dichiarato nullo.
Poi, mentre ci guarda tutti con un occhio ovale, mi si accende una lampadina. Nei miei tanti
anni vissuti come tuttofare, azzeccagarbugli ed esperto dei gusti del pubblico, ho visto all'opera pi di
uno sballato.
Cos osservo quel robot con occhi da saggio. Pondero il punto di vista.
Mi far capire meglio riprende la testa di cavolo nel caso il vostro silenzio indicasse
mancanza di percezione. Voi avete nominato questo concorso, in modo alquanto inappropriato, Miss
Polvere di Stelle. Dal momento che la vostra microscopica Terra, come la chiamate, non  che un
granello infinitesimale di questa galassia, la vostra scelta del titolo  pi che inopportuna.  stata
considerata pericolosamente ingenua e insultante in grado elevato.
Troppo in gamba, ho pensato, troppo verboso. Nessuno si esprime cos se non nel dipartimento
di Lettere di Cambridge.  un imbroglio, ne deduco. Qualcuno ci sta prendendo per il sedere.
Un tempo conoscevo un tizio di nome Campbell Gault. Fabbricava cose strane come cicalini
che davano la scossa, ragni finti, posacenere che sembravano tazze del gabinetto. Il vecchio Camp
costruiva anche robot. Una volta, durante la guerra, aveva fatto camminare un Hiro Hito d'acciaio
lungo la Quarantaduesima che cantava: 'Sono uno spiritello giapponese.' Era una trovata, in fondo
nemmeno troppo diversa da quella che avevo davanti.
Questo  chiaro? dice la testa di cavolo scuotendo le foglie.
Sorrido dandogli a vedere che capisco, poi guardo i giudici impietriti.
Bene dico. Facciamola corta. Abbiamo del lavoro da svolgere.
Si sieda dice la cosa. Non sto parlando con lei.
Vatti a fare un panino dico.
L'ammonisco.
Toron-toron, toron-toron replico.
Mi trovo scaraventato in fondo alla sala da un raggio azzurrino sparato con un ronzio
dall'aspirapolvere. Un po' come quando si sta su quelle pedane mobili che ti scuotono tutto e ti danno
un senso di stordimento. Per io non sto su niente. Mi ritrovo con la schiena a terra.
Ehi! protesto con la testa che mi gira.
Possa questo infonderle un po' di ragionevolezza declama l'aspirapolvere. Ora concluder
la mia dichiarazione.
La cosa rotola sul pavimento e conclude.
Come stavo affermando prima di questa smodata intrusione, dice dal momento che il
vostro molecolare pianeta non  che una minuscola porzione dei vasti spazi che questo concorso
presume di abbracciare, possiamo solo dedurne una grave arroganza ed esigiamo soddisfazione.
Posso... azzarda Mendelheimer, dei sottaceti Mendelheimer's Garden-of-Eden posso, ecco,
chiedere... da... da dove viene?
Sono appena arrivato da Asturi Cridenta, come potreste chiamarla nel vostro linguaggio
primitivo.
Un... un... un... Mendelheimer  sul punto di soffocare.
Un extraterrestre! rantola Sam Sampson, che oltre a spennare i fanatici dell'automobile
legge anche fantascienza.
Co... cosa vuole?
Sono io che pigolo debolmente, sempre sdraiato sulla moquette.
Una di queste due cose risponde il vegetale interplanetario. Una modifica del titolo del
concorso, oppure partecipare anche noi.
Ma... Sempre io.
Devo ricordarle mi interrompe l'apparecchio venuto dallo spazio che abbiamo la potenza
necessaria per esercitare una coercizione su questo corpo.
Coer... cizione? dice Gloober della Gloober eccetera.
Abbiamo gi tentato di sabotare lo svolgimento di questa iniziativa dice voi-sapete-chi ma
senza apparenti risultati.
Gli incidenti mormoro.
Il molo! geme Mendelheimer.
La rissa! Sampson schiocca la parola e le dita.
La pioggia dice l'aspirapolvere.
Lo sapevo! eiacula il Pezzo Grosso Locale Numero Due. A Long Harbor non piove mai, se
qualcuno non ci mette lo zampino!
Questo  irrilevante dice il nostro visitatore. Essendo adesso consapevoli delle nostre
potenziali reazioni, decidete di conseguenza.
Fuori la pioggia sbava sulle finestre. Dentro i giudici sbavano sulle cravatte. Io sono pallido,
prossimo allo svenimento. Guardiamo il cavolfiore, che ha assunto una posa truculenta sulla moquette.
Co... come  arrivato qui? chiede Mendelheimer.
Prendete la vostra decisione incalza la cosa. O cambiate il nome del concorso, oppure ci
garantite una dovuta rappresentanza.
Ma senta comincio dimenticando per un momento il malessere che sento dalla testa ai piedi.
Quello mi punta l'occhio addosso. Rinuncio.
Non siamo qui per mercanteggiare. Il treno si rimette a fare rabbiosamente toron-toron,
toron-toron, stavolta come se passasse su uno scambio. La decisione  presa. Non abusate della nostra
pazienza.
Ma senta riprovo. Abbiamo gi stampato un migliaio di manifesti su cui c' scritto
CONCORSO MISS POLVERE DI STELLE, abbiamo fatto pubblicit con quel titolo, abbiamo gi
esaurito i biglietti in prevendita, e anche su quelli c' scritto VALE PER UN INGRESSO AL
CONCORSO MISS POLVERE DI STELLE. Nei punti vendita ci sono palloncini che...
I palloni si possono bucare dice testa di cavolo, stizzito.
 stato lei? mormoro. Anche quello?
Basta cos! sbotta l'aspirapolvere a velocit massima. Se volete mantenere il titolo, allora
esigiamo il diritto di partecipare anche noi.
Nel fondo della mia zucca, Harry, gi le rotelle si sono messe a girare e i campanelli a
tintinnare come formiche operose. Gi vedo con gli occhi della mente tutto il potenziale.
Venite ad ammirare miss polvere di stelle!
la bellezza che viene dai cieli!
la femminilit che viene dalle stelle!
lo spettacolo pi grande, pi sensazionale!
Punto esclamativo.
E va bene dico, scavalcando l'intera banda di giudici intontiti.
Ehi, un momento, prego. Il sindaco di Gallstone, Arizona, parte subito in quarta. Bisogna
discuterne.
Discuterne? dico, sempre appiattito sulla schiena. Vuole forse che disintegrino
l'auditorium municipale?
Il Pezzo Grosso Locale Numero Due salta sulla sedia.
Nossignore! dice. Non l'auditorium municipale!
Segue un po' di bla-bla e poi il silenzio. L'aspirapolvere ci guarda male come a dire 'adesso o
mai pi'.
Decidetevi ammonisce.
Cos annuiamo tutti, pallidi come cadaveri.
Molto bene dice quello.
Quanto ci vorr per avere la vostra rappresentante? chiedo educatamente.
Informer i membri uniti dell'alleanza ci dice. Le rappresentanti saranno qui entro un'ora.
Rappresentanti? gorgoglio.
Sono parecchie migliaia dice lui.
Mi affloscio sulla moquette e ammiro il soffitto rimpiangendo di non essere ancora impegnato
a magnificare le virt della biancheria celeste. Vedo un palcoscenico invaso da migliaia di bellezze
extraterrestri, ma non riesco a visualizzare l'immagine di un aspirapolvere femmina con addosso un
costume da bagno Gloober.
Migliaia? boccheggia Mendelheimer.
Noto una certa riluttanza dice testa di cavolo. L'alternativa  semplice: cambiare il titolo
del concorso.
Siamo rovinati dice Gloober.
L'occhio giallo si ammorbidisce.
Per essere sincero, dice ho sparato una cifra cos alta per convincervi ad accettare
l'alternativa, ma vedo che non potete. Allora sappiate che oltre il vostro sistema solare la nostra
alleanza ha gi scelto la propria Miss Polvere di Stelle ammette tutto orgoglioso. Anche se non
proprio con questo titolo. Consentiremo che sia lei a rappresentare il resto della galassia. Lei, oltre alle
quattro rappresentanti del vostro sistema, in tutto cinque. Non potevate aspettarvi maggiore
comprensione da parte nostra.
Quattro... del nostro sistema? chiese Sampson.
Non c' vita mobile nei quattro pianeti pi esterni del sistema solare.
Ora, io non capisco niente di astronomia, Harry, ma anche per me questo  un modo ben strano
di sentir definire la vita su altri mondi. Dalle labbra di un cavolfiore arrogante, poi. Labbra? Quali
labbra?
Be', per farla breve accettiamo le condizioni.  un ricatto, certo, ma che scelta abbiamo? Se
quell'Hoover parlante pu far crollare i moli e liquefare i cieli, chi siamo noi per metterci a discutere
con lui? Diciamo: 'Ha vinto' e tutto diventa un disastro.
Subito dopo l'aspirapolvere di un altro mondo se ne va. Ci mettiamo tutti in punta di piedi e lo
vediamo passare attraverso il soffitto a testa in su. Verremo a sapere in seguito, grazie a un portiere
quasi uscito di senno che al momento si trovava sul tetto, che Testa di cavolo si  sparato nel cielo e ha
raggiunto il suo piattone interstellare, sospeso venti metri sopra il palazzo. Questo piattone, poi, 
schizzato via a sua volta nel cielo azzurro. Cos come  schizzata via la sanit di mente di un portiere
fino a poco prima in perfetta salute.
I giudici e io ci riuniamo in sessione. Due di loro fanno i coraggiosi e gridano all'imbroglio.
Gli dico di chiudere il becco e gli ricordo che loro non sono stati inchiodati a terra da una luce
azzurrina, mentre io s. Ci pensano su.
Il risultato  che si allestiranno dei cartelli per le partecipanti in arrivo. Me ne occupo io,
perch non voglio che qualche grafico si metta a fare pettegolezzi, e mi consulto con Sampson.
Dev'essercene uno per Miss Mercurio, uno per Miss Venere e altri due per Miss Marte e Miss Giove.
Ovviamente, osserva lui, sui loro pianeti avranno nomi diversi, ma il sindaco Grassblood ribatte che il
concorso si svolge sulla Terra e dunque devono accettare il nome terrestre o rinunciare. Io gli ricordo
che Testa di cavolo ha fatto piovere, ha fatto sprofondare un molo e ha giocato a fare l'ascensore da
solo. Grassblood si prende un po' di tempo per riflettere.
Un piccolo problema ci si presenta quando si tratta di decidere il nome da mettere sul cartello
dell'ultima partecipante. Non possiamo chiamarla Miss Polvere di Stelle perch a tutti gli effetti non lo
 ancora. Ma l'aspirapolvere aveva sostenuto che lei fosse la loro Miss Polvere di Stelle, e allora che
fare? Ripieghiamo su un poco soddisfacente Miss Spazio esterno.
Il mostro non la prender bene prevede Mendelheimer.
Lo zittiamo e c'infiliamo nell'ascensore, storditi ma non vinti, chiedendoci quali sorprese ci
porter ancora quel giorno.
Un bel mal di testa.
Decidiamo di non diffondere la notizia fino a che non siamo sicuri. Non intendo dire che non
siamo sicuri di quanto ci ha detto l'aspirapolvere, ma che  meglio pensarci bene prima di provocare
un'invasione di spettatori incuriositi che potrebbero far crollare l'auditorium.
Ma come al solito qualcosa filtra, con l'immancabile 'lo dico a te, ma non farne parola con
nessuno' e in men che non si dica il posto  pieno come un uovo. Aggiungici una donna sciamannata e
quasi isterica che ha visto con i suoi occhi il piattone decollare sopra l'auditorium e avrai il quadro
completo della situazione. Le chiacchiere hanno messo subito radici e non crescer niente di buono.
Mi bloccano. ' vera la storia del disco,' mi chiedono 'e di quella testa di cavolo che parla?'
'Ah ah' dico. 'Questa  bella.'
Raggiungo il palcoscenico dopo quaranta minuti e tanti altri ah ah, e mi rendo conto che  un
palcoscenico coi fiocchi.
Le partecipanti sono giunte insieme al loro delegato, istruttore e chaperon, Testa di cavolo.
Tutte le bambole che se ne stanno in fila alla maniera terrestre hanno la bocca spalancata come bambini
davanti al teatro delle marionette. Si guardano intorno nei loro costumi Gloober con gli occhi che
sembrano voler schizzare dalle orbite.
Questo al delegato non va a genio. Poich, quando protendo la mano con un sorriso a trentadue
denti, il grosso occhio giallo mi guarda come il faro di una locomotiva. Comunque vedo che non c'
niente da stringere, inghiotto un bel bolo di saliva e faccio finta di non essermene accorto.
Allora, ce l'ha fatta cinguetto.
Ne dubitava? dice in un arcigno risucchio che ha tutta l'amabilit di una lavatrice intenta a
scaricare.
No, no! mi affretto a dire, mentre la voglia di scherzare mi abbandona e la mascella mi casca
gi. Niente affatto. Vi stavamo aspettando tutti.
Lui glissa. Rivolge l'unico occhio verso il palcoscenico e sibila come un serpente.
Le mie protette stanno perdendo la pazienza con voialtri terrestri. State sempre l a fissare. Io
esigo che il concorso abbia inizio immediatamente, cos questo vostro insolente atteggiamento avr
termine.
Annuisco, sorrido. Invito le ragazze ad allontanarsi, mentre il mio stomaco fa le capriole.
Dopodich me ne torno al mio aspirapolvere. Dice qualcosa che mi fa saltare il cuore come se fosse un
pallone da basket.
Se noto il sia pur minimo pregiudizio nei riguardi delle mie protette, la pi remota allusione a
un comportamento razzista... ci saranno ripercussioni molto severe.
E cos parte il concorso nato come Miss Polvere di Stelle.
Hai mai fatto un sogno dove tutto ti va male? Dove qualsiasi cosa tu faccia ti si ritorce sempre
contro? Dove tu sei quello che combina solo casini? Ecco come mi sentivo in quell'occasione. Roba da
sbattere la testa al muro.
C' un lungo mormorio di curiosit quando, dopo la sfilata avanti e indietro sul palcoscenico
delle prime ragazze terrestri, solleviamo il cartello con su scritto MISS MERCURIO. Poi qualche buuu
e qualche fischio, ma tutto finisce di colpo nel momento in cui la piccina fa il suo ingresso.
Ora, se un sasso in technicolor si mettesse a sobbalzare su un palco, Harry, tu che faresti? La
stessa cosa che fa il pubblico, presumo. Occhi come palle da tennis, facce sbiancate, bocche spalancate.
In un migliaio di cervelli la domanda  una sola: Che roba  quella?
Poi un pompiere di servizio si mette a sghignazzare e quello scatena la reazione. Tutti si
convincono che si tratti di una trovata divertente. Io mi azzardo a girare la testa oltre la spalla tremante
e vedo uno sguardo omicida nell'occhio giallo. Il pomo d'Adamo sembra volermisi tuffare nei
polmoni, e rigiro la testa.
Adesso applausi. Ma che bella trovata, ah ah. Fatene entrare un'altra. E un'altra arriva.
Miss Venere.
Una pianta da serra con gli occhi. Scivola sul palcoscenico sulle fronde inferiori. Gli occhi, tre,
squadrano l'ambiente con un'aria leggermente disgustata.
Un altro ruggito da parte del pubblico, ma questo un po' pi forzato. Come quello di un uomo
che, perbacco, vuole divertirsi lo stesso anche se ha i capelli dritti dalla paura. Questa trovata  anche
troppo riuscita. Si potrebbe giurare che quella pianta verde si muove da sola, tanto i fili sono ben
nascosti.
Avverto un odore sopra la spalla. Alquanto disgustoso.
Quest'accoglienza  del tutto insoddisfacente gorgoglia Testa di cavolo. Veda di porre un
riparo alla situazione o subir spiacevoli conseguenze.
Lo guardo. Penso ai dischi volanti e alle pistole a razzi e alla California che sparisce dalla
faccia della Terra.
Mi ficco bene in mente quell'immagine e salto sul palcoscenico mentre Miss Venere si
allontana. Prendo il microfono da terra e sollevo le braccia quasi paralizzate.
Posso avere la vostra attenzione? La mia voce rimbomba nell'auditorium, ma solo perch
amplificata elettricamente.
Una breve pausa nel pandemonio.
Ascoltate, gente dico. Lo so che  difficile da mandar gi, ma queste due concorrenti che
avete appena visto vengono veramente da Venere e da...
Vengo sommerso di sghignazzi, inondato di risate. Un cuscino vola in aria. Aeroplanini di
carta ricavati dalle brochure del concorso svolazzano nel cielo dell'auditorium. Dalle balconate
piovono coriandoli.
Aspettate un minuto! grido. La vostra attenzione, vi prego.
Altro rumore. Aspetto che scemi. Vedo lampi di flash che illuminano dappertutto. Questa
storia con tanto di foto finir sui giornali con la velocit del fulmine e per la prima volta l'idea di una
pubblicit gratuita mi fa venire il mal di pancia. Diciamolo francamente: me la sto facendo sotto dalla
paura, Harry. Quando fabbricarono gli eroi, io me ne stavo a dormire nell'altra stanza.
Cerchiamo di essere leali con queste concorrenti dico, la voce ridotta a un gracidio
inverecondo. Mostriamo loro come i terrestri sanno davvero essere sportivi.
Poi abbasso una mano che sembra stare insieme per scommessa, poso il microfono, faccio
segno al cerimoniere di continuare e sgattaiolo fuori dal palcoscenico. Per poco non vado a sbattere
addosso all'aspirapolvere. Mi stampo sulla faccia un sorriso appiccicato con gli spilli, ma capisco che
ha poca voglia di scherzare. Infatti mi incenerisce con lo sguardo.
Miss Mercurio  altamente offesa mi dice. Afferma che se non verr dichiarata vincitrice
del concorso, ci saranno severissime ritorsioni da parte dei suoi anziani.
Cosa?
Rinculo verso il sipario.
Aspetti un secondo annaspo. Abbia cuore. Non possiamo imbrogliare solo perch...
Sto parlando con un sordo. Anzi con uno che non ha orecchie, per essere preciso.
Il problema se l' creato da solo dice quando ha scelto quel titolo per il concorso.
Ehi, amico, non l'ho scelto mica io!
Questo  irrilevante conclude lui, e rotola via. Io mi giro verso il palcoscenico con gli occhi
che se ne vanno per conto loro, ma giusto in tempo per vedere Miss Marte che fa il suo debutto sulla
vecchia Terra.
Pi un antipasto che una femmina. Il tronco e la testa sono due olive spagnole, braccia e gambe
gli stuzzicadenti infilati dentro le olive. Mi aggrappo ai cavi del sipario con un gemito affranto. Adesso
il pubblico non sghignazza pi: sta perdendo ogni sicurezza. Anche se  dura credere ai propri occhi e
allo stesso tempo ritenersi sano di mente. Vedere una coppia di olive che se ne va a zonzo sul palco,
preceduta da una pianta tropicale ambulante, a sua volta preceduta da una roccia color arcobaleno che
striscia... be', all'inizio ti fa sganasciare dalle risate, ma poi ti fa venire i brividi.
Ed  il pubblico ad avere i brividi, adesso.
Miss Giove non migliora la situazione quando scorre lungo la passerella dentro un globo
trasparente. Sembra un iceberg sporco. Niente faccia, n braccia, gambe... niente di niente. Sento
qualcuno che vomita in platea. Un altro fa ugh. Quello che serve adesso, penso, ...
Miss Marte mi ha informato dice l'aspirapolvere che se non vince il primo premio, le sue
emozioni oltraggiate si trasformeranno in impulsi velenosi per vendicarsi di questo pianeta.
Ehi, aspetti un momento, amico lo supplico.
Si affretti a concludere la gara dice. Le mie protette cominciano a sentirsi male alla vista di
tanti terrestri tutti insieme.
Che significa sentirsi male?
Trovano il vostro aspetto oltremodo ripugnante dice.
Ehi, senta un po'... comincio.
Ma quello  sparito.
Lo vedo rotolare via. Loro trovano noi ripugnanti! Se non fossi sul punto di piangere mi farei
una bella risata. Per sono sul punto di piangere.
Stella della serata, Miss Polvere di Stelle, la loro Miss Polvere di Stelle, esce dalle quinte.
Non posso dire che cammini. Non rotola, non striscia, si potrebbe affermare che avanza
sbavando sul palcoscenico.
 una gelatina arancione con tanto di gonna e occhi. Una specie di marmellata scolata dal
barattolo in cerca della panna montata. Meglio che chiuda qui. Mi faccio venire la nausea da solo.
No, continuo a ripetermi, lei non pu fare una cosa del genere. Non  possibile che esiga di...
La nostra Miss Polvere di Stelle mi ha informato che... attacca il delegato.
Questo  troppo, fratello.
Ah, davvero? strillo. E a Venere e Giove che  successo? Non si sentono bene?
Anche loro esigono il primo premio dice l'aspirapolvere con la testa di un cavolfiore.
Comincio a liquefarmi, sgocciolo attraverso le assi e scompaio nelle fessure. Almeno nella mia
pietosa immaginazione. In realt sono ancora l, con la bocca spalancata per mosche in cerca di un
rifugio.
Come possono vincere tutte? chiedo in un rantolo.
Questo  irrilevante dice lui e penso io, all'unisono.
In breve, la mia irritazione decolla.
Io credo che lei sia venuto qui solo per creare guai gli dico.
Il suo occhio mi punta come il mirino di uno sterminatore all'opera su un esemplare d'insetto
particolarmente nocivo.
Voi terrestri non ci piacete dice. Le mie protette e io vi troviamo biasimevoli per la mente e
incresciosi per la vista. Le mie protette e io saremo ben lieti quando tutte loro avranno vinto il primo
premio e io potr liberarmi della vostra detestabile presenza.
Lo osservo mentre si allontana.
Sembra che abbia davvero un sacchetto della polvere attaccato dietro. Medito di svignarmela
alla chetichella e di salire a bordo della prima zattera che salpa per il Sudamerica. L'orchestra attacca
Sono innamorato dell'uomo della Luna, l'unica canzone interplanetaria che conosce. I giudici escono
barcollando dal palco per prendersi una pausa, aiutati da un buon bicchierozzo di roba che tira su.
Avevano accettato l'incarico nella speranza di risvegliare le cellule sopite dalla senilit con lo
spettacolo di qualche bella pollastrella, e invece... guarda che gli  toccato.
Io raduno la mandria e infilo tutti in uno spogliatoio grande quanto un cesso occupato. Se ne
stanno l con le goccioline incustodite di sudore che grondano dalle loro facce grassocce. Puntano tutti
gli occhi verso di me.
Abbiamo un cavolo di problema. Grosso come una casa gli dico, poi entro nei particolari.
Ma...  impossibile! strepita il Pezzo Grosso Locale Numero Due, incapace di darsi una
manata sulla nobile fronte perch il locale  troppo angusto.
Io gliel'ho detto replico. Ma quello non ha abboccato.
Gloober della Gloober eccetera sprofonda in una sedia che lo contiene appena.
Sto male annuncia.
Grassblood picchia il palmo carnoso. Questo  antiamericano! proclama stringendo le
labbra.
E io avevo una nipote che voleva vincere ammette tristemente Mendelheimer.
Cosa? strepita il Pezzo Grosso Locale Numero Due. Impostura! Diffamazione!
Va bene, va bene... Piantatela! Sono io, fuori dai gangheri, che non ne posso pi.
Alleggerisco immediatamente la tensione. Dico a Mendelheimer che anche se sua nipote, Miss
Linea Alimentare, venisse giudicata in modo imparziale come la pi bella, non potrebbe vincere perch
abbiamo le mani legate. Deve vincere una delle miss extraterrestri.
O... cosa? chiede Gloober.
O verremo polverizzati rispondo.
Crede che possano davvero farlo? chiede Mendelheimer.
Amico, dopo aver visto quel soggetto all'opera, sono disposto a credergli sulla parola.
Ma quale concorrente dobbiamo premiare?  Sampson a porre la domanda che scotta.
Il Pezzo Grosso Locale Numero Due alza le mani in una disperazione tutta municipale.
Siamo in un vicolo cieco! strilla.
Convengo con lui.
Insomma, dobbiamo aggiornarci pi tardi perch il concorso deve andare avanti. Consiglio
loro di tirarla pi a lungo possibile, di ponderare ogni cosa almeno due volte, di prendersela comoda.
Se ne tornano in fila indiana ai loro posti con l'allegria di nobili francesi che salgono alla ghigliottina.
Si mettono seduti e capisco che sono preoccupati quando Miss Brooklyn si presenta dimenando le
anche e loro non battono nemmeno un ciglio. Quando tanto ben di dio ti passa davanti agli occhi senza
provocare alcuna reazione, o te la fai sotto dalla paura o sei proprio morto.
Provo di nuovo a ragionare con testa di cavolo. Senta gli dico. Lei  intelligente.  ovvio
che non possiamo assegnare un solo premio a cinque partecipanti.
Per lui la matematica terrestre  un mistero.
Questo concorso deve finire al pi presto mi dice. Tutte queste chiacchiere inutili hanno
solo l'effetto di irritarci ulteriormente.  evidente che non c' competizione fra le mie adorabili protette
e le vostre detestabili creature. Nessun giudice, terrestre o celeste, potrebbe assegnare un premio a tanta
palese bruttezza.
Una scintilla. Il germe di un'idea.
Bruttezza? ripeto. Intende dire che sono brutte?
Siete tutti brutti.
Giro sui tacchi. Tutto a un tratto ce l'ho. Finalmente il mio cervello si  messo in funzione. Mi
precipito a un telefono per fare la richiesta che salver le chiappe alla Terra.
Poi salgo sul palco facendo finta di niente e scivolo accanto a Sampson. L, mentre occhieggio
il perfetto 90-60-90 di una delle pollastrelle, gli sussurro la parola all'orecchio con l'angolo della
bocca.
Lui si stampa il sorriso riservato a chi gli compra una Cadillac nuova fiammante in contanti,
poi si sporge di lato e bisbiglia l'informazione all'orgoglio civico di Gallstone. Il sindaco la trasmette
all'orecchio a sventola di Mendelheimer, quest'ultimo a Gloober e Gloober al Pezzo Grosso Locale
Numero Due.
Adesso hanno tutti grandi sorrisi e si godono con rivitalizzato interesse le bellezze che gli
passano davanti, mentre io mi sento un pubblicitario dannatamente in gamba.
Questo sar probabilmente il concorso di bellezza pi lungo che l'umanit abbia mai
conosciuto. Il mio piano ha bisogno di tempo e dobbiamo inventarci di tutto per procurarcelo.
Facciamo sfilare le partecipanti di fronte, di lato e di spalle. Da sole, a coppie, a gruppi e in una lunga
fila irregolare. Fanno un po' di tutto, meno che camminare sulle mani. Dopo un po' le ragazze
cominciano a non poterne pi, e anche il pubblico sembra diventato rigido come un boschetto di salici.
E quando dei maschi smettono di strabuzzare gli occhi di fronte a belle ragazze in costume, amico,
allora significa che hai proprio rotto.
Ma a quel punto il mio piano  pronto a partire.
Prendo il microfono.
Signore e signori dico. Prima di annunciare il nome della vincitrice voglio aggiungere un
premio a sorpresa al nostro elenco. Avevamo gi la coppa dell'amore, l'automobile, il contratto di
Hollywood, un anno di prodotti e servizi gratuiti da parte della Max Factor e altri premi minori. Adesso
abbiamo un nuovo premio.
Faccio una pausa a effetto.
Un mese di vacanza nel Mediterraneo nientemeno che in compagnia di...
Agito le mani verso le quinte.
Signore e signori! esagero. Di Mister Universo!
Il gigante biondo arriva scoppiando nei calzoncini corti e le casalinghe gi stufe fanno un salto
sulle sedie.
Mentre la platea si riempie di applausi e mormorii che mi rimbombano nella testa stanca ma
felice, guardo in fondo al palcoscenico.
Come immaginavo, le bellezze spaziali si stanno affollando intorno al loro delegato. Faccio un
cenno al cerimoniere e abbandono il palco, con la mente che grida vittoria.
Siamo brutti, vero? Be', peggio per loro. Se vogliono il primo premio devono accettare anche
quella vacanza. Un mese nel Mediterraneo insieme a Mister Bruttezza Palese. Prendere o lasciare.
Adesso Testa di cavolo mi punta addosso uno sguardo velenoso e arriva sibilando sul
pavimento. Deglutisco a fatica vedendolo avvicinarsi, e la sensazione di vittoria tende a venir meno.
Quell'occhio ha un'aria impazzita.
State tentando di imbrogliarci! mi accusa.
Imbrogliarvi? dico con la faccia da scemo.
Volete davvero imporre questo inganno? chiede.
Signore dico. Questo  il nostro concorso. Vi assegniamo il primo premio, ma abbiamo il
diritto di stabilire noi di che premio si tratti.
Questo  irrilevante dice.
Eh? Sento che mi sfugge qualcosa.
Come avete osato proclamare quella creatura Mister Universo? dice, e sembra che stia
facendo i gargarismi. Ma vi rendete conto che l'universo contiene pi galassie di quante stelle ci siano
nella nostra galassia?
Cosa?!
Questo richiede un'azione decisa. Devo avvisare immediatamente l'alleanza delle galassie. In
questo palazzo si terr un concorso che decider chi meriti davvero il titolo di Mister Universo. Mi
faccia pensare, esistono pi o meno sette milioni e cinquecentonovantacinquemila rappresentanti di
base, che divisi nelle loro parti integrali fa...
Harry, che mi dici? Ti serve un semplice collaboratore per mettere i fagioli dentro le lattine?
Harry, lavorer gratis. Ti prego!
Joe.
...
.
...
Fine.
...
.
...
L'uomo enciclopedico.
...
.
...
Titolo originale: One for the Books. 1955.
Traduzione di: Maurizio Nati.
...
.
...
Quando si svegli, quella mattina, era in grado di parlare francese.
Nessun segno premonitore. Alle sei e un quarto suon la sveglia come al solito e lui e sua
moglie si mossero nel sonno. Fred allung meccanicamente una mano intorpidita e spense la sveglia.
Per un attimo vi fu silenzio nella stanza.
Poi Eva tir via le coperte dalla sua parte e lui fece lo stesso. Butt a terra le gambe segnate
dalle vene e disse: Bon matin, Eva.
Una breve pausa.
Che? fece lei.
Je dis bon matin disse Fred.
Eva si gir a guardarlo insospettita, facendo frusciare la camicia da notte. Com' che hai
detto?
Ho detto solo buon...
Fred Elderman sbarr gli occhi.
Che ho detto? chiese con un filo di voce.
Hai detto bone mattin, o qualcosa del...
Je dis bon matin. C'est une bon matin, n'est-ce pas?
Il rumore della sua mano premuta sulla bocca fu simile a quello prodotto da una palla veloce
sul guantone del pitcher. Sopra il bavaglio formato dalle nocche sporgenti i suoi occhi tradirono una
grande incredulit.
Fred, che ti succede?
La mano si ritrasse lentamente dalle labbra.
Non lo so, Eva rispose lui, spaventato. Inconsciamente torn a sollevare la mano verso la
testa, e con un dito si strofin il cranio quasi calvo, circondato da una corona di capelli.  come se...
come una specie di lingua straniera.
Ma tu non conosci nessuna lingua straniera, Fred osserv Eva.
Infatti  cos.
Continuarono a guardarsi per un po' senza parlare, con i volti inespressivi, poi Fred diede
un'occhiata alla sveglia.
Sar meglio che ci vestiamo disse.
Mentre Fred si trovava in bagno, lei lo sent cantare: Elle fit un fromage, du lait de ses
moutons, ron, ron, du lait de ses moutons ma non os richiamare la sua attenzione, dal momento che
si stava facendo la barba.
Stavano bevendo il caff quando lui farfugli qualcosa.
Cosa? chiese lei, senza riuscire a trattenersi.
Je dis que veut dire ceci?
Eva trangugi a fatica il suo sorso di caff.
Volevo dire spieg lui, con l'aria confusa che significa tutto questo?
Gi, che significa? Non avevi mai parlato lingue straniere fino a ora.
Lo so bene disse Fred, con il pane tostato sospeso a mezz'aria verso la bocca aperta. Che...
che lingua ?
A me se... sembra francese.
Francese? Ma se non conosco una parola di francese.
Lei mand gi dell'altro caff. Adesso la conosci ribatt debolmente.
Lui fiss la tovaglia.
Le diable s'en mle borbott.
La voce di Eva era quasi stridula. Fred, che hai detto?
Lui aveva un'espressione imbarazzata nello sguardo. Ho detto che deve avere a che fare con
il diavolo.
Fred, tu stai... Eva raddrizz la schiena e fece un profondo respiro. Suvvia disse. Non
diciamo eresie, Fred. Dev'esserci una spiegazione a tutto questo. Nessuna risposta. Be', non credi
che ci sia, Fred?
Certo, Eva, certo. Ma...
Niente ma afferm lei, sporgendosi in avanti come se avesse paura di fermarsi. Ora, ti
viene in mente una ragione al mondo per cui tu dovresti sapere come si parla francese... fece
schioccare le dita sottili ...cos?
Lui scosse la testa, incerto.
Bene riprese lei, domandandosi come andare avanti. Allora troviamola. I due si fissarono
senza parlare. Fatti venire in mente qualcosa disse lei, decisa. Vediamo... Annasp, cercando le
parole. Vediamo che cosa... da dove possiamo partire. Le si spense la voce.
Hai detto qualcosa?
S rispose Eva. Va' avanti.
Un gmissement se fit entendre. Les dogues se mettent  aboyer. Ces gants me vont bien. Il va
sur les quinze ans...
Fred?
Il fit fabriquer une exacte reprsentation du monstre.
Fred, piantala! sbott lei, con aria spaventata.
Lui s'interruppe e guard sua moglie sbattendo gli occhi.
Che cosa... che cosa hai detto questa volta, Fred? gli chiese lei.
Ho detto... si sent un gemito. I suoi mastini si misero ad abbaiare. Quei guanti mi stanno
bene. Fra poco avr quindici anni e...
Cosa?
E lui aveva fatto una copia esatta del mostro. Sans mme l'entamer.
Fred?
Senza nemmeno una cancellatura disse Fred, con l'aria di chi non si sente bene.
A quell'ora del mattino il campus era silenzioso. Le uniche lezioni in programma cos presto
erano le due di economia delle sette e mezza, che per si tenevano nella parte bianca dell'universit.
Qui nella rossa, invece, non c'era il minimo rumore. Entro un'ora i marciapiedi si sarebbero riempiti di
chiacchiere e risate di studenti e perditempo, ma per il momento era tutto tranquillo.
Tutt'altro che tranquillo era Fred Elderman, che arriv a passo strascicato dal fianco orientale
del campus, diretto verso il palazzo degli uffici amministrativi. Dopo avere lasciato a casa una Eva
piuttosto scombussolata, aveva cercato di capirci qualcosa di pi mentre andava al lavoro.
Che era successo? Quando era cominciato? C'est une heure, gli rispose la sua mente.
Scosse la testa, infuriato. Era una faccenda terribile. Cerc con tutte le sue forze di ripensare a
quello che era successo, ma non ci riusc. Tutta quella storia proprio non aveva senso. Fred aveva
quarantanove anni, faceva le pulizie nel palazzo degli uffici amministrativi, non era particolarmente
colto e conduceva una vita tranquilla, senza acuti. E una bella mattina si era svegliato parlando in un
francese disinvolto.
Francese.
Smise di camminare e si ferm un attimo nel gelido vento di ottobre, osservando la cupola
della Jeramy Hall. Aveva pulito proprio la sera prima l'ufficio di francese. Chiss se poteva avere
qualcosa a che fare con...
No, era ridicolo. Riprese a camminare, borbottando fra i denti, senza neppure rendersene
conto: Je suis, tu es, il est, elle est, nous sommes, vous tes...
Alle otto e dieci entr nel dipartimento di Storia per aggiustare il lavandino di un bagno. Ci
lavor per un'ora e sette minuti, poi ripose gli attrezzi nella borsa e attravers l'ufficio.
'Giorno disse al professore seduto alla scrivania.
Buongiorno Fred rispose il professore.
Fred Elderman usc nell'atrio pensando a quanto significativo fosse il fatto che il reddito di
Luigi XVI, proveniente dallo stesso tipo di tassazione, avesse superato quello di Luigi XV di
centotrenta milioni di lire sterline e che le esportazioni, pari a centosei milioni nel 1720, fossero passate
a centonovantadue nel 1746 e...
Si blocc nell'atrio, con un'espressione sbalordita sul volto magro.
Quella mattina ebbe occasione di trovarsi negli uffici di fisica, di chimica, di inglese e di belle
arti.
Il Windmill era una piccola taverna dalle parti del corso. Fred ci andava il luned, il mercoled
e il venerd sera a scolarsi un paio di birre e a fare due chiacchiere con i suoi due amici, Harry Bullard,
che gestiva il bowling Hogan, e Lou Peacock, dipendente delle poste e giardiniere dilettante.
Mentre quella sera entrava nel locale poco illuminato, un cliente che usciva sent Fred
mormorare: Je connais tous ces braves gens per poi guardarsi intorno con un tic sulla guancia che
sembrava un'ammissione di colpevolezza. Volevo dire... farfugli, ma non fin la frase.
Harry Bullard fu il primo a vederlo, riflesso nello specchio. Pieg la testa sul collo grasso e
taurino e disse: Vieni, Fred, la birra non  male. Poi, rivolto al barista, aggiunse: Portane una per il
vecchio e fece una risatina.
Fred si diresse verso il bar riuscendo a sorridere per la prima volta in tutta la giornata. Peacock
e Bullard lo salutarono e il barista gli serv un boccale schiumante di birra.
Che mi racconti, Fred? chiese Harry.
Fred allung due dita e si lisci i baffi, ripulendoli dalla schiuma.
Niente di che rispose, ancora troppo incerto per parlarne. La cena con Eva  gi penosa di
per s  si era rivelata un pasto fra le cui portate non c'era stato solo il cibo, ma anche un'interminabile
e dettagliato resoconto sulla Guerra dei Trent'anni e sulla Magna Charta, oltre a qualche pettegolezzo
da salotto su Caterina la Grande. Era stato ben felice di uscire di casa alle sette e mezza farfugliando un
improbabile: Bon nuit, ma chre.
E tu che mi dici? chiese a sua volta ad Harry.
Be', rispose Harry abbiamo dato una verniciata alle corsie. Sai, una specie di
manutenzione.
Dici sul serio? replic Fred. Quando non era il caso di dipingere con cera d'api colorata, i
pittori greci e i romani usavano la tempera... cio, colori fissati su una base di legno o di stucco
utilizzando...
Si ferm, accorgendosi che non si sentiva volare una mosca.
Eh? fece Harry Bullard.
Fred deglut nervosamente. Niente si affrett a dire. Stavo solo... Si mise a scrutare gli
abissi oscuri della sua birra. Niente ripet.
Bullard lanci un'occhiata a Peacock, che alz le spalle.
Come crescono i fiori della tua serra, Lou? chiese Fred tanto per cambiare argomento.
L'ometto rispose con un cenno del capo. Crescono a meraviglia.
Bene disse Fred, annuendo anche lui. Vi sono pui di cinquante bastimenti in porto1. Poi
digrign i denti e chiuse gli occhi.
Che dici? chiese Lou, mettendosi la mano a coppa intorno all'orecchio.
Fred butt gi una sorsata frettolosa di birra e gli venne da tossire. Niente rispose.
No, di, che hai detto? insist Harry, con un mezzo sorriso sulla faccia larga che tradiva il
suo desiderio di sentire una bella barzelletta.
Io... io ho detto che nel porto ci sono pi di cinquanta bastimenti gli spieg di malumore
Fred.
Il sorriso mor. Harry lo fiss con espressione vacua.
Quale porto? chiese.
Fred cerc di fare finta di niente. Io... era solo una battuta che ho sentito oggi, per non mi
ricordo pi come finiva.
Oh. Harry squadr Fred, poi torn alla sua birra. Gi.
Per un attimo rimasero tutti zitti, poi Lou chiese a Fred: Hai finito di lavorare per oggi?
No. Pi tardi devo pulire l'ufficio di matematica.
Lui annu. Peccato.
Fred si ripul di nuovo la schiuma dai baffi. Ditemi una cosa chiese poi, affrontando
l'argomento d'istinto. Che pensereste se vi svegliaste una mattina parlando in francese?
A chi  successo? chiese Harry, strizzando gli occhi.
A nessuno si affrett a rispondere Fred. Stavo solo... facendo un'ipotesi, ecco. Che un
uomo si trovasse a... insomma, a conoscere cose che non ha mai saputo. Capite che voglio dire? A
saperle, come se fossero da sempre nella sua testa ma lui se ne rendesse conto per la prima volta solo in
quel momento.
Che genere di cose, Fred? chiese Lou.
Oh... storia, lingue... straniere, cose su... sui libri e sull'arte e... sugli atomi e... sulla chimica.
Scroll le spalle con gesto risoluto, come chi dica cose ovvie. Roba del genere.
Non ti seguo, amico disse Harry, avendo rinunciato a ogni speranza di farsi raccontare una
barzelletta.
Intendi dire che questa persona conoscerebbe cose che non ha mai imparato? chiese Lou. 
cos?
C'era qualcosa, nelle loro voci... un'incredulit dubbiosa, una specie di titubanza, quasi
temessero di compromettersi troppo. Erano insospettiti e reticenti.
Fred tronc il discorso a met. Erano solo supposizioni. Lasciate perdere, non vale nemmeno
la pena di parlarne.
Quella sera si fece solo una birra, e se ne and presto con la scusa che doveva pulire l'ufficio
di matematica. Mentre spolverava, passava la scopa e lo straccio in silenzio, continuava a cercare di
farsi un'idea di quello che gli stava succedendo.
Torn a casa in quella serata gelida e trov Eva che lo aspettava in cucina.
Caff, Fred? gli propose.
Mi piacerebbe rispose lui con un cenno di assenso. Eva fece per alzarsi. No, s'accomadi, la
prego2 farfugli Fred.
Lei gli rivolse un'occhiataccia.
Volevo dire si corresse subito Fred resta pure seduta, Eva. Al caff ci penso io.
Sorseggiarono il caff mentre lui le raccontava quello che gli era successo.
 pi di quanto immaginassi, Eva le disse. Fa... fa paura, in un certo senso. Io so tante cose
che ignoravo di sapere, e non ho idea della loro provenienza. Non ne ho la minima idea. Strinse forte
le labbra. Per le so aggiunse. Su questo non ci sono dubbi.
Altre cose oltre... al francese, adesso? gli chiese sua moglie.
Lui annu stancamente. Tante di pi disse. Come... Sollev lo sguardo dalla tazza. Senti
questa. Il maggiore progresso nella produzione di particelle accelerate si  ottenuto usando un voltaggio
relativamente basso e un'accelerazione ripetuta. In quasi tutti gli strumenti utilizzati le particelle
cariche vengono sollecitate lungo orbite circolari o a spirale con l'aiuto di... mi stai ascoltando, Eva?
Vide il pomo d'Adamo di sua moglie che andava su e gi. Ti ascolto disse Eva.
...L'aiuto di un campo magnetico. L'accelerazione pu essere applicata in modi diversi. Nel
cosiddetto betatrone di Kerst e Serber...
Ma che significa, Fred? lo interruppe lei.
Non lo so rispose lui, avvilito. Sono... sono solo parole nella mia testa. So quello che dico
quando parlo in una lingua straniera, ma... questo?
Lei rabbrivid, e incroci le braccia come se avesse freddo.
Non  giusto disse.
Fred divenne serio e la fiss in silenzio per un po'.
Che intendi dire, Eva? le chiese poi.
Non lo so, Fred rispose lei, con calma, e scosse lentamente la testa. Non lo so davvero.
Eva si svegli verso mezzanotte e lo sent parlottare nel sonno.
I logaritmi naturali dei numeri interi da dieci a duecento. Zero: due punto tre zero due sei.
Uno: due punto tre nove sette nove. Due: due punto...
Fred, cerca di dormire gli disse, corrugando nervosamente la fronte.
...Quattro otto quattro nove.
Gli diede una gomitata. Dormi, Fred.
Tre: due punto...
Fred!
Eh? Lui grugn e deglut con la gola secca, poi si gir dall'altra parte.
Nel buio lo sent che si sistemava il cuscino con le mani appesantite dal sonno.
Fred? lo chiam piano.
Lui toss. Che c'?
Credo che domani mattina faresti bene ad andare dal dottor Boone.
Eva lo sent inspirare profondamente, poi rilasciare l'aria poco a poco fino a che non fu uscita
tutta.
Lo credo anch'io disse Fred con voce impastata.
Venerd mattina, quando Fred apr la porta della sala d'attesa del dottor Boone, una ventata
fece volare dei fogli di carta dalla scrivania dell'infermiera.
Oh disse in tono di scusa. Le chieggo scuse. Non ne val la pena3.
La signorina Agnes McCarthy lavorava come infermiera e segretaria del dottor Boone da sette
anni, e in tutto quel tempo non aveva mai sentito Fred Elderman pronunciare una sola parola in lingua
straniera.
Fece una risatina e lo guard un po' stupita. Cos' che ha detto? gli domand.
Il sorriso di Fred fu solo una contorsione nervosa delle labbra.
Niente, signorina disse.
Lei gli restitu un sorriso di cortesia. Oh. Si schiar la gola. Mi dispiace che ieri il dottore
non abbia potuto visitarla.
Non importa disse lui.
Sar pronto fra una decina di minuti.
Venti minuti pi tardi Fred si sedette di fronte alla scrivania del dottor Boone. Il grosso medico
si appoggi allo schienale della poltrona e disse: Malato, Fred?
Fred gli spieg la situazione.
Il sorriso affabile del medico divenne, in successione, divertito, tirato, nervoso, e alla fine
scomparve del tutto.
Le cose stanno proprio cos? gli chiese.
Fred conferm con un cenno deciso, scuro in volto. Je me laisse conseiller.
Le folte sopracciglia del dottor Boone si incurvarono in modo vistoso. Francese disse. Che
ha detto?
Fred deglut, a disagio. Ho detto che vorrei essere consigliato.
Ma porca miseria salmodi il dottor Boone, tirandosi il labbro inferiore. Porca miseria. Si
alz e cominci a tastare il cranio di Fred. Non  che di recente ha sbattuto la testa, vero?
No rispose Fred. Proprio no.
Mmm. Il dottor Boone ritrasse le mani e se le lasci ricadere sui fianchi. Be', infatti non ci
sono segni apparenti di bernoccoli o ferite. Chiam la signorina McCarthy con l'interfono. Poi disse:
Be', proviamo con una radiografia.
La radiografia non rivel lesioni o traumi di alcun genere.
I due uomini si rimisero a sedere, discutendo.
 difficile da credere disse il dottor Boone scuotendo la testa. Fred sospir, abbattuto. Be',
non la prenda cos aggiunse poi. Non c' niente di cui preoccuparsi. Lei  diventato un tipo strano, e
allora?
Fred si torment nervosamente i baffi. Ma tutto questo non ha senso. Perch succede? Che
cos'? Il fatto  che io ho un po' paura.
Sciocchezze, Fred. Sciocchezze. Lei  in buona salute, questo glielo garantisco.
Ma che mi dice del mio... Fred ebbe un attimo di esitazione del mio cervello?
Il dottor Boone protese il labbro inferiore in un'espressione di scherzosa derisione, e scroll il
capo. Non mi preoccuperei nemmeno di quello. Sbatt il palmo della mano sul piano della scrivania.
Mi ci lasci pensare, Fred. Mi consulter con qualche collega. Capisce... studier il suo caso, e poi le
far sapere. Va bene cos?
Accompagn Fred alla porta.
Nel frattempo gli prescrisse stia tranquillo. Non c' nulla di cui preoccuparsi.
Tuttavia Boone non aveva certo un'espressione tranquilla, quando dopo alcuni minuti compose
un numero di telefono.
Fetlock? disse quando il collega rispose. Ho una bella rogna per te.
Quella sera Fred and al Windmill pi per abitudine che per bere. Eva avrebbe preferito che
restasse in casa a riposare, presumendo che le sue condizioni fossero dovute al troppo lavoro, ma Fred
aveva insistito che la sua salute non c'entrava niente ed era uscito di casa, non senza prima farfugliare
un: Au revoir.
Raggiunse Harry Bullard e Lou Peacock al bar e si scol la prima birra in un silenzio
malinconico, mentre Harry gli spiegava per quale motivo non dovevano dare il voto a Milford
Carpenter.
Ve lo dico io, quello ha una linea privata con Mosca disse Harry. Bastano pochi uomini
come lui al potere e siamo fottuti, credete a me. Diede un'occhiata a Fred, che aveva lo sguardo perso
dentro la birra. Che ti prende, vecchio mio? gli chiese, dandogli una pacca sulla spalla.
Fred glielo raccont, come se si trattasse di una malattia.
Lou Peacock appariva incredulo. Allora  di questo che parlavi l'altra sera.
Fred annu.
Non  che adesso ci stai prendendo in giro, eh? chiese Harry. Tu sai proprio tutto?
Pi o meno ammise Fred, tristemente.
Un'espressione furbetta si form sulla faccia di Harry.
E se ti chiedessi qualcosa che non sai?
Ne sarei felice rispose Fred.
Harry s'illumin. D'accordo. Non ti far domande sugli atomi o sulla chimica o roba del
genere. Ti chieder semplicemente di parlarmi della campagna che si trova fra Au Sable, la mia citt, e
Tarva. Picchi una manata sul piano del bancone.
Per un attimo Fred assunse un'aria speranzosa, poi il suo viso divenne inespressivo e disse con
voce infelice: Fra Au Sable e Tarva la strada attraversa uno di quei territori disboscati una volta
ricoperti da pini vergini (attenzione: possibilit di cervi sull'autostrada) e dove adesso crescono solo
querce, pini e pioppi di seconda generazione. Per anni, dopo il declino dell'industria del legname, una
delle occupazioni principali della zona  stata la raccolta di mirtilli.
Harry lo ascoltava a bocca aperta.
Poich era risaputo che i mirtilli crescono nella cenere dei fuochi concluse Fred i residenti
appiccarono deliberatamente molti incendi che hanno provocato gravi danni in tutta la regione.
Questa  una lurida bugia! esclam Harry, con il mento che gli tremava per lo sdegno.
Fred lo guard sorpreso.
Non dovresti andare in giro a raccontare bugie simili insist Harry. E tu questo lo chiami
conoscere la campagna? Raccontare delle bugie?
Non agitarti, Harry lo ammon Lou.
Ma insomma, disse rabbiosamente Harry non dovrebbe dire bugie come queste.
Non sono stato io a dirle ribatt Fred, disperato.  come se io... io le avessi lette.
Ah s? Be'... Harry faceva scorrere senza posa il dito sull'orlo del bicchiere.
Sai davvero tutto? chiese Lou, in parte per alleggerire la tensione, in parte perch era
sinceramente incuriosito.
Ho paura di s rispose Fred.
Non  che stai... facendo qualche trucchetto?
Fred scosse la testa. Nessun trucco.
Lou Peacock aveva un'aria intimidita e assorta. Cosa mi sai dire gli chiese in tono saputo
sulle rose arancione?
Sul volto di Fred si dipinse nuovamente quell'espressione vacua, poi snocciol: L'arancione
non  un colore di base, ma una mistura di rosso e rosa in quantit variabile, oltre al giallo. Prima del
ceppo detto di Pernatia c'erano pochissime rose arancione. Tutte le rose color arancione, albicocca,
cuoio e corallo sono bordate da una sfumatura pi o meno accentuata di rosa. Alcune raggiungono
quella deliziosa gradazione detta cuisse de Nymphe mue.
Lou Peacock era rimasto a bocca aperta. Ragazzi, non ci posso credere!
Harry Bullard liber un profondo sospiro. Che ne sai di Carpenter? gli chiese tignosamente.
Milford Carpenter, nato nel 1898 a Chicago, Illi...
Lascia perdere lo interruppe Harry. Non m'interessa.  un comunista, di lui mi basta sapere
questo.
Gli elementi che intervengono in una campagna politica cit Fred senza riuscire a fermarsi
sono molti: la personalit dei candidati, i temi in discussione  se ce ne sono  il comportamento della
stampa, i gruppi economici, la tradizione, i sondaggi d'opinione, il...
Ti ho detto che  un comunista! afferm Harry, quasi strillando.
Alle ultime elezioni hai votato per lui replic Lou. Se mi rico...
Non  vero! ringhi Harry, sempre pi rosso in faccia.
Sulla faccia di Fred Elderman ricomparve quell'espressione assente. Ricordare cose che non
sono vere  un tipo di distorsione della memoria definita in diversi modi, fra cui 'menzogna patologica'
o 'mitomania'.
Stai affermando che sono un bugiardo, Fred?
Differisce dalla menzogna ordinaria in quanto il soggetto giunge a convincersi di dire la
verit...
Dove te lo sei fatto quell'occhio nero? gli chiese Eva, sgomenta, quando pi tardi Fred entr
in cucina. Ti sei messo a fare a botte alla tua et?
Poi not l'espressione che Fred aveva in volto e corse al frigorifero. Fece accomodare suo
marito su una sedia e gli applic una bistecca sull'occhio che si stava gi gonfiando, mentre lui le
raccontava ci che era successo.
 un violento disse Eva. Un uomo violento!
No, non ce l'ho con lui obiett Fred. Io l'ho insultato. Ormai non so pi nemmeno quello
che dico. Io... io non capisco pi niente.
Lei guard il suo corpo accasciato sulla sedia con un'aria preoccupata. Quand' che il dottor
Boone far qualcosa per te?
Non lo so.
Mezz'ora dopo, nonostante Eva cercasse di dissuaderlo, Fred and a pulire la biblioteca
insieme a un collega. Nel momento stesso in cui entr nella grande sala boccheggi, si port le mani
alle tempie e cadde in ginocchio, ansimando. La mia testa! La mia testa!
Dovette restarsene un bel po' seduto tranquillo nell'atrio al piano terra prima che il dolore alla
testa gli passasse. Rest l a guardare quasi istupidito il pavimento lucido, sentendosi come se avesse
appena sostenuto ventinove riprese con il campione del mondo dei pesi massimi.
Fetlock arriv al mattino. Arthur B. Fetlock, quarantadue anni, basso e tarchiato, direttore del
dipartimento di Psicologia, vestito con un cappello alla Sherlock Holmes e un soprabito quadrettato,
percorse in tutta fretta il vialetto, balz sul portico, attravers l'impiantito consumato e schiacci il dito
sul campanello. Mentre aspettava sbatt energicamente le mani guantate, emettendo nuvolette di fiato
vaporizzato.
S? chiese Eva quando and ad aprire la porta.
Il professor Fetlock le spieg perch si trovava l, senza rendersi conto della faccia spaventata
della donna quando lei cap in quale campo operava. Ma Eva si rassicur quanto sent che lo mandava
il dottor Boone, e accompagn Fetlock su per la scala foderata di moquette, spiegando: Sta ancora a
letto. Ieri sera ha avuto una crisi.
Eh? fece Fetlock.
Fatte le presentazioni, e dopo essere rimasto solo con Fred, il professor Fetlock gli spar una
rapida serie di domande. Fred Elderman, con una pila di cuscini sotto la testa, fece del suo meglio per
fornire risposte soddisfacenti.
Questa crisi... disse Fetlock che cosa  successo?
Non lo so, professore. Ero nella biblioteca e... insomma,  stato come se una tonnellata di
cemento mi colpisse sulla testa. No... dentro la testa.
Stupefacente. E questa conoscenza che lei sostiene di avere acquisito... a lei risulta che sia
aumentata da quando ha messo sciaguratamente piede nella biblioteca?
Fred annu. Adesso so molto pi di prima.
Il professore un le punte delle dita. C' un libro sul linguaggio, di un certo Pei. Sezione 9-B
della biblioteca, collocazione 429.2, se ricordo bene. Pu citarne qualche brano?
Fred assunse la solita espressione inebetita, ma le parole seguirono quasi subito. Fu Leibnitz
il primo ad avanzare la teoria che tutte le lingue non provenissero da una fonte storicamente
documentata, ma da un protolinguaggio. Sotto certi aspetti fu un precursore di...
Bene, bene disse Arthur Fetlock. Sembra si tratti di un caso di manifestazione telepatica
spontanea unita a una forma di chiaroveggenza.
Che significa?
Telepatia, Elderman. Telepatia! A quanto pare ogni volta che lei si imbatte in un libro o in
una mente colta, si appropria del loro contenuto. Ha lavorato nell'ufficio di francese e si  messo a
parlare in francese. Ha lavorato nell'ufficio di matematica e si  messo a citare numeri, tavole, teoremi.
Analogamente ha fatto con tutti gli altri uffici, i loro libri e le persone che vi incontrava. Fetlock
aggrott la fronte e si mordicchi le labbra. Gi, ma perch?
Causa qua re farfugli Fred.
Fetlock emise un piccolo rumore raschiante con la gola. Gi, vorrei proprio saperlo.
Tuttavia... Si sporse in avanti. Che ha detto?
Com' possibile che io apprenda cos tanto? domand preoccupato Fred. Voglio dire...
Questo non  difficile afferm il professore tracagnotto. Vede, nessuno usa mai la piena
capacit di apprendimento del cervello. Il nostro cervello ha un potenziale immenso. Forse  proprio
quello che sta succedendo a lei... sta utilizzando questo potenziale.
Ma in che modo?
Con una telepatia e una chiaroveggenza che si manifestano spontaneamente, oltre a una
capacit infinita di trattenere le informazioni e un potenziale illimitato. Fece un leggero fischio. 
incredibile. Assolutamente incredibile. Be', adesso devo andare.
Ma io che devo fare? lo implor Fred.
Be', se la spassi disse il professore in modo espansivo.  un dono assolutamente
straordinario. Ora mi stia a sentire: se io volessi radunare un gruppo di membri del Consiglio di facolt,
lei sarebbe disposto a incontrarli? In modo informale, naturalmente.
Ma...
Ne rimarrebbero estasiati, assolutamente estasiati. Devo preparare un articolo per il Journal.
Ma che significa, professore? domand Fred Elderman con la voce che gli tremava.
Oh, andremo a fondo, non si preoccupi. Davvero, tutto questo  rivoluzionario. Un fenomeno
mai visto prima. Emise un suono che indicava una compiaciuta incredulit. In-cre-di-bi-le.
Quando il professor Fetlock se ne fu andato, Fred rimase a letto avvilito. E cos non c'era
niente che si potesse fare: nient'altro che sputare in continuazione parole incomprensibili e domandarsi
ogni notte perch gli stesse succedendo quella cosa terribile. Forse il professore la trovava eccitante;
vista da fuori poteva anche sembrare una situazione stimolante dal punto di vista intellettuale, ma per
lui significava solo una serie di episodi sgradevoli e problemi sempre pi difficili da risolvere.
Perch? Perch? Era la domanda alla quale non poteva dare una risposta, ma nemmeno
sottrarsi.
Ci stava pensando ancora quando entr Eva. La segu con lo sguardo mentre attraversava la
stanza e si veniva a sedere sul bordo del letto.
Che ha detto? gli chiese ansiosamente.
Una volta messa al corrente, Eva ebbe una reazione uguale alla sua.
Tutto qui? Se la spassi? Strinse le labbra per l'indignazione. Ma che gli prende? Perch il
dottor Boone lo ha mandato qui?
Fred scosse il capo senza rispondere.
Sulla sua faccia c'era un'espressione cos impaurita e confusa che all'improvviso lei allung la
mano e lo accarezz sulla guancia. Ti fa male la testa, caro?
Mi fa male dentro rispose Fred. Nel... Raschi con la gola. Se si considera il cervello
come un tessuto che  solo moderatamente comprimibile, sollecitato da due variabili, il sangue che
contiene e il fluido spinale che lo circonda e che riempie i suoi ventricoli, abbiamo...
Si interruppe con un sussulto, e rimase l a tremare in modo spasmodico.
Che dio ci aiuti mormor lei.
Come afferma Sesto Empirico nei suoi Argomenti contro la credenza in Dio, coloro che
sostengono con decisione l'esistenza di Dio non possono evitare di cadere nell'empiet. Perch...
Fred, smettila!
Lui la guard con occhi sbarrati, in preda a una gran confusione.
Fred, tu non... non sai quello che dici, giusto?
No. Non lo so mai. So solo che... Eva, ma che mi sta succedendo?
Lei gli strinse la mano e l'accarezz.  tutto a posto, Fred. Ti prego, non preoccuparti in
questo modo!
Invece Fred si preoccupava. Perch dietro quel complesso bagaglio di conoscenze che gli
riempiva la mente lui rimaneva sempre lo stesso uomo, un uomo semplice, che non capiva... e che
aveva paura.
Perch gli succedeva tutto questo?
Era come se, in qualche modo orribile, fosse diventato una spugna che si imbeveva sempre pi
di conoscenza, e prima o poi sarebbe arrivato il momento in cui non ci sarebbe stato pi spazio e la
spugna sarebbe esplosa.
Il professor Fetlock lo blocc in corridoio il luned mattina. Elderman, ho parlato ai membri
del Consiglio e sono tutti eccitati quanto me. Oggi pomeriggio sarebbe troppo presto per lei? Posso
farla esentare da qualsiasi lavoro debba svolgere.
Fred fiss come istupidito la faccia raggiante del professore. Per me va bene.
Splendido! Allora facciamo alle quattro e mezza? Nel mio ufficio?
Va bene.
E posso darle un suggerimento? chiese il professore. Le consiglierei di girare l'universit...
tutta, intendo.
Quando si separarono Fred ridiscese in cantina per riporre i suoi attrezzi.
Alle quattro e venticinque spinse la pesante porta del dipartimento di Psicologia. Rimase l,
aspettando pazientemente, con la mano sulla maniglia, fino a quando uno dei numerosi membri del
Consiglio di facolt non lo vide. Il professor Fetlock si liber e corse verso di lui.
Elderman! lo accolse. Si accomodi, si accomodi.
Professore, le ha detto pi niente il dottor Boone? insist Fred. Voglio dire...
No, niente. Non abbia paura, risolveremo tutto. Ma venga avanti. Vorrei... Signore e signori,
un attimo di attenzione, prego!
Fred venne presentato a tutti, si mischi ai professori e si sforz di comportarsi in modo
naturale, mentre il cuore e i nervi erano in subbuglio per la paura nervosa.
E ha seguito il mio consiglio? gli chiese ad alta voce Fetlock. Ha fatto il giro completo di
tutti i dipartimenti dell'universit?
S... signore.
Bene, bene. Il professor Fetlock annu con calore. Allora questo dovrebbe completare il
quadro. Provate a immaginare, signore e signori: tutta la conoscenza della nostra universit... dentro la
testa di quest'uomo!
Dall'uditorio si levarono mormorii dubbiosi.
No, no, sto parlando sul serio! afferm Fetlock. Ne potrete avere una dimostrazione pi che
ampia. Chiedete pure.
Fred Elderman si trov circondato da un momentaneo silenzio, mentre pensava a ci che aveva
detto il professor Fetlock. La conoscenza di una intera universit nella sua testa. Allora questo
significava che l non aveva pi niente da imparare.
E adesso?
Poi cominciarono le domande... e le risposte, tutte con voce scialba e monotona.
Che succeder al sole fra quindici milioni di anni?
Se il sole continua a irradiare per quindici milioni di anni con l'attuale intensit, la sua intera
massa si trasformer in radiazioni.
Che cos' una nota fondamentale?
Nelle unit armoniche i toni costituenti possiedono valori armonici disuguali. Alcuni sono pi
importanti e dominano l'unit sonora. Queste note fondamentali sono...
La conoscenza di una intera universit dentro la sua testa.
I cinque ordini dell'architettura romana.
Rustico, dorico, corinzio, ionico, composto. Il rustico  un dorico semplificato, il dorico
conserva i triglifi, il corinzio  caratterizzato da...
Non c'era pi sapere, l, che lui non possedesse. Era tutto ammassato nel suo cervello. Perch?
Capacit di accumulazione?
La capacit di accumulazione di una soluzione pu essere definita come dx/dpH, dove dx  la
piccola capacit di acido forte o...
Perch?
Un momento fa. In francese.
Il n'y a qu'un instant.
Domande interminabili, rivolte con eccitazione crescente, e alla fine quasi urlate.
Di che si occupa la letteratura?
La letteratura si occupa per sua natura delle idee, poich riguarda l'uomo nella societ, vale a
dire che tratta di formulazioni, valutazioni e...
Perch?
La normativa sull'illuminazione degli alberi sulle navi a vapore? Una risata.
Un vascello a vapore in navigazione deve portare sull'albero di trinchetto o davanti a esso,
oppure, se  sprovvisto dell'albero di trinchetto, nella parte anteriore, una luce bianca ben visibile
studiata in modo da...
Nessuna risata. Altre domande.
Come decolla un razzo a tre stadi?
Un razzo a tre stadi decolla verticalmente, ma subisce una leggera sollecitazione in direzione
est, e la Brennschluss si verifica all'incirca...
Chi era il conte Bernadotte?
Quali sono i sottoprodotti del petrolio?
Quale citt ...
Come si fa a...
Che cos'...
Quando successe...
E alla fine, quando Fred ebbe risposto a tutte le domande che gli avevano posto, vi fu un
grande, assoluto silenzio. Lui rimase l tremante e intontito, ma cominciava a intravedere
l'informazione che contava.
In quel momento squill il telefono, facendo sobbalzare tutti i presenti.
Rispose il professor Fetlock.  per lei, Elderman.
Fred and al telefono e prese la cornetta.
Fred? sent la voce di Eva.
Oui.
Cosa?
Lui ebbe un sussulto. Scusami, Eva. Volevo dire, s, sono io.
La sent deglutire all'altro capo della linea. Fred, io... io mi stavo chiedendo come mai non
fossi ancora tornato a casa, cos ho chiamato il tuo ufficio e Charlie mi ha detto...
Le raccont della riunione.
Oh fece lei. Be', sarai... sarai a casa per l'ora di cena?
L'ultima informazione stava affiorando, emergeva lentamente.
Far il possibile, Eva. S, credo proprio di s.
Ero in pena, Fred.
Lui fece un sorriso triste. Non c' motivo di preoccuparsi, Eva.
Poi il messaggio sgorg tutto a un tratto nella sua testa e lui disse: Ciao, Eva e abbass la
cornetta. Devo andare aggiunse poi, rivolto a Fetlock e agli altri.
Non sent nemmeno quello che dissero. Le parole, il suo transitare dalla sala al corridoio, tutto
si perse nell'improvviso, impellente bisogno di uscire sul campus.
Non c'erano pi quelle facce piene di curiosit. Fred corse fuori a tutta velocit: si muoveva
senza ragione, senza sapere bene perch, cos come aveva risposto alle domande. C'era qualcosa che lo
spingeva a farlo.
Aveva parlato senza capire e adesso sfrecciava lungo il corridoio senza capire.
Attravers l'atrio, quasi senza fiato. Il messaggio diceva: Vieni,  ora.
Quelle cose, quella quantit di cose... chi aveva voglia di saperle, adesso? Quell'elenco
sterminato di informazioni sull'intero sapere terrestre.
Sapere terrestre...
Mentre sbucava nel crepuscolo sugli scalini, un po' incespicando un po' correndo, vide la luce
biancazzurra scintillare debolmente nel cielo.
Volava sopra gli alberi, sui palazzi, e puntava dritto verso di lui.
Rimase come pietrificato, fissandola, e seppe esattamente perch aveva accumulato tutta quella
conoscenza.
La luce scese su di lui con un ronzio penetrante, lamentoso. Una ragazza url nel campus
ormai buio.
La vita sugli altri pianeti, le ultime parole gli trafissero la mente, non  solo una possibilit,
ma una probabilit piuttosto alta.
Poi la luce lo colp e rimbalz alla sua fonte di origine, come un fulmine che scoppiasse al
contrario, dal parafulmine alla nuvola, lasciandolo immerso in una spaventosa oscurit.
Trovarono il vecchio che vagabondava nel campus come un sonnambulo muto. Gli parlarono,
ma la sua lingua era immobile. Alla fine furono costretti a guardare nel suo portafogli, dove trovarono
nome e indirizzo, e lo accompagnarono a casa.
Un anno pi tardi, dopo avere imparato di nuovo a parlare, pronunci le sue prime, esitanti
parole. Le disse una notte a sua moglie, quando lei lo trov in bagno con una spugna in mano.
Fred, ma che stai facendo?
Mi hanno spremuto rispose lui.
...
.
...
Fine.
...
.
...
Paradigma di sopravvivenza.
...
.
...
Titolo originale: Pattern for Survival. 1955.
Traduzione di: Anna Ricci.
...
.
...
E restarono sotto le torri di cristallo, ai piedi di quelle lucide costruzioni che, come specchi
luccicanti, catturarono sulla loro superficie il roseo tramonto, finch la loro citt non divenne di un
rosso acceso e splendente.
Ras fece scivolare un braccio intorno alla vita della sua amata.
Sei felice? le chiese teneramente.
Oh, s sospir lei. Qui, nella nostra bellissima citt, dove regnano pace e felicit per tutti, come potrei non essere felice?
E il tramonto infuse la sua purpurea benedizione sul loro dolce abbraccio. FINE.
Il rumore cess. Le mani di lui si richiusero come boccioli e le palpebre si abbassarono. Quel
testo era come vino. Scivolava sulle papille gustative della sua mente, inebriandolo. Ce l'ho fatta, si
rese conto. Per George in paradiso, ce l'ho fatta anche stavolta.
La soddisfazione lo aveva trascinato in quel mare. Per la terza volta era sprofondato, spinto da
quella sensazione di felicit. Tornato in superficie, ora, rinato, valut le parole da usare, scrisse
l'indirizzo sulla busta, vi fece scivolare dentro il manoscritto, pes il tutto, l'affranc e lo sigill. Una
nuova, breve immersione nelle acque della gioia, poi di nuovo fuori, diretto alla cassetta della posta.
Era quasi mezzogiorno quando Richard Allen Shaggley percorse zoppicando la strada
silenziosa, avvolto nel suo misero soprabito.
Doveva affrettarsi, o avrebbe superato l'orario di ritiro della posta. Ras e la citt di cristallo
era superlativo, non poteva aspettare un giorno in pi. Voleva che arrivasse alla redazione il prima
possibile. Aveva un certo valore.
Pass intorno allo scavo fitto di tubature (santo cielo, quando avevano intenzione di finire la
riparazione di quelle maledette fogne?), prese ad arrancare con passo pi rapido, la busta stretta tra le
dita rigide e il cuore in tumulto per l'agitazione.
Mezzogiorno spaccato. Raggiunse la cassetta della posta e si guard intorno ansioso, in cerca
del postino. Non c'era traccia di lui. Dalle sue labbra screpolate sfugg un sospiro di sollievo. Con in
volto un'espressione radiosa, Richard Allen Shaggley sent il tonfo leggero della busta in fondo alla
cassetta.
L'autore, felice, si allontan tossendo.
Ad Al facevano di nuovo male le gambe. Camminava a fatica per la via deserta, stringendo un
poco i denti, con il sacco di pelle che gli gravava sulla spalla affaticata. Sto diventando vecchio, si
disse, non ho pi le energie di una volta. I reumatismi alle gambe rendono difficile il mio giro.
A mezzogiorno e un quarto, raggiunse la cassetta della posta verde scuro ed estrasse le chiavi
dalla tasca. Si chin gemendo, apr e svuot il contenuto.
Un sorriso distese i lineamenti del suo viso, contratti per il dolore; annu. Un altro manoscritto
di Shaggley. Ci avrebbe messo poco a riscuotere successo. Quell'uomo sapeva scrivere davvero bene.
Raddrizzandosi con un grugnito, Al infil la busta nel suo sacco, richiuse la cassetta, poi
riprese ad arrancare, ancora col sorriso sulle labbra. Mi rende orgoglioso portare le sue storie, si disse,
anche se le gambe non mi danno tregua.
Al era un fan di Shaggley.
Quando Rick rientr dal pranzo, poco dopo le tre del pomeriggio, trov un appunto della sua
segretaria sulla scrivania.
' appena arrivato un nuovo manoscritto da Shaggley' diceva. 'Un bel lavoro. Non
dimenticarti che R.A. vuole vederti quando hai finito. S.'
Un lampo di soddisfazione illumin il viso squadrato del direttore editoriale. Per George in
paradiso, era manna dal cielo in un pomeriggio che si stava prospettando del tutto infruttuoso.
Con le labbra curvate in quello che per lui era un sorriso, si lasci andare sulla sua poltrona di
pelle, si trattenne volutamente dall'afferrare la matita blu che le sue dita agognavano (non sarebbe stata
necessaria, per un lavoro di Shaggley!) e prese la busta dalla superficie di vetro incrinato della sua
scrivania. Per George, una storia di Shaggley... che fortuna! R.A. ne sarebbe stato entusiasta.
Sprofond nel cuscino, preso all'istante dall'atmosfera di apertura della narrazione. Con un
tremito si immedesim in essa, perdendo il contatto con la realt circostante. Si immerse senza fiato
nelle profondit della storia. Che equilibrio, che capacit descrittive! La scrittura di quell'uomo era
impressionante. Con un gesto distratto, si spazzol via della polvere di gesso dalle maniche a righe.
Mentre leggeva, si sollev di nuovo il vento, scompigliandogli i capelli simili a fili di paglia,
sfiorandogli le sopracciglia come il tocco di tiepide ali. Inconsciamente sollev una mano e segu con
un dito il solco della cicatrice che gli attraversava come un filo bluastro una guancia e parte della
tempia.
Il vento prese vigore. Fischiava fra le travi e spargeva giornali ingialliti sul tappeto bagnato.
Rick si agit nervoso, e lanci un'occhiata alla crepa aperta nel muro (nel nome del cielo, quando
avrebbero finito di ripararlo?), poi torn con rinnovata gioia al manoscritto di Shaggley.
Quando lo ebbe finito, si asciug una lacrima di commozione e premette il tasto dell'interfono.
Prepara un altro assegno per Shaggley ordin.
Alle tre e mezza port il manoscritto nella stanza di R.A. e lo lasci l.
Alle quattro, l'editore rise e pianse su quelle pagine, passandosi le dita nodose sulla parte
ormai calva della testa.
Il vecchio Dick Allen, curvato dagli anni, prepar la stampa del racconto di Shaggley quello
stesso pomeriggio, con occhi velati di lacrime di felicit che gli scendevano sotto la visiera, inudibili
nel clangore del macchinario.
La stampa era gi pronta poco dopo le sei. Il direttore con la cicatrice in volto non riusciva a
stare fermo mentre rileggeva il racconto per almeno la sesta volta prima di decidersi, riluttante, a
metterlo in vendita.
Alle sei e mezza, l'ometto parzialmente calvo zoppicava lungo la strada.
Era stata una dura giornata di lavoro, e lo aspettava il meritato riposo; si ferm all'edicola per
prendere qualcosa da leggere.
Sussult. Per George in paradiso, una nuova storia di Shaggley! Che fortuna!
Ed era l'unica copia rimasta. Lasci un quarto di dollaro per il venditore, che in quel momento
non era l.
Si port il fascicolo a casa, arrancando tra gli scheletri di edifici (strano, quei palazzi non erano
ancora stati ricostruiti dopo gli incendi), leggendo mentre camminava.
Quando arriv a casa aveva gi finito la storia. Durante la cena la rilesse, scuotendo il capo
bitorzoluto per il meraviglioso effetto che gli faceva, per l'incantesimo potente di quell'opera. Mi
ispira, si disse.
Ma non quella sera. Era giunto il momento di mettere ogni cosa al proprio posto: la copertura
sulla macchina da scrivere, il misero cappotto, le maniche rigate e consunte, la visiera, il cappello da
postino e il sacco di pelle.
Alle dieci stava gi dormendo, e sognava dei funghi. E la mattina dopo si chiese ancora una
volta perch quei primi osservatori non avevano descritto la nuvola paragonandola al cappello di un
fungo.
Alle sei del mattino, dopo aver fatto colazione, era seduto davanti alla macchina da scrivere.
'Questa  la storia,' scrisse 'di come Ras incontr la bellissima sacerdotessa di Shaggley e lei
si innamor di lui.'
...
.
...
Fine.
...
.
...
Il funerale.
...
.
...
Titolo originale: The Funeral. 1955.
Traduzione di: Maurizio Nati.
...
.
...
Morton Silkline era nel suo ufficio e rifletteva sulla decorazione floreale del funerale di
Beaumont quando le note festose di Sto entrando al bar per unirmi al coro invisibile annunciarono che
qualcuno aveva messo piede nell'Agenzia funebre a prezzi contenuti Clooney.
Con gli occhi color fegato ancora assorti nella meditazione, Silkline intrecci le dita a formare
un placido nodo e si appoggi allo schienale di pelle nera della poltrona con un'aria di funereo
benvenuto sulla faccia. Fuori, nel corridoio silenzioso, risuonavano dei passi attutiti dal tappeto che si
muovevano a ritmo misurato. Subito dopo entr un uomo alto e l'orologio sulla scrivania indic con un
suono secco che erano le sette e trenta.
Alzandosi come sorpreso nel bel mezzo di un tte--tte con l'angelo luminoso della morte,
Morton Silkline aggir la lucida scrivania senza emettere il minimo rumore e protese la mano dalle dita
flaccide.
Ah, buonasera signore disse in tono melodioso, il sorriso un esatto compendio di
partecipazione e benvenuto, la voce un calcolato sgocciolio di riverenza.
La stretta dell'uomo era fredda, di quelle che schiacciano le ossa, ma gli occhi color cannella
di Silkline riuscirono a soffocare la reazione al momentaneo spasimo di dolore.
Vuole accomodarsi? mormor, agitando la mano piena di lividi in direzione della sedia del
Parente Addolorato.
Grazie disse educatamente l'uomo, con voce baritonale, mentre si sedeva sbottonandosi il
cappotto con il collo di velluto e posando il cappello scuro sulla superficie lucida della scrivania.
Mi chiamo Morton Silkline si present Silkline mentre tornava alla sua poltrona e si
sistemava sul cuscino come una farfalla diffidente.
Asper disse l'uomo.
Posso dire che sono orgoglioso di conoscerla, signor Asper? ronz sommessamente Silkline
come un gatto che facesse le fusa.
La ringrazio disse l'uomo.
Bene, allora disse Silkline, giungendo all'argomento che lo interessava. Cosa pu fare la
Clooney per alleviare il suo dolore?
L'uomo accavall le gambe avvolte nei calzoni scuri. Vorrei organizzare un servizio funebre
disse.
Silkline annu con un sorriso che voleva dire sono-qui-per-soddisfare-ogni-suo-desiderio.
Di certo disse lei  venuto nel posto giusto. Il suo sguardo si azzard ad andare appena
oltre il consentito. 'Quando qualcuno si addormenta sul letto solitario del sonno eterno' salmodi
'lasciate che sia la Clooney a ricoprirlo.'
Recuper l'espressione di prima e gli offr il sorriso pi modesto e servizievole che aveva.
L'ha scritta la signora Clooney disse. Ci piace leggerla a coloro che vengono da noi in cerca di
conforto.
Molto carina disse l'uomo. Assai poetica. Ma veniamo ai dettagli: vorrei prenotare la
vostra sala pi grande.
Capisco replic Silkline astenendosi con fatica dallo sfregarsi le mani. Sarebbe la Sala del
Riposo Eterno.
L'uomo annu affabilmente. Bene. E vorrei anche acquistare la vostra bara pi costosa.
Silkline non riusc a reprimere un ghigno quasi infantile. Con il muscolo cardiaco che pompava
vigorosamente, si appiccic a forza sulla faccia ogni possibile espressione di dolorosa partecipazione.
Sono sicuro che non ci saranno problemi disse.
Con le decorazioni d'oro? chiese l'uomo.
Be'... s disse il direttore, schioccando la gola mentre deglutiva. Sono certo che la Clooney
sia in grado di soddisfare ogni suo pi minimo desiderio in questo momento di dolorosa perdita.
Naturalmente... La voce scivol di un filo dall'addolorato al confidente. Tutto questo le coster un po' di pi che se...
Il costo non ha alcuna importanza lo interruppe l'uomo, respingendo l'idea con un cenno
della mano. Voglio solo il meglio di tutto.
Lo avr, signore, lo avr dichiar un eccitato Morton Silkline.
Eccellente disse l'uomo.
Ora, prosegu brusco Silkline desidera che il nostro signor Mossmound reciti il suo
sermone Giungendo a miglior vita, o ha in mente una cerimonia in stile con qualche confessione?
Credo di no disse l'uomo scuotendo la testa pensieroso. Un mio amico parler per
l'occasione.
Ah disse Silkline annuendo. Capisco.
Allung la mano e prese la penna d'oro dal suo basamento di onice, poi con due dita della
mano sinistra estrasse un modulo di richiesta dalla cassetta color avorio sopra la scrivania. Sollev lo
sguardo, stavolta con in faccia l'espressione accreditata che voleva dire: ' l'ora delle domande
dolorose.'
Ecco, disse qual  il nome del defunto, se posso chiederlo?
Asper rispose l'uomo.
Silkline alz gli occhi, sorridendo educatamente. Un parente? chiese.
Sono io disse l'uomo.
La risatina di Silkline fu come un debole colpo di tosse.
Mi scusi? disse. Credevo avesse detto...
Sono io ripet l'uomo.
Io non...
Vede, spieg l'uomo io non ho mai avuto grandi momenti nella vita. Sempre tutto alla
come veniva, si potrebbe dire, tutto improvvisato. Niente... come potrei esprimermi? Niente di
gustoso. L'uomo scroll le ampie spalle. Me ne sono sempre rammaricato aggiunse. E ho sempre
avuto intenzione di porvi rimedio.
Morton Silkline aveva rimesso la penna sul suo basamento con un gesto secco e si era alzato in
piedi, dimostrando tutta la sua contrariet.
Certo signore comment. Certo.
L'uomo sembr sorpreso della reazione indignata di Morton Silkline.
Io... cominci.
Sono del tutto preparato a qualche battuta lo interruppe Silkline ma non durante le ore di
servizio. Credo lei non si renda conto di dove si trova, signore. Qui siamo alla Clooney, un'agenzia di
onoranze funebri molto rispettata, non un luogo per scherzi da trivio o...
Si fece indietro e fiss a bocca aperta l'uomo vestito di nero che si era alzato all'improvviso,
con gli occhi accesi da una luce piuttosto sinistra.
Questo disse l'uomo minacciosamente non  uno scherzo.
Non ... Silkline non riusc ad andare oltre.
Sono venuto qui disse l'uomo con un proposito molto serio in mente. Gli occhi
luccicavano come carboni ardenti. E mi aspetto che questo proposito venga soddisfatto aggiunse.
Mi ha capito?
Io...
Gioved prossimo continu l'uomo alle otto e trenta della sera i miei amici e io arriveremo
qui per la cerimonia. Lei far in modo che per allora sia tutto pronto. Verr interamente pagato a
esequie avvenute. Qualche domanda?
Io...
Non ho bisogno di ricordarle disse l'uomo raccogliendo il cappello che questa faccenda 
per me della massima importanza. Fece una pausa prima che la sua voce si trasformasse in un
intimidatorio basso profondo. Mi aspetto che vada tutto bene.
L'uomo accenn un inchino, si volt e mosse due passi regali per l'ufficio, fermandosi sulla
porta.
Ehm... c' un'altra cosa disse. Lo specchio nell'atrio... lo faccia togliere. E anche, devo
aggiungere, qualsiasi altro specchio nel quale io e i miei amici potremmo imbatterci durante il nostro
soggiorno nella vostra sala.
L'uomo sollev una mano guantata di grigio. E adesso buonanotte.
Quando Morton Silkline giunse in corridoio il suo cliente stava volando via da una piccola
finestra. Morton Silkline croll a terra.
Giunsero alle otto e trenta, conversando mentre entravano nell'atrio della Clooney, accolti da
un Morton Silkline dalle gambe tremolanti e con gli occhi da procione per le diverse notti insonni.
Buonasera lo salut l'uomo alto sottolineando con un cenno di compiacimento l'assenza
dello specchio a muro.
Buona... Pi di questo, Silkline non riusc a dire.
Le corde vocali gli si erano atrofizzate e gli occhi si mossero dall'una all'altra delle figure che
facevano parte della congrega dell'uomo alto: il gobbo dal volto nodoso che Silkline aveva sentito
chiamare Ygor, la vecchia rugosa con il cappello a punta e un gatto nero appollaiato sulla spalla,
l'uomo corpulento dalle mani pelose che batteva i denti gialli e occhieggiava Silkline con un interesse
tutt'altro che casuale, l'uomo piccolo dalla faccia di cera che si leccava le labbra e gli sorrideva come
se posseduto da qualche soddisfazione interiore. E poi la mezza dozzina di uomini e donne in abiti da
sera, tutti con gli occhi e le labbra rosse e  cosa che fece rabbrividire Silkline  muniti di denti superbi.
Silkline li attese accanto al muro, la bocca un'apertura circolare e le mani che tormentavano
debolmente i fianchi, mentre la ciarliera assemblea gli passava accanto, diretta verso la Sala del Riposo
Eterno.
Venga con noi gli disse l'uomo alto.
Silkline si scost suo malgrado dalla parete e disegn un irregolare e barcollante itinerario
lungo il corridoio, con gli occhi sempre grossi come dischi, per lo stupore.
Mi auguro disse l'uomo alto in tono amabile che tutto sia pronto.
Oh gracchi Silkline. Oh... oh, certo.
Eccellente disse l'uomo.
Quando entrambi entrarono nella sala gli altri si erano gi disposti intorno al catafalco in un
semicerchio ammirato.
 buona stava farfugliando fra s e s il gobbo.  buona cassa.
Certo, una signora bara, vero Delfinia? chiese la vecchia megera, e Delfinia rispose:
Mrrrow.
Gli altri annuirono, scambiandosi sorrisi di soddisfazione e mormorii. Ah-ah.
Poi una delle donne vestite in abito da sera disse: Lasciamo che Ludwig veda e il
semicerchio si apr in modo che l'uomo alto potesse passare.
Fece scorrere le lunghe dita sugli intarsi dorati sui fianchi, annuendo con convinzione.
Splendida mormor, la voce rauca per l'emozione. Davvero splendida. Proprio quello che ho
sempre desiderato.
Hai scelto un capolavoro, amico disse un gentiluomo allampanato dai capelli bianchi.
Be', allora prova se ti sta bene! esclam la megera ridacchiante.
Ludwig sorrise come un ragazzino, si arrampic e con un po' di contorcimenti si sistem
dentro la bara. Mi sta alla perfezione disse tutto contento.
Maestro sta bene biascic Ygor annuendo tutto storto. Sta bene in cassa.
Poi l'uomo dalle mani pelose chiese che si cominciasse, perch aveva un appuntamento alle
nove e un quarto, e tutti si avviarono verso le sedie.
Vieni, bello disse la megera agitando una mano scheletrica verso un Silkline ossificato.
Siediti accanto a me. Mi piacciono i bei ragazzi, vero Delfinia? Delfinia disse: Mrrrow.
Per favore, Jenny la invit Ludwig Asper, aprendo gli occhi un momento. Sii seria. Sai
quanto questo significhi per me.
La vecchia alz le spalle. S, s bofonchi, poi si tolse il cappello a punta e sistem le pieghe
prodotte dall'umidit mentre Silkline, rigido come uno zombie, si sedeva tremando visibilmente sulla
sedia accanto a lei, aiutato dalla mano premurosa dell'uomo piccolo dalla faccia di cera.
Ciao, bel ragazzo bisbigli la megera chinandosi verso di lui e puntandogli nelle costole un
gomito ossuto.
Poi il gentiluomo allampanato dai capelli bianchi che veniva dalla zona dei Carpazi si alz e la
cerimonia ebbe inizio.
Buoni amici disse il gentiluomo. Ci troviamo qui riuniti all'interno di queste pareti
coronate di fiori per rendere omaggio al nostro compagno, Ludwig Asper, che il destino pio e
inflessibile ha scelto di strappare dall'esistenza per collocarlo nel desolato sarcofago dell'eternit.
Qui giace mormor qualcuno. Chant du cygne un altro. Ygor piangeva e l'uomo piccolo
dalla faccia di cera, seduto all'altro lato di Morton Silkline, si pieg per mormorare: Gustoso. Ma
Silkline non fu certo che si riferisse al discorso funebre.
E allora riprese il gentiluomo della Carpazia raccogliamo i nostri cuori amareggiati intorno
a questa bara del nostro compagno, intorno a questa lettiga di dolore, a questo cippo, a questo
cromlech, a questo infelice tumulo...
Parla pi chiaro, pi chiaro protest Jenny pestando petulante una scarpa a punta. Mrrrow
disse Delfinia, e la vecchia ammicc a Silkline, mostrandogli un occhio color sangue; Silkline si
ritrasse, ma solo per andare a sbattere contro l'uomo piccolo che lo fissava con gli occhi accesi e
mormorava ancora una volta: Gustoso.
Il gentiluomo dai capelli bianchi fece una pausa abbastanza lunga per squadrare la vecchia
megera da sopra il suo naso regale. Poi continu: ...Questa mastaba, questa stupa di dolore, questo
valico, questo spaventoso dokhma...
Ma che ha detto? chiese Ygor, a met fra un singhiozzo e l'altro. Che cosa, che cosa?
Questo non  un torneo a chi declama meglio, amico afferm la megera. Vedi di stringere,
ti dico.
Ludwig sollev ancora la testa, con un'espressione di doloroso imbarazzo sulla faccia.
Jenny disse. Ti prego.
Aaah... i denti del rospo! ringhi in modo osceno la vecchia, e Delfinia gemette.
Requiescas in pace, caro fratello prosegu stizzito il conte. Possa il ricordo di te non perire
con la nostra prematura sepoltura. Non sei, caro fratello, del tutto fuori dal gioco, solo che giochi in
un'altra squadra.
Al che l'uomo dalle mani pelose si alz e si allontan goffamente dalla sala con un annuncio
gutturale: Io vado e Silkline si sent diventare un ghiacciolo quando ud un improvviso calpestio di
piedi artigliati sul pavimento della sala e un latrato che echeggi lungo tutte le pareti.
Ullgate dice che ha un appuntamento a cena afferm l'uomo piccolo con un sorriso
luminoso, mentre la sedia di Silkline tremava.
Il gentiluomo dai capelli bianchi si era eretto in tutta la sua statura e se ne stava l con gli occhi
rossi chiusi e la bocca corrucciata in un risentimento tutto aristocratico.
Conte implor Ludwig. Per favore.
Devo proprio sopportare queste ignobili calunnie? chiese il conte. Queste...
Be', la-de-da cantilen Jenny al suo gatto.
Silenzio, donna! rugg il conte, e la sua testa scomparve momentaneamente in un bianco
vapore sfilacciato, per poi riapparire una volta recuperato il controllo.
Ludwig si drizz a sedere, il volto trasformato in una maschera contorta di indignazione.
Jenny disse adirato. Credo sia meglio che tu te ne vada.
Credi di poter cacciare le vecchia Jenny di Boston? lo sfid la megera. Be', allora eccoti
una cosa che non ti aspetti.
E, sotto gli occhi di un Silkline ormai avvizzito, la vecchia si infil il cappello a cono e sput
dei piccoli lampi dalla punta delle dita. A Delfinia, con la schiena ridotta in pappa, si drizzarono i
capelli bianchi, mentre il conte si lanciava in avanti a mani protese per afferrare la spalla della megera;
subito dopo, per, si irrigid a mezza strada quando il fuoco lo circond e lui cominci a sfrigolare.
Aaah! esult Jenny, mentre Silkline gridava inorridito: Il mio tappeto!
Jenny! esclam Ludwig, contorcendosi per uscire dalla bara. La strega gesticol e tutti i fiori
della sala cominciarono a esplodere come popcorn.
Nooo! gemette Silkline mentre le tende prendevano fuoco e si stracciavano. Le sedie furono
rovesciate. Il conte si dissolse in una striscia bianca sibilante che vol verso Jenny... la quale alz le
braccia e svan, con il gatto e tutto il resto, in una spuma arancione mentre l'aria si infittiva di
scricchiolii e di ali svolazzanti.
Appena prima che Morton Silkline, ormai con gli occhi fuori dalle orbite, cadesse
pesantemente in avanti, l'uomo dalla faccia di cera si chin su di lui, sorridendo a trentadue denti,
strinse il braccio intorpidito del direttore e mormor: Gustoso.
Poi Silkline fu tutt'uno con il tappeto.
Morton Silkline sprofond nella sua poltrona di pelle nera, ancora torcendosi leggermente,
anche se da quell'evento sconvolgente era passata una settimana. Sulla scrivania c'era il biglietto che
Ludwig Asper aveva appuntato sul suo petto incosciente.
Signore, oltre a questa sacca d'oro (che confido potr coprire tutte le spese) voglia accettare le
mie pi sentite scuse per il fatto che il funerale non si sia svolto con il decoro dovuto. Perch, a parte
questo, tutta l'organizzazione  stata di mia piena soddisfazione.
Silkline mise gi il biglietto e accarezz compiaciuto la montagnola di monete scintillanti
sopra la scrivania. Una indagine abbastanza accurata gli aveva fornito l'informazione che un suo
contatto in Messico (per la precisione un nipote che lavorava come truccatore presso l'Agenzia funebre
a prezzi contenuti Carillo) poteva trovare senza problemi un modo reciprocamente vantaggioso di
trasformare l'oro in contanti. Tutto considerato, quell'affare non gli aveva reso poi cos male...
Morton Silkline alz gli occhi mentre qualcosa entrava nel suo ufficio.
Avrebbe preferito saltare all'indietro urlando e scomparire nel disegno floreale della carta da
parati, ma era troppo pietrificato. Fiss ancora una volta a bocca spalancata l'enorme cosa informe,
tentacolata e sgocciolante ocra, che si dimenava e guizzava davanti a lui.
Un amico gli disse educatamente quella cosa mi ha parlato bene di lei.
Silkline rimase seduto per qualche secondo con gli occhi che sembravano volergli schizzare
dalle orbite, ma poi la sua mano tremante tocc casualmente il mucchietto d'oro.
 venuto disse respirando dalla bocca nel posto giusto... ehm... signore. Cerimonie...
deglut rumorosamente e si fece forza per tutte le circostanze.
Allung la mano verso la penna, soffiando via il fumo giallo-verde che stava cominciando a
oscurare l'ufficio.
Nome del defunto? domand in tono professionale.
...
.
...
Fine.
...
.
...
Troppo fiero per perdere.
...
.
...
Titolo originale: Too Proud to Lose. 1955.
Traduzione di: Stefano A. Cresti.
...
.
...
Lew Torrin si svegli lentamente quella mattina. Le sue palpebre continuavano a richiudersi
prima di riuscire a rimanere finalmente aperte.
Oggi. Fu la prima parola che si fece strada attraverso la sua mente annebbiata dal sonno. Oggi
avrebbe incontrato Frank Hamet, e uno di loro due sarebbe morto.
Gir la testa sul cuscino e guard fuori dalla finestra, con le labbra strette. Era una mattina
grigia e senza sole, sconfortante. Perfino da sotto le coperte poteva quasi sentire il gelo di novembre
che avrebbe rallentato il suo flusso sanguigno, smorzato i suoi riflessi. La poca luce avrebbe
danneggiato la sua visione... oggi, quando i suoi occhi avrebbero dovuto funzionare alla perfezione, o
sarebbe morto.
Morto. Respinse quel pensiero e si sedette di scatto. Il suo petto emise un gemito. Un'intera
notte di sonno ed era ancora stanco. Si mise a sedere sul bordo del letto, tirando gi le gambe, e rimase
l a fissare le sue mani venose, con la pelle quasi color bronzo per il sole dell'Arizona. Flett le lunghe
dita e cerc di scaldarle per renderle agili e reattive, ma non ci riusc. Erano legnose; avevano perso
qualcosa.
Ho quarant'anni, pens, non posso aspettarmi di essere ancora lo stesso.
Il suo petto si alz e si abbass con un respiro pesante. La cosa non cambiava niente. Avrebbe
comunque dovuto incontrare Frank Hamet.
Allung una mano e afferr il suo orologio dal comodino. Dio santo, aveva dormito dieci ore!
Perch Mary non l'aveva svegliato?
Una domanda inutile; conosceva gi la risposta. L'aveva lasciato dormire perch sapeva
quanto fosse stanco.
Lei non sapeva di Hamet, per  e non l'avrebbe saputo.
Lew Torrin rimase seduto l, con le sue muscolose spalle curve e le mani che pendevano
fiacche tra le cosce. Avrebbe voluto potersi sdraiare e dormire per altre dieci ore. Non aveva pi
energia in corpo. Era cos che viveva un uomo in quell'epoca: adulto a sedici anni, consumato a
quaranta.
Il suo sguardo si spost sul cuoio del cinturone e delle fondine appesi al montante del letto e si
ferm sul calcio consumato della sua Colt .44. Oggi quell'arnese gli avrebbe salvato la vita, o sarebbe
morto.
Era incredibile.
Si mise in piedi e si perse nei gesti quotidiani del vestirsi, guardandosi intorno nella stanza per
evitare di pensare troppo. I suoi occhi si spostarono dal catino e dalla brocca al letto disfatto; al
cassettone intagliato ai piedi del letto; al tappeto all'uncinetto che aveva fatto Mary, anni prima; alla
foto del loro matrimonio appesa alla parete; alle foto di Lucy e Sarah, in posa di fronte all'albero del
Natale passato.
Continu a guardare tutti quegli oggetti mentre si tirava su i suoi Levi's, si abbottonava la
camicia di flanella, e si sedeva sul letto per infilarsi i calzini e gli stivali.
Quello sono io?, non pot fare a meno di chiedersi mentre fissava nello specchio i suoi capelli
biondo scuro che si facevano grigi sulle tempie, il suo viso abbronzato segnato dalle rughe per gli anni
passati a stringere gli occhi e le preoccupazioni. Si pass un dito sulla sottile cicatrice sulla tempia,
ricordo di un duello.
Scosse piano la testa mentre tirava fuori l'orologio dal taschino dopo avercelo appena messo.
Le undici. Di l a due ore avrebbe dovuto incontrare Frank nel campo dietro al cimitero. Continu a
scuotere la testa. Sembrava impossibile.
Tese le labbra. Be', non lo , si disse rabbioso. Era questa la cosa peggiore dell'avere
quarant'anni. Non erano i riflessi che ti abbandonavano, o i muscoli che non riuscivano a recuperare
abbastanza, e nemmeno la paura. Erano quei pensieri continui che rendevano tutto cos difficile.
Si appunt il distintivo di fronte allo specchio, osservando il modo in cui scintillava lucido. Era
stato sceriffo di Dannerville per vent'anni, e non aveva nient'altro da mostrare che quel piccolo pezzo
di metallo sul petto. Perch un uomo faceva quel che aveva fatto lui? Perch si dedicava a mantenere la
legge in una citt, seguendo le orme di suo padre, e del padre di suo padre?
Che fosse dannato se lo sapeva.
Torrin afferr il cinturone e lo sfil dal montante del letto. Attravers svelto la stanza in
penombra, con gli stivali che battevano sulle assi del pavimento. Non metterti a pensare, si disse. Vacci
alla cieca. Era semplice, davvero. Vent'anni passati a mantenere l'ordine; quelli non contavano niente.
Diciotto anni di matrimonio; nemmeno quelli contavano niente. C'erano soltanto due cose: vivere e
morire.
Scese lentamente le scale e fu raggiunto dal profumo di frittelle, pancetta e caff forte che
pervadeva l'aria. Mentre scendeva sentiva il peso del suo corpo che affondava su una gamba, poi
sull'altra. Sentiva il peso del cinturone che gli strattonava il braccio. Ud il misurato ticchettio
dell'orologio a parete mentre ci passava davanti e vide, con la coda dell'occhio, il movimento pigro del
suo pendolo. Sent il tacco dei suoi stivali che batteva sulle scale e vide lo spento bagliore della
ringhiera lucidata. I pesanti battenti della porta principale, il portamantelli con il suo cappello e la sua
giacca. Tutto questo  ogni cosa nella sua casa, nella sua vita  sarebbe potuto finire tra due ore,
spazzato via da un'ondata di oscura agonia.
Non pensare! Le parole esplosero nella sua mente. Ma poi ud i passi di Mary che si
muovevano con rapida precisione in cucina, e ogni cosa torn ad assediarlo ancora una volta  tutti
quegli inconcepibili dettagli che si ammucchiavano sullo sfondo nero della morte.
Lei alz gli occhi dai fornelli. Buongiorno, caro disse.
Lui cerc di sorridere ma non riusc a fare niente di pi che contrarre rigidamente gli angoli
della bocca.
Lei fece un'espressione comprensiva. Ancora stanco? gli chiese.
No, mi sento meglio disse lui.
Bene. Mettiti seduto, allora. Ti porto la colazione.
Lui si spost verso la sedia e appese il cinturone allo schienale. No, non glielo dir, pens,
sentendosi un nodo nello stomaco mentre si rendeva conto che avrebbe disperatamente voluto dirglielo.
Sprofond nella sedia e strinse forte i pugni sotto il tavolo, dove lei non poteva vederli.
Non avresti dovuto lasciarmi dormire cos a lungo le disse.
Ne avevi bisogno rispose lei. Jake pu occuparsi dell'ufficio una mattina ogni tanto.
Lew fiss i piatti puliti di fronte a s, la tazza del caff, le posate. Questo sar l'ultimo cibo che
mangio, gli venne in mente, e si irrigid rabbiosamente a quello scherzo crudele della sua mente.
Le ragazze sono uscite? chiese in fretta, sperando di annegare i pensieri nelle parole.
Sono a scuola dalle nove disse lei spontanea, avvicinandosi per prendere il suo piatto.
Lui le strinse la mano, impulsivamente, e lei lo guard con una scintilla di sorpresa negli occhi.
Lew forz un sorriso. Grazie per... avermi lasciato dormire disse.
Avrei voluto lasciarti dormire tutto il giorno disse lei.
Poi torn ai fornelli e la mano di lui ricadde inerte. Anch'io, pens, anch'io vorrei poter
dormire tutto il giorno.
All'improvviso le sue mani si strinsero a pugno, sbiancando sulle sue ginocchia, e sent
l'urgenza di gridare. No! No, non  giusto! Perch devo gettare alle ortiche la mia vita per via di uno
stupido piantagrane che non ha mai combinato nulla di buono?
Hai freddo, Lew? chiese lei mentre gli portava il cibo.
Lui deglut forte. Un po' disse. Sembra che si stia preparando a nevicare.
Non tarder, gi disse lei mettendo gi il suo piatto.
Ha un bell'aspetto disse lui, e le sorrise.
Ti porto il caff disse lei, e le dita di Lew si contrassero nervose e impotenti sulle sue
ginocchia mentre combatteva l'impulso di prenderle di nuovo la mano. Fece un respiro profondo e si
controll. Ora basta, ordin a s stesso. Basta.
Cerc di non pensare mentre mangiava lentamente, boccone dopo boccone, ma continu a
pensare a Frank Hamet.
Lew aveva conosciuto il padre di Frank. Aveva visto il vecchio Joshua Hamet ucciso da un
cavallo imbizzarrito, aveva portato la sua bara al funerale, aveva organizzato la colletta che aveva
aiutato la vedova Hamet a mettere in piedi un piccolo negozio di tessuti per tirare avanti.
E aveva visto il piccolo, viziato Frank crescere, diventare un monello che tirava le pietre ai
cavalli e marinava la scuola. Aveva visto Frank diventare un adolescente magro che aveva cominciato a
bere e a scommettere troppo presto; l'aveva visto fare amicizia con la gente sbagliata.
E ora, quello stesso Frank Hamet l'aveva sfidato e lo stava aspettando in un campo per
ammazzarlo.
Non hai fame, Lew?
La domanda di Mary gli fece alzare gli occhi dal piatto con aria sorpresa.
Non ti senti bene? gli chiese.
No,  solo che... oh, non lo so. Riusc a farle un sorriso. Immagino che non sono abituato a
dormire cos tanto. Sono ancora un po' intontito.
Perch non rimani a casa, oggi, e lasci che sia Jake a occuparsi di tutto?
No, io...
Non hai niente di importante da fare, no?
No. Ma...
Lei sorrise dolcemente. E va bene, caro. Per, ti prego, non ti stancare troppo.
Lui abbass la testa in modo che non lo vedesse deglutire. Va bene disse.
Fin il caff e si alz, con le mani che tremavano un poco mentre si allacciava il cinturone
intorno alla vita. Gli sembr che pesasse cinquanta chili. Poi tir fuori l'orologio. Le undici e mezza. Si
chin e diede un bacio sulla guancia di Mary. Vado disse, sentendosi un nodo freddo nello stomaco.
Lei gli pos le mani sulle braccia. Non lavorare troppo disse. Per favore. E torna a casa
presto per cena.
Lui la guard ancora un momento, cercando di imprimere il suo volto nella mente: un ricciolo
che scendeva libero lungo la tempia destra, gli occhi nocciola, le guance raggianti, le labbra piene e
calde che baci, sentendo il suo corpo che gli premeva contro.
Ci vediamo a cena disse lei dolcemente.
A dopo rispose lui.
Si sentiva a malapena le gambe mentre attraversava la cucina. La sto lasciando, pens. Sto
lasciando mia moglie e non la rivedr pi. Strinse le labbra per trattenere il singhiozzo che avvertiva
salire in gola, e si sent il corpo come un blocco di pietra.
Poi fu nell'ingresso; si mise giacca e cappello, appena cosciente dei suoi gesti, intorpidito dalla
paura. Non temeva per la sua vita, ma di non poter mai pi rivedere Mary o le ragazze. Fece un passo
indietro, verso la cucina, deciso a entrare e dirle tutto e pianificare che cosa avrebbe dovuto fare se non
fosse tornato indietro.
Ma si controll e rimase l ad abbottonarsi la giacca, con il viso contratto in una maschera di
risolutezza. Non gliel'avrebbe detto. Non voleva che lei passasse quello che stava passando lui.
Prima di uscire si guard intorno nell'ingresso e seppe, in quel momento, quanto amava quella
casa, perch l, in quella casa, c'era stata tutta la felicit della sua vita. Il momento in cui aveva portato
a casa la sua sposa, gli anni di piaceri domestici, la nascita di Lucy e Sarah; tutte le migliaia di piccole
cose che si sommavano per comporre la pienezza della vita di un uomo.
All'una tutto questo sarebbe potuto finire.
Usc svelto nell'aria fredda, che sapeva di ghiaccio, e si incammin lungo il viale; richiuse il
cancelletto alle sue spalle, e affond le mani nelle tasche della sua giacca. Ogni passo era come un
pugno sul suo cuore, e non aveva il coraggio di guardarsi indietro.
Salve, sceriffo!
Ud una vocina che lo salutava e, voltandosi, vide Mickey Porter, un bambino di cinque anni,
che giocava nel cortile di casa. Si sforz di sorridere e lo salut con la mano. Un figlio. Il pensiero lo
colp senza preavviso; quella era la parte peggiore.
Allora cap che aveva evitato quel pensiero pi di ogni altro. Sent che era stato arrogante da
parte sua preoccuparsi tanto per la continuazione della propria discendenza.  qualcosa che mi  stato
insegnato, pens tra s e s. Mio nonno lo insegn a mio padre, e mio padre lo insegn a me. Torrin
significa legge, a Dannerville. Uno slogan, ecco cos'era; un modo di dire che imparavi a memoria
come se fosse una legge universale. Torrin significa giustizia, significa legge.
Torrin significava Torrin  ecco tutto ci che significava. Lew se ne rese conto. La sua
discendenza sarebbe finita e non sarebbe successo niente. Il mondo avrebbe continuato ad andare
avanti, i bambini avrebbero continuato a nascere e i vecchi a morire, e Torrin sarebbe diventato un
nome dimenticato; la carica polverosa di una famiglia che aveva cercato di mantenere la legge in una
piccola cittadina dell'Arizona e che si era persa nel tempo.
Era cos perso nei suoi pensieri che quasi si scontr con la vedova Hamet.
Sceriffo Torrin esclam lei, alzando lo sguardo su di lui.
Meccanicamente, Lew pizzic la tesa del cappello tra le dita e si scopr la testa; il vento gli
spettin i capelli biondi spruzzati di grigio.
Vi prego, rimettetevi il cappello disse la vedova Hamet con la sua voce esile. Fa troppo
freddo.
Lui sorrise educatamente e si rimise il cappello. Volevate... vedermi? le chiese.
S rispose lei. Il vice Catwell mi ha detto che eravate ancora a casa.
Lui annu, irrigidendosi. Sapeva che stava solo cercando di guadagnare tempo, che le parole
avrebbero portato soltanto ad altre parole; parole che non voleva sentire.
Sceriffo, so che non ho il diritto di venire da voi cos disse lei.
Ma certo che ne avete diritto disse lui, non volendo dire il contrario. Siamo vecchi amici.
Lei cerc di sorridere, ma non ci riusc. Quello che voglio dire,  che lo so che  colpa di
Frank. Io... non posso difenderlo, sceriffo, so che  colpa sua. Ma...
Lui non disse niente. Abbass lo sguardo su di lei, sentendosi vuoto.
Lei fece un respiro veloce. Non c' un altro modo? chiese.
Lui si sent invadere dalla rabbia per il fatto che Frank l'avesse detto alla madre, piantandole
un altro coltello nel suo cuore gi ferito.
Mi dispiace che lo siate venuta a sapere disse, ben sapendo che non era la risposta che lei
avrebbe voluto.
Sceriffo Torrin, io ho provato disse lei, con gli occhi che lo imploravano. L'ho supplicato di
non fare le cose terribili che ha fatto. L'ho supplicato di non combattere contro di voi. So che non ci
sono giustificazioni per lui, ma... La sua voce si ruppe.  il mio ragazzo disse. Non gli faccia del
male, sceriffo. Non faccia del male al mio ragazzo!
Lew rimase l, intorpidito, guardandola dall'alto come se si fosse trovato su una montagna. Poi
sent una voce che parlava e cap che era la sua, ma non sapeva da dove provenissero le parole.
Mi spiace, Miss Hamet disse. Non posso annullare il duello, ora. Lo farei se potessi, ma
non posso.  troppo tardi. A meno che Frank non si ritiri, non posso fare niente. Sono lo sceriffo, e
devo andare fino in fondo a questa faccenda.
Si chiese che ne fosse stato della vedova Hamet, e fu soltanto dopo averla superata di trenta
passi che si rese conto di essersi mosso e di averla lasciata l senza aggiungere una parola.
Pass a grandi falcate di fronte all'armeria di Martin, super la selleria e l'emporio alimentare.
Camminava tra la gente; sapeva che cosa stavano pensando. Non salut nessuno. Il suo viso era privo
di emozioni mentre si dirigeva sicuro verso la prigione. In lontananza, sent le campane che segnavano
mezzogiorno. Tra un'ora, pens. Un'ora.
Cerc di richiamare quella rabbia corroborante che aveva provato qualche momento prima,
quando aveva pensato a tutte le cose che aveva fatto Frank Hamet.
Un giorno c'erano stati degli spari al Lazy Wheel Saloon, e Lew era corso l per trovare Frank
ubriaco fradicio, che scaricava la sua arma per aria mentre i suoi amici lo guardavano con
approvazione.
Aveva disarmato Frank, l'aveva trascinato fuori dal saloon e l'aveva sbattuto in cella. E Frank,
umiliato di fronte ai suoi amici, gli aveva gridato contro, con il viso sconvolto dalla furia e i nervi del
collo tesi come corde di violino.
Ti uccider per questo, Torrin! Lo giuro su dio, ti uccider!
Non gli aveva creduto. Aveva ignorato i suoi improperi e l'aveva lasciato l per
ventiquattr'ore. Quando l'aveva rilasciato, Frank non aveva detto niente.
La prigione era chiusa. Lew entr e avanz nella stanza, ascoltando il debole crepitio delle
fiamme nella stufa a legna. Sprofondando stancamente nella poltrona dietro la sua scrivania, Lew si
appoggi allo schienale e osserv il pendolo dell'orologio che si spostava da un lato all'altro, a tempo
con il ticchettio.  la mia vita, pens, che se ne sta andando un ticchettio per volta mentre me ne sto
seduto qui.
Tutto cominci poco dopo l'incidente del saloon. Ovunque andasse Lew, a piedi o a cavallo,
incontrava Frank, come per caso. Frank non lo guardava mai. Se ne stava seduto di fronte al negozio di
sua madre, o di fronte all'hotel o al saloon, o in piedi accanto a una sbarra per impastoiare i cavalli, o
seduto in fondo al saloon, intento a esaminare la sua pistola.
La cosa era andata avanti per settimane.
Poi aveva cominciato a sparare. Ogni volta che Lew usciva dalla citt incontrava Frank che si
esercitava. Frank estraeva la pistola e sparava a qualcosa, con velocit e sicurezza: sempre pi veloce e
sicuro, settimana dopo settimana.
Tutto l. Mai una mossa avventata, mai nulla che potesse essere interpretato come un gesto di
sfida. Soltanto quell'intimidazione continua e deliberata. Passavano i mesi, e i nervi di Lew erano
sempre pi tesi, perch sapeva esattamente che cosa stava facendo Frank e non aveva alcun modo per
impedirglielo.
Lew arriv al punto di ritrovarsi a cavalcare fuori citt soltanto per esercitarsi a sparare.
Poi aveva smesso di farlo, sentendosi sciocco per aver anche soltanto iniziato quella farsa. E,
facendo finta di non preoccuparsi affatto, aveva continuato a occuparsi delle sue faccende, vedendo
Frank che diventava sempre pi veloce e sapendo che, un giorno, Frank avrebbe capito di essere
diventato abbastanza veloce.
Quel giorno era arrivato. Ma non c'era stato niente di dichiarato.
Frank aveva cominciato a sorridergli.
Tutto l, semplicemente sorridergli. All'inizio Lew aveva pensato che sarebbe stato facile da
ignorare, ma quando l'intera citt aveva cominciato a osservarli, la cosa prese a dargli sui nervi. Frank
sembrava dedicare il proprio tempo a infastidire Lew con i suoi sorrisi e poi, poco a poco, con insulti
attentamente misurati, sussurrati alle sue spalle, che prima o poi sarebbero giunti all'orecchio di Lew.
Finch finalmente, un giorno  un giorno di frustranti irritazioni  Frank aveva sghignazzato
mentre Lew passava in strada e Lew, colto da una furia improvvisa, gli si era scagliato addosso. Si
erano picchiati  Frank gli si dimenava contro, graffiando e scalciando. E quando la rissa era finita, uno
sconfitto Frank aveva lanciato la sua sfida e ogni cosa si era cristallizzata in una semplice alternativa:
vivere o morire.
Gli occhi di Lew Torrin si concentrarono nuovamente sulla pistola che aveva in grembo e,
all'improvviso, tir via il dito dal grilletto e sbatt la pistola sulla scrivania.
Rimase l seduto, chiedendosi se avrebbe dovuto scrivere una lettera a Mary. Aveva preparato
il suo testamento anni prima; era al sicuro nella cassaforte della banca. Ma non sarebbe stato il caso di
scriverle ora, per farle sapere che cosa provava?
Prese una penna e ne fece scorrere la punta asciutta e nera d'inchiostro lungo il dorso della sua
mano. Cara Mary  le parole gli attraversarono la mente , ti scrivo perch, tra quaranta minuti, sar
morto...
La porta si apr ed entr Jake Catwell. 'Giorno, Lew disse.
Lew fece un cenno col capo, poi si irrigid quando Jake diede un'occhiata verso l'orologio a
parete. Per un momento temette che la storia del duello fosse nota in giro e che Mary la venisse a
sapere.
Va tutto bene? chiese a Jake.
Certo disse Jake. Tutto bene.
Lew annu nuovamente e prese un po' di documenti dal primo cassetto per avere qualcosa da
guardare oltre alle sue mani e alla pistola sulla scrivania. Jake si tolse il giaccone a quadri e lo gett
sulla panca.
Fa' un freddo cane, oggi disse. Probabilmente verr a nevicare.
Lew non rispose. Fu improvvisamente cosciente del fatto che stava ancora indossando il suo
giubbotto di pelle nella stanza riscaldata.
Fa' uscire Melter disse bruscamente.
Pensavo che lo stessimo tenendo un paio di giorni.
No, fallo uscire. Digli di andare a casa e di smettere di bere.
Jake ridacchi mentre si dirigeva alle celle. Il giorno del mai disse.
Lew rimase seduto dov'era e sent le voci attutite di Jake e di Sam Melter nel retro. Pens a
come sarebbe stata semplice tutta quella situazione per suo padre, perch suo padre era vissuto in
un'epoca in cui un uomo non aveva mai il tempo di rallentare per pensare di preoccuparsi. C'era pi
che qualche ubriacone da sbattere in cella, allora, o pranzi civici da sorvegliare, futili litigi tra mercanti
da risolvere, controversie da arbitrare o sedare. In quei giorni c'erano omicidi e rapine, e sparatorie a
non finire, abbastanza da costringere un uomo a restare sempre sulla massima allerta.
Non pi.
Jake rientr nella stanza. Va' a vedere se  arrivata la corriera gli disse Lew. Sto aspettando
dei manifesti.
Non arriver prima di un'altra mezz'ora, Lew.
Potrebbe essere in anticipo.
Non capita mai.
Fa' come ti dico!
Jake lo guard per un momento, poi si strinse nelle spalle. Okay, Lew disse, rimettendosi il
giaccone. Si diresse verso la porta, poi si volt. Buona fortuna, Lew disse.
Lew tenne la testa bassa; quando la porta si chiuse, sent la morsa gelida del vento soffiargli
sulle mani e sul viso.
Guard di nuovo l'orologio. Quasi mezzogiorno e mezzo. Tra un quarto d'ora sarebbe andato
alle stalle. Poteva uscire ora e andare a piedi fino al cimitero, ma non voleva farlo; si sarebbe stancato.
No, pens, andr a cavallo fino al cimitero.
Quando usc si scontr quasi con Mary.
Lei gli si gett addosso, con il viso sconvolto dalla paura, afferrandogli le braccia con le mani
rigide.
Lew! ansim. Perch non me l'hai detto?
I muscoli del suo stomaco si contrassero quando vide il suo viso cereo. Indossava soltanto un
leggero scialle sopra il suo vestito. Mary, disse lui confuso che cosa stai...
Come hai potuto andar via senza dirmi niente? gli chiese lei.
Lui deglut. Chi te l'ha detto? chiese.
La madre di Frank rispose lei rapida. Lew, non vorrai davvero...
Vieni dentro, Mary, vieni dentro; prenderai freddo se rimani qui fuori.
Ma...
Vieni dentro. La port nella stanza calda della prigione e la fece sedere alla sua scrivania.
Ecco disse. Aspettami qui. Io devo andare.
Lew, non avrai intenzione di...
Mary, ti prego la supplic.  il mio lavoro. Devo farlo, non capisci?
Lei rimase seduta in silenzio, osservandolo mentre tirava fuori il suo orologio per guardare
l'ora. L'una meno un quarto. Devo andare disse di nuovo.
Lew, ti prego cominci lei. Tu... Si ferm e abbass il capo con un singhiozzo. Avresti
dovuto dirmelo disse con voce rotta. Perch non me l'hai detto?
Le mani di Lew si chiusero a pugno, e rimase l a fissarla impotente, pensando: devo uscire da
qui. Devo uscire da qui.
 tutto a posto disse con voce roca. Io... torno tra poco.
Lei si alz e si gett tra le sue braccia, tremando incontrollatamente. Lui le accarezz la
schiena con le dita intorpidite, fissando l'orologio a parete. All'una. Devo essere l all'una, pens.
Le baci la guancia fredda e si volt rapidamente. A dopo le disse, e sent il suo sguardo che
lo seguiva mentre usciva dalla prigione nel freddo pomeriggio di novembre.
Si incammin svelto verso le stalle, incerto su cosa stesse provando. Non era paura, lo sapeva,
ma non era nemmeno sicurezza. Era pi come una sensazione di assoluta ineluttabilit.
No, non ci avrebbe pensato. Incurv le spalle in avanti e cavalc lento lungo la strada, con la
testa bassa per evitare il vento sul viso. Poteva sentirlo premere freddo sul suo corpo mentre guardava il
rapido turbinio vaporoso del fiato del suo cavallo.
Poi, all'improvviso, senza sapere perch, alz la testa e raddrizz le spalle. Guard dritto
davanti a s, nel vento, notando come la gente lo fissasse mentre passava. Ricordatemi cos, pens,
fiero e impavido.
All'una meno due minuti, tir le redini del suo cavallo al limitare del cimitero e lo impastoi
alla ringhiera. Rimase l un momento, accarezzando la criniera dell'animale. Poi, di scatto, si sbotton
la giacca e l'appese al pomello della sella, estrasse la pistola e la controll; poi la rinfoder, soddisfatto.
Era pronto.
Spinse il cancello e si incammin attraverso il cimitero deserto. Pi lontano, nel campo, vide
un capannello di uomini in attesa. Acceler il passo, ansioso di arrivare e di farla finita. Sent i suoi
stivali che schiacciavano l'erba rigida mentre si faceva strada tra le lapidi, con gli occhi fissi sulla
sagoma magra dell'uomo in piedi in mezzo al campo, che lo stava aspettando con la mano destra sul
calcio della pistola, il braccio destro piegato languidamente in fuori.
Strinse le labbra. Fa' pure il furbo, pens, fa' il furbo quanto vuoi, ragazzino, ti toglier quel
sorrisetto dalla faccia, fosse l'ultima cosa che faccio. Sent le mani che gli si irrigidivano lungo i
fianchi. Sentiva a malapena il freddo.
Raggiunse il limitare del campo ed entr; tutti gli uomini smisero improvvisamente di parlare e
lo osservarono con la riservata curiosit di chi avrebbe assistito a un'uccisione. Insensibile, Lew Torrin
si guard intorno, passando lo sguardo da un uomo all'altro, evitando fino alla fine il viso di Frank
Hamet, a trenta metri di distanza.
Non appena i loro occhi si incontrarono, la mano di Frank lasci il calcio della pistola e
ricadde lungo il fianco. Lew sent i muscoli del suo braccio che si tendevano, pronti all'azione.
Poi, di colpo, lasci cadere il suo sguardo. Lentamente, quasi impercettibilmente, prese il suo
orologio, premette la molla e vide il coperchio aprirsi con uno scatto.
Ancora venti secondi. Rimase l, a testa bassa, osservando la sua mano. Fallo aspettare, pens,
stupito della sua stessa calma. Lascia che ti aspetti. Ha detto all'una in punto. E l'una in punto sia.
Quindici secondi, quattordici, tredici. Lew Torrin rimase in piedi, immobile, senza nemmeno
dare un'occhiata a Frank Hamet. Undici, dieci, nove...
Uno sparo improvviso ruppe la quiete, e Lew vide la terra saltare per aria ai suoi piedi con uno
schizzo nero. Alz gli occhi sorpreso, vide la pistola nella mano di Frank e ud il secondo sparo.
Istintivamente, si gett di lato, ma la pallottola spacc il terreno un metro pi in l.
Un'illuminazione improvvisa si fece strada nella mente di Lew. Ha paura!, pens meravigliato.
Il terzo sparo arriv pi vicino, ma anche stavolta sollev uno schizzo di terra che sporc i suoi
Levi's e i suoi stivali. Tutt'a un tratto, un largo sorriso si fece strada sul viso di Torrin. Non riusc a
trattenerlo.
Quasi con indifferenza, richiuse l'orologio e lo fece scivolare nella sua tasca. Vide il viso di
Frank contorcersi e sent volare un'imprecazione soffocata attraverso il campo. Poi Frank tese il
braccio e Lew pot vedere che la canna della pistola tremava mentre Frank cercava di prendere la mira.
Senza nemmeno pensare, Lew fece cadere il braccio, estrasse la pistola dalla fondina con un
gesto fluido e spar.
Frank emise un rauco grido mentre la pistola gli volava via di mano e ruzzolava a terra. Si
afferr il polso e fiss Lew con un lampo di terrore negli occhi scuri. Lew gli and incontro e Frank
indietreggi.
No disse. Non farlo, sceriffo. Non mi uccidere!
Ma Lew aveva rinfoderato la sua arma gi prima di aver raggiunto il ragazzo. Cammin fin
dove si trovava Frank e, afferrandolo per il braccio destro, con la mano libera gli assest un
manrovescio sul viso.
Frank indietreggi gridando, inciamp e cadde su un ginocchio. Lew abbass lo sguardo sulla
faccia pallida e stravolta del ragazzo che gli aveva procurato quella giornata infernale. E all'improvviso
sent la rabbia evaporare.
Va' a casa e prendi la tua roba disse secco. Hai fino alle cinque per lasciare la citt. Mi hai
sentito?
S. S, ti ho sentito disse Frank.
Se sarai ancora qui al tramonto, ti uccider.
Lew non riusc a reprimere una piacevole sensazione vedendo lo sguardo terrorizzato di Frank.
Me lo sono meritato, pens.
Rimase in piedi nel campo per un bel po', a osservare Frank che correva via attraverso il
cimitero, e sent una meravigliosa, calda sensazione di rilassamento, come se, finalmente, avesse
ottenuto il riposo di cui aveva bisogno da cos tanto tempo.
Sospir e si chin per recuperare la pistola a terra. Mentre se la infilava nel cinturone, si
guard intorno. E va bene, disse, senza rabbia fuori dai piedi; lo spettacolo  terminato.
Quando se ne furono andati tutti, prese il suo orologio.
L'una e dieci. Scosse la testa. Tre ore di agonia per dieci minuti di vittoria. Sorrise tra s e s.
Be', poteva sembrare strano, ma ne era valsa la pena.
Tornando verso il suo cavallo sent un sano appetito che gli attanagliava lo stomaco, e gli
venne voglia di una bella cena.
Mentre saliva in sella, la neve cominci a scendere dal cielo, imbiancando con una veste
candida la sua citt.
...
.
...
Fine.
...
.
...
Scambi indecenti.
...
.
...
Titolo originale: Too Proud to Lose. 1955.
Traduzione di: Stefano A. Cresti.
...
.
...
Un pomeriggio di ottobre il campanello suon.
Frank e Sylvia Gussett si erano appena seduti a guardare la televisione. Frank pos il suo Gin
tonic sul tavolo e si alz. Attravers il corridoio e and ad aprire la porta.
Era una donna.
Buonasera lo salut. Sono qui per conto della ditta Scambi.
Scambi? ripet lui sorridendole gentilmente.
S conferm. Stiamo avviando un programma sperimentale in questa zona. Il nostro
servizio riguarda...
Il loro servizio era davvero incredibile. Frank rest a bocca aperta.
Sta dicendo sul serio? le chiese.
Assolutamente.
Ma... buon dio, non pu... presentarsi a casa della gente e... e...  contro la legge! Potrei farla arrestare!
Oh, non lo farebbe rispose lei. Inspir profondamente gonfiando la camicetta che indossava.
Ah, no? disse Frank, e le sbatt la porta in faccia. Rest fermo dietro la porta, respirando a
fatica. Fuori, sent il rumore dei tacchi a spillo della donna che risuonava sul pavimento della veranda
fino a svanire.
Torn in soggiorno con passo incerto.
Incredibile disse.
Sylvia distolse lo sguardo dal televisore. Cosa? domand.
Lui glielo spieg.
Che? esclam alzandosi inorridita dalla poltrona.
Rimasero per un attimo a guardarsi in silenzio. Poi lei si avvi decisa verso il telefono e
sollev il ricevitore. Compose un numero, poi dichiar: Voglio parlare con la polizia.
Una strana vicenda fu il commento dell'agente che arriv da loro qualche minuto dopo.
Pu ben dirlo riflett Frank.
Be', che cosa avete intenzione di fare, dunque? lo incalz Sylvia.
Non c' molto che possiamo fare nell'immediato, signora spieg il poliziotto. Non
abbiamo niente di concreto.
Ma la descrizione che vi ho fornito... protest Frank.
Non possiamo andare in giro ad arrestare ogni donna che vediamo con i tacchi a spillo e una
camicia bianca ribatt l'altro. Se dovesse tornare, chiamateci. Ma forse  stato uno scherzo di
qualche associazione universitaria femminile.
Forse ha ragione lui disse Frank quando l'agente se ne fu andato.
Sar meglio fu la risposta di sua moglie.
Ieri sera  successa una cosa stranissima raccont Frank a Maxwell mentre andavano al
lavoro insieme, in auto.
Maxwell ridacchi. S,  venuta anche a casa nostra.
Davvero? e si volt a guardare il suo vicino, che continuava a sogghignare.
Gi. Per mia fortuna  stata mia moglie ad aprire la porta.
Frank si irrigid. Noi abbiamo chiamato la polizia.
E perch? Perch contrastarli?
L'altro corrug la fronte. Vuoi dire che... non pensi sia stato uno scherzo?
Diamine, no, amico.  tutto vero. E cominci a cantare: Sono una puttanella porta a porta...
Non voglio recare offesa, ma vengo spesso fraintesa...
Che diavolo dici?
L'ho sentita a una festa di addio al celibato. Immagino che la nostra non sia la prima citt in
cui  successo.
Buon dio mormor Frank, impallidendo.
Ma perch ti stupisci? Era solo questione di tempo. Perch dovrebbero farsi scappare un
affare del genere?
 una cosa abominevole.
Amico mio, eccome. Ma  il progresso...
La seconda si present quella sera stessa. Aveva i capelli tinti di biondo, una gonna con lo
spacco vertiginoso e un maglioncino cortissimo.
Ciao, tesoro disse quando Frank apr la porta. Mi chiamo Janie. Che ne dici, ti interesso?
Lui rest immobile, bloccato. Io... cominci.
Ho ventitr anni, e sono tutta per te riprese lei.
Frank chiuse la porta, tremando.
Di nuovo? chiese Sylvia quando torn vacillando da lei.
S sussurr.
Ti sei fatto dare il suo indirizzo e il numero di telefono, cos possiamo riferirli alla polizia?
Me ne sono dimenticato.
Oh! esclam lei battendo i piedi. Avevi detto che l'avresti fatto.
Lo so. Deglut. Si chiamava... Janie.
Questo s che ci sar d'aiuto fece lei. Rabbrivid. E adesso cosa facciamo?
Frank scosse il capo.
Ah,  mostruoso dover essere esposti a un simile... Si interruppe, tremando di rabbia.
Lui la abbracci. Coraggio bisbigli.
Prender un cane propose lei. Uno feroce.
No, no la ferm. Chiameremo di nuovo la polizia. Gli baster mettere qualcuno di guardia
qui fuori.
Sylvia cominci a piangere.  mostruoso, ecco cos' ripet singhiozzando.
S,  mostruoso convenne lui.
Cosa stai canticchiando? gli chiese mentre facevano colazione.
Frank rischi di strozzarsi col toast.
Niente rispose tra un colpo di tosse e l'altro. Solo una canzoncina che ho sentito.
Lei gli diede dei colpetti alla schiena. Ah.
Quando usc di casa, era scosso.  davvero mostruoso, si disse.
Quella mattina, Sylvia compr un cartello in un negozio di ferramenta e lo piant in giardino,
davanti all'ingresso. C'era scritto: SI PREGA DI NON IMPORTUNARE. Sottoline la parola
'importunare'. Pi tardi usc di nuovo e la sottoline una seconda volta.
Dice che si  presentata alla porta di casa sua? domand l'agente dell'FBI a Frank, che
l'aveva chiamato dall'ufficio.
Esattamente. E con tutta la sfacciataggine che pu immaginare.
Accidenti fece l'altro, schioccando la lingua.
E nonostante questo, riprese Frank in tono aspro la polizia ha rifiutato di mandare un
agente a piantonare il nostro quartiere.
Capisco.
Bisogna fare qualcosa insist. Si tratta di un'enorme violazione della privacy.
Senza alcun dubbio, rispose l'agente federale e ci occuperemo del caso, non si preoccupi.
Dopo aver attaccato, Frank torn al suo sandwich al bacon e al suo thermos. Si ritrov a
canticchiare quella canzone senza riuscire a trattenersi. Sconvolto, continu a riflettere per il resto della
pausa pranzo.
La sera seguente si present una ragazza dai capelli neri con indosso una camicetta scollata in
modo indecente.
No! le disse Frank a gran voce.
Lei mosse i fianchi voluttuosamente. Perch? chiese.
Non intendo darle spiegazioni! rugg lui e sbatt la porta, con il cuore che gli martellava nel
petto.
Poi, di colpo, afferr la maniglia e riapr. La ragazza si volt sorridendo. Hai cambiato idea,
tesoro?
No. Voglio dire... s le rispose, socchiudendo gli occhi. Mi daresti il tuo indirizzo?
La ragazza gli lanci uno sguardo accusatorio. Tesoro, non avrai intenzione di mettermi nei
guai, vero?
Non me l'ha voluto dire spieg Frank costernato quando raggiunse sua moglie in soggiorno.
Sylvia aveva un'aria disperata. Ho chiamato la polizia di nuovo disse.
Lui annu gravemente. Sar meglio prendere quel cane propose. Gli torn in mente la
giovane dai capelli neri. E che sia grosso aggiunse.
Wow, quella Janie disse Maxwell.
Frank fren bruscamente e svolt, facendo stridere gli pneumatici. Il suo viso era duro,
impassibile.
L'altro gli diede un colpetto su una spalla. Andiamo, rilassati, amico mio. Non me la dai a
bere. Non sei diverso da tutti noi.
Non ho intenzione di prestarmi a questo gioco, disse Frank e non ho altro da aggiungere.
Tieni queste dichiarazioni per le signore lo incalz l'amico. E sbrigati a raggiungerci da
questa parte della barricata. D'accordo?
Neanche per sogno.  una follia. Non mi stupisce che la polizia non riesca a intervenire.
Probabilmente sono l'unico disposto a testimoniare in tutta la citt.
Maxwell rise fragorosamente.
Quella sera fu il turno di una vamp dai capelli corvini e le palpebre appesantite dal trucco. A
ogni movimento il suo vestito riluceva di paillette posizionate in punti strategici.
Ciao ciao, tesorino, mi chiamo...
Che cosa hai fatto al nostro cane? le grid contro Frank.
Perch? Niente, caro, proprio niente rispose lei. Sta solo facendo conoscenza con Winifred,
la mia barboncina. Ora, venendo a noi...
Frank le sbatt la porta in faccia senza dire una parola, e aspett di essersi calmato prima di
tornare a Sylvia e al televisore.
Fedele per sempre, oh mio dio, pens pi tardi, mentre indossava il pigiama.
Le due sere successive rimasero seduti in soggiorno con le luci spente, e non appena una di
quelle donne suon alla porta, Sylvia chiam la polizia.
S, aveva sussurrato furiosa sono qui fuori proprio adesso! Mandate una volante
immediatamente!
Ma in entrambi i casi gli agenti erano arrivati dopo che le donne si erano allontanate.
Sono loro complici brontol Sylvia mentre si metteva sul viso la crema da notte. Questo 
favoreggiamento, bello e buono.
Frank si fece scorrere dell'acqua gelida sui polsi.
Quel giorno Frank telefon a funzionari del governo cittadino e di Stato, che promisero di
occuparsi della faccenda.
La sera si present una rossa con un vestito lavorato a maglia che conteneva a fatica le sue
abbondanti forme.
Senta, noi... cominci a dire Frank.
Le ragazze che sono passate prima di me lo interruppe mi hanno detto che non sei
interessato. Be', io dico sempre che dietro un marito che non mostra interesse c' sempre una moglie
che lo spia.
Senta, noi... ripet lui, ma si blocc quando la rossa gli porse un biglietto da visita. Lo lesse
senza nemmeno riflettere.
39-26-36
MARGIE
(GRANDI SPECIALIT)
SOLO SU APPUNTAMENTO.
Se non vuoi farlo qui, tesoro, gli disse Margie vediamoci nella stanza Cipro dell'Hotel
Fillmore.
Mi scusi? fece lui, gettando via il cartoncino.
Tutti i pomeriggi, tra le sei e le sette cinguett lei.
Dopo che la ebbe richiusa, Frank si appoggi alla porta, il viso in fiamme. Mostruoso
ansim. Oh, ... mostruoso.
Ancora? chiese Sylvia.
Con una differenza, per rispose con aria vendicativa. Ho scoperto il loro nascondiglio, e
domani vi condurr la polizia.
Oh, Frank! esclam sua moglie, abbracciandolo. Sei stato fantastico.
Gra... grazie balbett lui.
Quando usc di casa, il mattino seguente, ritrov il biglietto da visita su uno dei gradini della
veranda. Lo raccolse e lo infil nel portafoglio.
Sylvia non deve vederlo, pens.
Ne soffrirebbe.
Oltretutto, non poteva lasciare delle cartacce nella veranda.
Ed era una prova importante per le indagini.
Quel pomeriggio si sedette in un spar nella stanza Cipro, immersa nella penombra, con un
bicchiere di sherry che non riusciva a tener fermo tra le dita. Una musica proveniva da un juke-box;
nell'aria si avvertivano i chiacchiericci tipici del dopolavoro.
Dunque, si disse Frank, quando sentir Margie arrivare chiamer subito la polizia, poi la terr
occupata in chiacchiere finch non arriveranno.  questo che far. Quando Margie...
E Margie arriv.
Frank rimase inchiodato alla sedia, come se avesse incontrato Medusa. Poteva muovere solo la
bocca. L'apr lentamente. Il suo sguardo era inchiodato sulle rotondit opulente di Margie, che percorse
ancheggiando il corridoio e si accomod voluttuosamente su uno sgabello rivestito in pelle.
Cinque minuti dopo Frank sgattaiol fuori da una porta laterale.
Non c'era? gli chiese Sylvia per la terza volta.
Te l'ho gi detto scatt lui, concentrato sulla cotoletta che aveva nel piatto.
Sylvia rest immobile per un attimo. Poi pos la forchetta, facendola tintinnare. Allora
dovremo trasferirci.  evidente che le autorit non hanno intenzione di muovere un dito.
Che differenza vuoi che faccia dove viviamo? bofonchi lui.
Lei non rispose.
Voglio dire... riprese Frank nel tentativo di spezzare quel silenzio doloroso ...be', come
facciamo a sapere che non si tratta di un fenomeno culturale inevitabile? Forse...
Frank Gusset! grid Sylvia. Stai difendendo quell'orribile ditta Scambi?
No, no, certo che no si affrett a dire lui.  immorale. Davvero! Ma... insomma, forse
stiamo tornando di nuovo ai tempi dell'antica Grecia, o di Roma. Magari ...
Non mi interessa sapere cos'!  spaventoso!
Le prese le mani. Cerca di calmarti la invit.
39-26-36, pens.
Quella sera, in un'oscurit disperata, si consum una triste riconferma del loro amore.
 stato bello, non  vero? gli domand Sylvia in tono lamentoso.
Certo le disse. 39-26-36.
Giusto! fece Maxwell il giorno dopo, mentre andavano al lavoro in auto. Un fenomeno
culturale. Hai colpito nel segno, amico mio. Un maledetto, inevitabile fenomeno culturale. Prima ci
sono state le case chiuse, poi le accompagnatrici nei taxi, le ragazze agli angoli delle strade, i club, le
adolescenti che cercano di rimorchiarti nei drive-in. Prima o poi dovevano estendere ancora gli affari, e
mettere su un giro porta a porta. E naturalmente i sindacati ci si butteranno a capofitto, per risarcire chi
si lamenta. Inevitabile. Hai proprio ragione, caro il mio Frankie. Ci hai preso in pieno.
Frank continu a guidare, annuendo tristemente.
Durante il pranzo si sorprese a canterellare: Margie, non penso che a te...
Si blocc. Non pot finire di mangiare. Se ne and a passeggio fino alla fine della pausa
pranzo, con gli occhi sbarrati.
Prima di rientrare in ufficio fece a pezzetti il biglietto da visita, e li lasci cadere in un cestino.
Quel pomeriggio, in qualsiasi calcolo facesse, il numero 39 non fece che ricorrere con una
spaventosa regolarit.
Una volta lo scrisse con accanto un punto esclamativo.
Mi viene quasi da pensare che tu stia difendendo questa... questa cosa lo accus Sylvia. Tu
e i tuoi fenomeni culturali!
Frank era seduto in soggiorno, e ascoltava il suono dei piatti che lei sbatteva nel lavandino.
Che vecchia nevrotica, pens.
MARGIE
(GRANDI SPECIALIT)
Ora basta!, ordin furioso alla propria mente.
La sera, mentre si stava lavando i denti, cominci a cantare: Non voglio recare offesa...
Maledizione! borbott rivolto al suo riflesso, che lo fissava con gli occhi spalancati.
Quella notte fece dei sogni. Dei sogni insoliti.
Il giorno dopo ebbe una discussione con sua moglie.
E il giorno dopo Maxwell gli spieg il proprio metodo.
Il giorno dopo ancora, Frank mormor tra s pi di una volta: Non ne posso pi.
Ci che accadde in seguito fu che le donne smisero di andare da loro.
 possibile? comment Sylvia. Davvero ci lasceranno in pace?
Frank la strinse a s. Pare di s le sussurr mentre pensava: Oh, sono un essere spregevole.
Trascorse una settimana. Non venne pi nessuna. Frank si alzava ogni mattina alle sei per
spolverare e passare l'aspirapolvere prima di andare al lavoro.
Mi piace aiutarti in casa spieg a Sylvia quando gli chiese perch lo facesse. Lei lo guard
sorpresa. Quando le port dei fiori per tre sere consecutive, lei li mise nei vasi con un'espressione
interrogativa dipinta sul volto.
Venne un altro gioved sera.
Suonarono alla porta. Frank si irrigid. Avevano promesso di smettere di venire!
Ci penso io disse.
D'accordo rispose Sylvia.
Raggiunse la porta con passi pesanti e apr.
Buonasera, signore.
Frank fiss l'affascinante giovane uomo dall'abbigliamento sportivo che gli stava davanti.
Sono della ditta Scambi. Sua moglie  in casa?
...
.
...
Fine.
...
.
...
Acciaio.
...
.
...
Titolo originale: Steel. 1956.
Traduzione di: Maurizio Nati.
...
.
...
I due uomini sbucarono dalla stazione facendo rotolare un oggetto coperto. Lo sospinsero
lungo la banchina fino a raggiungere la met del treno, poi lo sollevarono sbuffando sugli scalini,
grondando sudore. Una delle rotelle si stacc e rimbalz sui gradini metallici; un uomo che li seguiva la
raccolse e la porse a quello che indossava un abito marrone tutto spiegazzato.
Grazie disse quest'ultimo, infilandosi la rotella nella tasca della giacca.
Entrati in carrozza, gli uomini fecero rotolare l'oggetto coperto lungo il corridoio. Avendo
perso una rotella l'arnese era in equilibrio precario, e l'uomo dal vestito marrone  di nome Kelly  fu
costretto ad appoggiarvi la spalla per evitare che cadesse. Respirava pesantemente e leccava via dal
labbro superiore le goccioline di sudore che vi si formavano in continuazione.
Quando furono giunti a met della carrozza, l'uomo che indossava un vestito azzurro spinse in
avanti uno degli schienali dei sedili cos da avere quattro posti: due da un lato e due dall'altro. Poi i due
uomini trascinarono l'oggetto in mezzo ai sedili e Kelly infil la mano attraverso una fessura del telo
che lo ricopriva, tastando fino a trovare il pulsante giusto.
L'oggetto coperto si accomod pesantemente sul sedile accanto al finestrino.
Oh dio, senti come cigola disse Kelly.
L'altro, di nome Pole, alz le spalle e si mise a sedere emettendo un sospiro.
Che ti aspettavi? chiese.
Kelly si stava sfilando la giacca. La lasci cadere sul sedile opposto sistemandosi accanto
all'oggetto coperto.
Be', appena ci avranno pagato gli metteremo un po' di quella roba disse Kelly, preoccupato.
Se riusciremo a trovarla disse Pole, che era magro come un chiodo. Si era appoggiato allo
schienale bollente e guardava Kelly asciugarsi il sudore dalla faccia.
Perch non dovremmo? chiese Kelly, passandosi il fazzoletto gi umido sotto il colletto
della camicia.
Perch non ne fanno pi rispose Pole con la falsa pazienza di uno costretto a ripetere la
stessa cosa per troppe volte.
Be',  assurdo disse Kelly. Si tolse il cappello e si asciug la chiazza di calvizie circondata
da una corona di capelli color ruggine. Ci sono ancora tanti b-due in giro.
Non cos tanti ribatt Pole, appoggiando un piede sopra l'arnese coperto.
Attento gli disse Kelly.
Pole lasci cadere pesantemente il piede, smozzicando un'imprecazione, mentre Kelly fece
scorrere il fazzoletto lungo la parte interna del cappello. Poi fu l l per rimetterselo, ma cambi subito
idea e lo gett sopra la giacca.
Cristo, se fa caldo disse.
E far ancora pi caldo disse Pole.
Dalla parte opposta del corridoio un uomo sistem la valigia sulla rete portaoggetti, si tolse la
giacca e si sedette, ansimando. Kelly gli rivolse un'occhiata, poi distolse lo sguardo.
Pensi che a Maynard far pi caldo, eh? chiese.
Pole annu e Kelly deglut, con la gola secca.
Quanto vorrei un'altra di quelle birre disse.
Pole guard fuori dal finestrino le vampate di calore che salivano tremolando dalla banchina di
cemento.
Me ne sono fatte tre disse Kelly e ho pi sete adesso di prima.
Gi disse Pole.
Forse era meglio non berne nemmeno una, da Filadelfia a qui disse Kelly.
Gi ripet Pole.
Kelly rimase immobile per un momento, con lo sguardo puntato sul suo compagno. Pole aveva
i capelli scuri e la carnagione chiara, e le sue mani erano quelle di uomo che avrebbe dovuto essere pi
grosso di lui. Per erano mani abili, oltre che grosse. Pole  uno dei migliori, pens Kelly. Uno dei
migliori.
Credi che se la caver? gli chiese.
Pole grugn e per un attimo sorrise, ma senza divertimento.
Se non viene colpito rispose.
No, no, dico sul serio insistette Kelly.
Gli occhi scuri e inespressivi di Pole abbandonarono la stazione e scivolarono su Kelly.
Anch'io replic.
Andiamo disse Kelly.
Acciaio disse Pole. Lo sai bene quanto me. Ormai  ridotto male.
Non  vero ribatt Kelly, muovendosi a disagio sul sedile. Bisogna solo lavorarci un po'
su. Una piccola revisione e torna come nuovo.
Gi, una piccola revisione da tre o quattromila bigliettoni disse Pole. Con pezzi che non si
fabbricano pi. Torn a guardare fuori dal finestrino.
Oh... le cose non stanno cos male obbiett Kelly. Ges, da come parli sembra che sia
pronto per la discarica.
Non  cos? chiese Pole.
No rispose rabbiosamente Kelly. Non  cos.
Pole si strinse nelle spalle. Le sue dita bianche e allungate si alzarono e si abbassarono in
grembo.
Solo perch  un po' vecchio disse Kelly.
Vecchio. Pole emise un grugnito. Antiquato.
Oh... Kelly respir a fondo l'aria calda della carrozza e la esal dal naso ampio. Guard
l'oggetto coperto come un padre infuriato con il figlio per le sue malefatte, ma ancora pi infuriato con
quelli che ne parlano male.
Gli  rimasta un bel po' di energia disse.
Pole osserv la gente che camminava lungo la banchina, poi un facchino che spingeva un
carrello pieno di valige ammucchiate.
Insomma...  a posto o no? chiese alla fine Kelly, come se quella domanda lo spaventasse.
Pole lo guard di sbieco.
Non lo so, Acciaio rispose. C' da lavorarci sopra, questo lo sai. La parte elettrica della
molla d'innesco, sul braccio sinistro,  stata sostituita tante di quelle volte che  quasi fuori uso. Da
quella parte non ha nessuna difesa. Il lato sinistro della faccia  tutto rovinato, la lente oculare 
incrinata. I cavi delle gambe sono consumati, troppo lenti, e la tensione ce la siamo giocata. Cristo, non
funziona nemmeno il giroscopio.
Pole torn a fissare la banchina, emettendo un fischio disgustato.
Per non parlare del grasso che non gli abbiamo dato aggiunse.
Gliene metteremo un po' disse Kelly.
Gi, dopo il combattimento, dopo il combattimento! sbott Pole. E prima che succeder?
Se ne andr a spasso per il ring cigolando come una fottuta... pala meccanica. Sar un miracolo se
regge per due riprese. Probabilmente ci sbatteranno fuori dalla citt.
Kelly deglut. A me la situazione non sembra cos brutta disse.
Col cavolo disse Pole. Anzi,  peggio ancora. Aspetta che quella gente veda Maxo il
Guerriero, da Filadelfia. Oh... Cristo, sai le risate. Saremo fortunati se riusciremo a portare a casa i
nostri cinquecento dollari.
Be', il contratto  firmato disse Kelly, convinto. Adesso non possono cambiare idea. Ne ho
una copia in tasca. Si sporse in avanti e gli diede una pacca sulla giacca.
Il contratto  per Maxo il Guerriero osserv Pole. Non per questa... pala meccanica qui.
Maxo far il suo dovere disse Kelly, come se volesse convincersene lui per primo. Non 
ridotto cos male come dici tu.
Contro un B-sette? chiese Pole.
 solo un B-sette all'esordio disse Kelly. Ancora non si  fatto le ossa.
Pole si gir dall'altra parte.
Maxo il Guerriero disse poi. Maxo una-ripresa-e-via. La pala meccanica che non perdona.
E di, falla finita! sbott improvvisamente Kelly, diventando tutto rosso. Non fai altro che
buttarlo gi. Be', sono dodici anni ormai che se la cava bene e continuer a farlo. Certo, gli serve un
po' di grasso. E magari ha bisogno di una piccola revisione. E con questo? Con cinquecento dollari
possiamo fornirgli tutto il grasso che gli occorre. E una nuova molla d'innesco per il braccio sinistro
e... e nuovi cavi per le gambe! E tutto il resto, Cristo d'un dio!
Si accasci contro lo schienale con il petto che ansimava, e si asciug le guance con il
fazzoletto bagnato. Diede un'occhiata a Maxo. D'istinto allung la mano e accarezz goffamente il
ginocchio coperto; al suo tocco l'acciaio suon a vuoto.
Te la caverai, Maxo disse Kelly al suo lottatore.
Il treno attraversava una prateria cotta dal sole. Tutti i finestrini erano aperti, ma il vento che
entrava nella carrozza sembrava provenire da un forno acceso.
Kelly leggeva il giornale, con la camicia sudata che aderiva al petto massiccio. Pole si era
sfilato la giacca anche lui e fissava imbronciato fuori dal finestrino la pianura erbosa che si stendeva a
perdita d'occhio. Maxo se ne stava sotto il suo telo: la pesante struttura d'acciaio ondeggiava
leggermente al movimento del treno.
Kelly pos il giornale.
Nemmeno una parola disse.
E allora? chiese Pole. Non coprono Maynard.
Maxo non  un semplice ferrovecchio di Maynard disse Kelly.  stato un grande. Mi
aspetterei che se ne ricordassero aggiunse poi, alzando le spalle.
Per quale motivo? Solo per un paio di selezioni preliminari al Garden tre anni fa? chiese
Pole.
Non  stato tre anni fa, amico osserv Kelly.
 stato nel 1994 ribatt Pole e adesso siamo nel 1997. Per come la vedo io, sono tre anni.
Eravamo alla fine del 1994 disse Kelly. Mancava pochissimo a Natale. Non ti ricordi?
Subito prima che... io e Marge...
Kelly non concluse la frase. Abbass gli occhi sul giornale come se sperasse di trovarci la foto
di Marge... con quell'espressione che aveva il giorno in cui lo aveva lasciato.
Che differenza fa? chiese Pole. Tanto non se ne ricordano comunque, Cristo! Come
potrebbero ricordarsene, quando ce ne saranno in giro un paio di migliaia? Gli unici che ottengono un
po' di spazio sono i campioni e i nuovi modelli.
Pole diede un'occhiata a Maxo. Ho sentito che quest'anno la Mawling tirer fuori un
b-nove.
Kelly alz gli occhi dal giornale. Davvero? chiese, ma senza interesse.
Iperinneschi su entrambe le braccia... e sulle gambe. Tutto in alluminio corazzato. Triplo
giroscopio. Impianto elettrico a triplo avvolgimento. Dio, deve essere splendido.
Kelly abbass il giornale.
Io credo che dovrebbero ricordarsene borbott. Non  passato cos tanto tempo.
La sua faccia si rilass nel piacere del ricordo.
Ragazzo, come faccio a dimenticare quella notte? disse poi. Nessuno avrebbe giocato un
soldo bucato su di noi. Tutti puntavano su Dimsy la Roccia, Dimsy la Roccia. Tre contro uno per
Dimsy la Roccia, quarto nella graduatoria dei mediomassimi. E pronto a scalare il titolo.
Ridacchi tutto di petto. E lo abbiamo fatto fuori disse. Oooh! Emise una specie di
grugnito di soddisfazione. Ancora rivedo quel colpo incrociato di sinistro. Bang! Dritto nelle costole.
E il vecchio Dimsy la Roccia che finisce al tappeto come... come una roccia, ecco, proprio come una
roccia!
Rise, tutto contento. Ragazzo, che notte, che notte! esclam. E chi se la scorda?
Pole guard Kelly con l'aria triste, poi si gir dall'altra parte e torn a fissare la pianura
polverosa, bruciata dal sole.
Chiss se... farfugli.
Kelly vide l'uomo dalla parte opposta del vagone che fissava ancora Maxo, coperto dal suo
telo. I loro sguardi si incrociarono e Kelly indic Maxo con un cenno della testa.
 il mio campione disse ad alta voce.
L'uomo fece un sorriso di convenienza, mettendosi una mano a coppa intorno all'orecchio.
Il mio campione ripet Kelly. Maxo il Guerriero. Ne ha mai sentito parlare?
L'uomo fiss per un attimo Kelly prima di scuotere la testa.
Kelly sorrise. Gi, una volta  stato quasi campione dei mediomassimi disse all'altro, che
annu garbatamente.
Kelly si alz d'impulso e attravers il corridoio. Sollev lo schienale del sedile di fronte al
passeggero e si mise a sedere.
Fa un caldo boia disse.
Il passeggero sorrise. Gi, fa proprio caldo.
Su questa linea non ci sono treni nuovi, eh?
No disse l'uomo. Non ancora.
Quelli nuovi stanno tutti a Filadelfia disse Kelly. Noi... e indic Pole con un cenno del
capo io e il mio amico veniamo da l. E anche Maxo.
Kelly protese la mano.
Mi chiamo Kelly disse. Tim Kelly.
L'altro sembr sorpreso. La sua stretta di mano fu poco convinta.
Maxwell disse poi.
Quando ritrasse la mano se la strofin con discrezione sulla gamba dei pantaloni.
Una volta mi chiamavano 'Acciaio' Kelly. Ero nel giro anch'io. Prima della guerra,
naturalmente. Ero un mediomassimo.
Davvero?
Gi, proprio cos. Mi chiamavano Acciaio perch non sono mai finito al tappeto. Nemmeno
una volta. Ho anche raggiunto il nono posto in graduatoria, un tempo. Gi.
Capisco. L'uomo attese pazientemente.
Il mio lottatore disse Kelly, indicando di nuovo Maxo con un cenno della testa. Anche lui 
un mediomassimo. Stasera combattiamo a Maynard. Lei arriva fino a l?
Ecco... no rispose l'uomo. No, io scendo a Hayes.
Oh. Kelly annu. Che peccato. Sar un bell'incontro. Esal un lungo sospiro. Gi, una
volta lui... era quarto in graduatoria. E torner a esserlo. Lui... ecco, lui ha messo al tappeto Dimsy la
Roccia alla fine del '94. Forse lo ha letto sui giornali.
Non credo di...
Uh. Ah-ah. Kelly annu. Be'... era su tutti i giornali della costa orientale, capisce. New
York, Boston, Filadelfia. Gi... se n' parlato molto.  stata la notizia dell'anno.
Si gratt la pelata.
Lui  un b-due, vede, ma... questo significa che  il secondo modello messo in commercio
dalla Mawling spieg, notando l'espressione perplessa sul volto dell'uomo. Fu nel... vediamo... nel
'90, mi pare. S, nel '90.
Emise un suono schioccante con le labbra. Gi, proprio un ottimo modello aggiunse. Il
migliore. Maxo  ancora in piena forma. Alz le spalle con un gesto di disprezzo. I modelli nuovi
non mi piacciono disse. Sa, quelli fatti di alluminio corazzato con tutti quegli accessori.
Il passeggero fiss Kelly con espressione vacua.
Troppo... vistosi... tutto fumo e niente arrosto. Non sono... Kelly chiuse la grossa mano a
pugno davanti al petto e fece una smorfia. Non sono solidi aggiunse. Proprio no. La Mawling non
ne fa pi come Maxo.
Capisco disse l'uomo.
Kelly sorrise.
Gi disse. Anch'io ero nel giro. Quando c'erano abbastanza uomini, naturalmente. Prima
dei divieti. Scroll il capo, poi si affrett a sorridere. Quel B-sette lo sistemeremo per bene. Non so
nemmeno come si chiama aggiunse poi, ridendo.
Per un attimo divenne serio, e deglut.
Lo sistemeremo ripet.
Pi tardi, quando l'uomo fu sceso dal treno, Kelly se ne torn al suo sedile. Appoggi i piedi
su quello opposto, pieg all'indietro la testa e si copr la faccia con il giornale.
Faccio un pisolino disse.
Pole grugn.
Kelly si sistem, con gli occhi sbarrati sul giornale che gli ricopriva la testa. Sent Maxo che
saltellava un poco accanto a lui, sent le sue articolazioni che cigolavano. Andr tutto bene borbott
fra s e s.
Cosa? chiese Pole.
Kelly deglut. Niente, niente.
Quella sera alle sei, scesi dal treno, spinsero Maxo fuori dalla stazione fino al marciapiede.
Dalla parte opposta della strada un tassista accanto alla sua vettura li chiam.
Non abbiamo soldi per il taxi disse Pole.
Ma non possiamo continuare a spingerlo per tutta la citt osserv Kelly. E poi non
sappiamo nemmeno dove si trovi lo stadio Kruger.
E allora con che soldi mangiamo?
Dopo l'incontro ne avremo a volont rispose Kelly. Ti offrir una bistecca alta dieci
centimetri.
Pole emise un sospiro e aiut Kelly a trascinare il pesante fardello attraverso la strada, ancora
cos bollente che riuscivano a sentirne il calore attraverso la suola delle scarpe. Kelly cominci subito a
sudare e a umettarsi il labbro superiore.
Dio, ma come fanno a vivere, da queste parti? esclam.
Mentre caricavano Maxo a bordo del taxi si stacc una rotella della base e Pole l'allontan con
un calcio, emettendo un'imprecazione soffocata.
Che stai combinando? gli chiese Kelly.
Oh... mer... Pole sal sul taxi e si abbandon contro la pelle calda dello schienale, mentre
Kelly si affannava a raccogliere la rotella dall'asfalto ammorbidito dal sole.
Cristo farfugli Kelly mentre saliva anche lui a bordo. Ma che diavolo ti...
Dove si va, capo? chiese il tassista.
Stadio Kruger rispose Kelly.
Ci siete gi. Il tassista schiacci il pulsante di avviamento e la vettura si scost dal
marciapiede.
Ma che diavolo ti prende? chiese Kelly a Pole a bassa voce. Aspettiamo quest'occasione da
pi di sei fottuti mesi e adesso che ci siamo non fai altro che lamentarti.
Occasione ripet Pole. Maynard, Kansas... proprio il centro del mondo.
 un inizio, non ti pare? replic Kelly. Per un po' ci permetter di campare decorosamente.
Servir a rimettere in forma Maxo. E se ce la facciamo potremmo anche puntare a...
Pole guard da un'altra parte, disgustato.
Io proprio non ti capisco disse con calma Kelly.  il nostro lottatore. Perch continui a
denigrarlo? Non vuoi anche tu che vinca?
Io sono un meccanico di classe a, Acciaio ribatt Pole con quel tono di falsa pazienza. Non
sono un ragazzino che corre dietro ai sogni. Quello che abbiamo qui  un pezzo di ferro fuori uso, non
un B-sette.  una semplice questione di meccanica, Acciaio, tutto qui. Maxo potr ritenersi fortunato se
ce la far a uscire da quel ring con la testa ancora attaccata al collo.
Infuriato, Kelly si gir dall'altra parte.
Quello  un B-sette esordiente borbott. Con la testa piena di idee bislacche. Piena!
Certo, certo disse Pole.
Per un po' rimasero in silenzio, guardando fuori dal finestrino, con Maxo in mezzo a loro
sballottato da una parte e dall'altra. Kelly osservava i palazzi, stringendo e aprendo le mani in grembo
come se si stesse preparando ad affrontare quindici riprese sul ring.
 un modello b quello che avete l dietro? chiese il tassista, girando appena la testa.
Kelly trasal e guard davanti a s. Riusc a sorridere.
Proprio cos rispose.
Combatte stasera?
Gi. Maxo il Guerriero. Forse ha sentito parlare di lui.
No.
Una volta  stato quasi campione dei mediomassimi disse Kelly.
Dice sul serio?
Sissignore. Avr sentito parlare di Dimsy la Roccia, no?
Non mi pare.
Be', Dimsy ...
Kelly lasci la frase a met e guard Pole, che si agitava nervosamente sul sedile.
Dimsy la Roccia era il numero tre nella categoria dei mediomassimi. Tutti dicevano che era
vicinissimo al titolo. Be', il mio ragazzo l'ha messo al tappeto alla quarta ripresa. Un sinistro
incrociato... bang! A momenti Dimsy finiva fuori dal ring.  stato magnifico.
Davvero? chiese il tassista.
Sissignore. Se capita da quelle parti, stasera venga allo stadio. Assister a un bell'incontro.
Lei ha mai visto questo Lampo di Maynard? chiese improvvisamente Pole al tassista.
Lampo? Ci pu scommettere. Uomo, ecco uno che punta in alto. Ha vinto sette incontri di
fila. E fra un po' arriver al titolo, ci si pu giocare la testa. Anzi, combatte proprio stasera. Con un
cesso di b-due che viene dall'Est, a quanto mi dicono.
Il tassista sghignazz. Lampo lo far a pezzi aggiunse.
Kelly fiss la nuca del tassista. Gli zigomi sporgevano sul suo volto teso.
Davvero? disse alla fine, senza convinzione.
Uomo, quello lo...
Il tassista lasci la frase a met e gir la testa. Ehi, non  che voi... cominci, poi torn a
guardare avanti. Ehi, non lo sapevo, signore disse. Dicevo cos, tanto per dire.
Lasci perdere disse Pole. Lei ha ragione.
Kelly gir la testa di scatto e fulmin Pole, giallo in volto, con un'occhiataccia.
Chiudi il becco gli disse a bassa voce.
Poi si appoggi allo schienale e guard fuori, con l'espressione offesa.
Gli comprer un po' di grasso disse dopo avere superato l'isolato.
Perfetto disse Pole. Cos poi ci mangeremo gli attrezzi.
Va' all'inferno disse Kelly.
Il taxi si ferm di fronte allo stadio con la facciata coperta di mattoni. Kelly e Pole fecero
scivolare Maxo sul marciapiede. Mentre Pole lo inclinava di lato, Kelly si acquatt e infil la rotella
della base nel suo alloggiamento. Poi Kelly pag al tassista l'importo preciso e i due cominciarono a
sospingere Maxo verso l'atrio.
Guarda disse Kelly, indicando con un cenno del capo il manifesto affisso sulla facciata dello
stadio. Il terzo incontro in programma era:
LAMPO DI MAYNARD
(B-SETTE, MEDIOMASSIMO)
CONTRO
MAXO IL GUERRIERO
(B-DUE, MEDIOMASSIMO)
Bella roba disse Pole.
Il sorriso di Kelly si dilegu. Fece per dire qualcosa, poi si limit a stringere le labbra. Scosse
la testa, contrariato, e grosse gocce di sudore caddero sul marciapiede.
Maxo cigolava mentre lo guidavano lungo l'atrio; poi lo portarono di peso su per le scale, fino
alla porta d'ingresso. La rotella si stacc di nuovo e cadde rimbalzando lungo i gradini di cemento.
Nessuno dei due disse niente.
Dentro faceva ancora pi caldo. L'aria era immobile.
 fresco e accogliente come un cesso intasato disse Pole.
Cerca la rotella disse Kelly e si avvi lungo lo stretto corridoio lasciando Pole con Maxo.
Pole appoggi Maxo alla parete e torn indietro.
Kelly giunse alla porta di un ufficio con la parte superiore a vetri e buss.
S disse una voce dall'interno. Kelly entr e si tolse il cappello.
Un uomo grasso e calvo alz gli occhi dalla scrivania. Il cranio gli luccicava per il sudore.
Sono il proprietario di Maxo il Guerriero disse Kelly, sorridendo. Protese la grossa mano,
ma l'altro la ignor.
Mi stavo domandando se sareste arrivati in tempo disse l'uomo, che si chiamava Waddow.
Il suo lottatore  in buone condizioni?
Ottime rispose gioviale Kelly. In piena forma. Il mio meccanico   un classe A  lo ha
portato in officina e lo ha rimesso in sesto appena prima di lasciare Filadelfia.
Il signor Waddow appariva poco convinto.
 in buona forma ribad Kelly.
Lei  fortunato a poter sostenere un incontro con un b-due disse il signor Waddow. Ormai
sono pi di due anni che ingaggiamo come minimo dei b-quattro. Per il lottatore che avevamo in
programma  rimasto coinvolto in un incidente stradale e si  rovinato.
Kelly annu. Be', non deve preoccuparsi di niente disse. Il mio lottatore  in condizioni
eccellenti.  quello che ha messo al tappeto Dimsy la Roccia al Madison Square un anno fa, pi o
meno.
Io voglio un buon combattimento disse il ciccione.
Avr un buon incontro disse Kelly, provando una morsa allo stomaco. Maxo  in ottima
forma, lo vedr.  al massimo.
Io voglio solo un buon combattimento.
Kelly fiss l'uomo per un attimo, poi disse: Ha una stanza pronta da metterci a disposizione?
Io e il mio meccanico vorremmo mangiare qualcosa.
Terza porta a destra lungo il corridoio disse il signor Waddow. Il vostro incontro  alle otto
e trenta.
Kelly fece un cenno di assenso. D'accordo.
Siate puntuali disse il signor Waddow tornando al suo lavoro.
Uh... e per quanto riguarda...? cominci Kelly.
Avr i suoi soldi alla fine dell'incontro tagli corto il signor Waddow.
Il sorriso sulla faccia di Kelly si spense.
Va bene disse. Ci vediamo pi tardi.
Quando vide che il signor Waddow non rispondeva, Kelly si gir verso l'uscita.
Non sbatta la porta disse il signor Waddow. Kelly non la sbatt.
Andiamo disse a Pole quando fu tornato nel corridoio. Sospinsero Maxo verso la stanza
libera e ve lo infilarono.
Che ne diresti di dargli una controllata? disse Kelly.
E tu che ne diresti di mettere qualcosa sotto i denti? ribatt Pole, quasi in un ringhio. Sono
a digiuno da sei ore.
Kelly sospir profondamente. E va bene, allora andiamo.
Sistemarono Maxo in un angolo della stanza.
Sarebbe meglio chiuderlo a chiave disse Kelly.
Perch? Pensi che qualcuno possa rubarlo?
Ha il suo valore osserv Kelly.
Certo,  un pezzo d'antiquariato rarissimo disse Pole.
Kelly dovette girare la chiave per tre volte prima che la serratura scattasse. Poi si allontan
scuotendo la testa con aria preoccupata. Mentre si avviavano lungo il corridoio, Kelly si guard il polso
e not per la centesima volta il segno bianco dove prima teneva l'orologio che aveva impegnato.
Che ora ? chiese.
Le sei e venticinque rispose Pole.
Dovremo sbrigarci disse Kelly. Voglio che tu gli dia una controllata prima dell'incontro.
A che scopo? chiese Pole.
Hai sentito quello che ho detto? replic rabbiosamente Kelly.
Certo, certo disse Pole.
Maxo sistemer quel fottuto B-sette disse Kelly, senza quasi aprire le labbra.
Come no ribatt Pole. A morsi.
Sbrigati disse Kelly, ignorandolo. Non abbiamo tanto tempo. L'hai trovata la rotella?
Pole gliela porse.
Ma guarda tu in che citt siamo capitati disse Kelly disgustato mentre rientravano allo stadio
da un ingresso laterale.
Te l'avevo detto che qui non avremmo trovato il grasso disse Pole. Non c' motivo che lo
tengano. I b-due sono estinti. Probabilmente Maxo  l'unico nel raggio di un migliaio di chilometri.
Kelly percorse il corridoio a passo sostenuto, apr la porta della stanza ed entr. Si diresse
verso Maxo e tolse il telo che lo ricopriva.
Mettiti al lavoro disse. Abbiamo poco tempo.
Pole trasse un profondo sospiro di stanchezza, si sfil la giacca blu tutta spiegazzata e la gett
sulla panca addossata alla parete. Trascin un tavolino vicino a Maxo, poi si arrotol le maniche della
camicia. Kelly si tolse il cappello e la giacca e rest a guardare Pole mentre svitava il dado che
bloccava lo sportello della cavit in cui erano contenuti gli attrezzi. Stette l con le grosse mani piantate
sui fianchi mentre Pole estraeva gli attrezzi uno a uno e li disponeva sul tavolo.
Ruggine brontol Pole. Fece scorrere un dito all'interno della cavit e lo sollev,
mostrandone la punta macchiata di rosso.
Sbrigati disse Kelly infastidito. Si mise a sedere sulla panca e guard Pole che estraeva le
piastre mobili sul petto di Maxo. Lo sguardo gli cadde sulla sua testa leonina. Se non vedessi tutti
quegli ingranaggi, si disse per l'ennesima volta, giurerei che  un uomo in carne e ossa. Solo la parte
meccanica interna distingueva un b-due da un uomo. Qualche volta la gente s'ingannava e scriveva
lettere indignate, perch era convinta che sul ring ci fossero degli esseri umani. I lineamenti e il colorito
apparivano umani addirittura da bordo ring. Su quello la Mawling aveva un brevetto speciale.
La faccia di Kelly si rilass quando sorrise affettuosamente a Maxo.
Bravo, ragazzo mormor. Pole non lo sent. Kelly osserv il suo meccanico che maneggiava
con destrezza la punta della sonda elettrica, esaminando i collegamenti e i centri di potenza.
 a posto? gli chiese senza pensarci.
Certo,  un gioiello rispose Pole. Poi sfil un minuscolo tubo rivestito d'acciaio. Se questo
non salta aggiunse.
Perch dovrebbe?
 sotto il livello rispose Pole in tono fiacco. Te l'avevo detto otto mesi fa, dopo l'ultimo
combattimento.
Kelly deglut. Gliene procureremo uno nuovo dopo questo incontro disse.
Settantacinque bigliettoni borbott Pole, come se vedesse i soldi che volavano via su un paio
di ali verdi.
Terr disse Kelly, rivolto pi a s stesso che a Pole.
Pole scroll le spalle. Inser di nuovo il tubo e premette la fila di pulsanti sul pannello
principale dei comandi. Maxo si mosse.
Attento con il braccio sinistro disse Kelly. Trattalo bene.
Se non funziona qui non funzioner nemmeno sul ring osserv Pole.
Spinse un pulsante e il braccio sinistro di Maxo cominci a tracciare piccoli movimenti
circolari. Pole tir la leva di sicurezza che impediva a Maxo di boxare e fece un passo indietro. Poi tir
un destro al mento di Maxo e il braccio del robot si sollev di scatto per proteggersi il volto. Il suo
occhio sinistro scintill come un rubino attraversato da un raggio di sole.
Se quella cellula oculare cede... disse Pole.
Non ceder disse Kelly, teso. Guard Pole che sferrava un altro pugno sulla parte sinistra
della faccia di Maxo. Vide la piccola increspatura sulla sintopelle della guancia, poi il braccio scatt di
nuovo. Cigolando.
Basta cos disse Kelly. Funziona. Prova il resto.
Gli arriveranno ben pi di due pugni in faccia disse Pole.
Il braccio  a posto afferm Kelly. Ti ho detto di provare qualche altra parte.
Pole infil la mano nel robot e attiv i centri che regolavano i cavi delle gambe. Maxo
cominci a spostarsi. Sollev la gamba sinistra e si liber automaticamente della rotella alla base. Poi
rimase dritto sui piedi nelle scarpe nere, saggiando il pavimento come uno zoppo appena guarito che
cerchi di trovare l'equilibrio.
Pole allung la mano e premette il pulsante On, poi balz all'indietro quando le cellule
fotoelettriche di Maxo puntarono su di lui e il robot cominci ad avanzare dondolando lentamente le
spalle e sollevando le braccia per proteggersi il volto.
Cristo, borbott Pole lo sentiranno cigolare dalle file pi lontane.
Kelly fece una smorfia a denti stretti. Vide Pole che tirava un altro destro e il braccio di Maxo
che reagiva scompostamente. La sua gola si muoveva in modo convulso, e sembrava avere qualche
difficolt a respirare l'aria soffocante della stanzetta.
Pole si spostava veloce, muovendosi di lato. Maxo lo seguiva a fatica, cambiando direzione
con gesti visibilmente scoordinati.
Oh,  proprio una meraviglia esclam Pole, fermandosi. Proprio una meraviglia. Maxo
continu ad avanzare, con le braccia sempre sollevate, e Pole protese la mano di scatto in mezzo a loro,
premendo il pulsante Off. Maxo si immobilizz.
Senti, Acciaio, sar meglio programmarlo per stare sulla difensiva disse Pole.  il massimo
che possiamo fare. Se lo facciamo avanzare, quell'altro lo far a pezzi.
Kelly si schiar la gola. No disse.
Oh, per... ma perch non usi la testa? sbott Pole.  un b-due, Cristo d'un dio. Tanto lo
strapazzer di brutto. Almeno salviamo i pezzi.
Lo vogliono all'attacco disse Kelly.  scritto nel contratto.
Pole gir la testa emettendo un fischio disgustato.
A quale scopo? farfugli.
Fagli qualche altro controllo.
A che serve? Tanto non pu migliorare.
Vuoi fare quello che ti dico? scatt Kelly, dando sfogo a tutta la tensione accumulata.
Pole si volt e premette un pulsante. Il braccio sinistro di Maxo scatt. Si sent un rumore
secco all'interno del robot e il braccio ricadde sul fianco con un tonfo metallico.
Kelly sussult, pallido in volto. Ges, che gli hai fatto? url. Corse verso Pole, che stava
premendo di nuovo il pulsante. Il braccio di Maxo non si mosse.
Te l'avevo detto di non insistere con quel braccio! sbrait Kelly. Ma che cavolo ti
succede? La sua voce s'incrin nel bel mezzo della frase.
Pole non rispose. Raccolse la sonda e cominci a smontare la piastra del braccio sinistro.
Che dio mi aiuti, se gli hai rotto il braccio... lo minacci Kelly con voce bassa e tremante.
Se io l'ho rotto? sbott Pole. Stammi bene a sentire, brutto scemo! Sono tre anni ormai che
questo ferrovecchio tira avanti per miracolo! Non venire a parlare proprio a me di rotture!
Kelly digrign i denti e strinse gli occhi, fissando il meccanico come se volesse ucciderlo.
Aprilo gli disse.
Figlio di una... farfugli Pole mentre sfilava la piastra. Trovati un altro cavolo di
meccanico che sia capace di far funzionare questo macinino meglio di quanto abbia fatto io in questi
ultimi anni. Trovane uno solo!
Kelly non rispose. Rimase l impalato, guardando Pole che metteva da una parte la piastra
ricurva e controllava all'interno del robot.
Quando Pole la tocc, la molla d'innesco si spacc a met, e un pezzo cadde a terra.
Kelly fiss con espressione inorridita il foro nella spalla del robot.
Oh, Cristo disse con voce rotta dal tremito. Oh, Cristo!
Pole fu sul punto di dire qualcosa, ma poi rimase zitto. Guard la faccia cinerea di Kelly senza
muovere un muscolo.
Gli occhi di Kelly si posarono su Pole.
Aggiustala gli disse con voce rauca.
Pole deglut. Acciaio, io...
Aggiustala!
Non posso! Quella molla era gi partita...
L'hai rotta tu! E adesso aggiustala! Kelly artigli il braccio di Pole con le sue dita robuste.
Pole si ritrasse.
Lasciami! disse.
Ma che ti prende! strill Kelly. Sei impazzito? Bisogna sistemarla. Bisogna farlo
assolutamente!
Acciaio, ci serve una molla nuova.
Be', allora vedi di procurartela!
Qui non le hanno, Acciaio disse Pole. Te l'ho gi detto. E anche se le avessero, ci mancano
i sedici dollari e mezzo per comprarla.
Oh... oh, Ges esclam Kelly. Moll la presa sul braccio di Pole e si diresse a passo incerto
verso l'altra parte della stanza. Si accasci sulla panca e piant gli occhi sulla sagoma immobile di
Maxo.
Rimase l a lungo, sempre con gli occhi fissi sul robot, mentre Pole guardava lui, stringendo
ancora la sonda in mano. Vide l'ampio petto di Kelly che si sollevava e si abbassava con movimenti
spasmodici. Il volto di Kelly era smorto e inespressivo.
Se non viene a vedere... farfugli alla fine Kelly.
Cosa?
Kelly sollev lo sguardo. La bocca era stretta a formare una linea dura e sottile. Se non assiste
all'incontro, funzioner.
Ma di che stai parlando?
Kelly si alz e cominci a sbottonarsi la camicia.
Che stai...
Pole s'immobilizz, spalancando la bocca per lo stupore. Sei diventato matto? gli chiese.
Kelly continu a sbottonarsi la camicia. Se la sfil e la gett sulla panca.
Acciaio, ti ha dato di volta il cervello! esclam Pole. Non puoi fare una cosa del genere!
Kelly non disse nulla.
Ma tu... Acciaio, sei impazzito?
O gli diamo un incontro oppure non ci pagano disse Kelly.
Ma... Ges, quello ti ammazzer!
Kelly si tolse la canottiera. Aveva il petto robusto, ricoperto da una folta peluria rossa. Dovr
radermi disse.
Acciaio, andiamo disse Pole. Tu...
Pole sgran gli occhi quando Kelly si mise a sedere e cominci a sciogliere i lacci delle scarpe.
Non te lo lasceranno fare disse Pole. Non puoi fargli credere di essere un... S'interruppe e
fece un salto in avanti. Acciaio, per l'amor del cielo!
Kelly alz la testa verso Pole e lo guard con occhi spenti.
Mi aiuterai tu disse.
Ma quelli...
Nessuno sa com' fatto Maxo disse Kelly. E solo Waddow mi ha visto. Se non assiste
all'incontro andr tutto bene.
Ma...
Non lo verranno a sapere disse Kelly. Anche i b possono sanguinare e mostrare dei lividi.
Acciaio, per favore disse Pole. Gli tremava la voce. Respir a fondo e cerc di calmarsi, poi
si affrett a sedersi accanto a quell'irlandese dalle spalle larghe.
Senti gli disse. Ho una sorella sulla costa orientale... nel Maryland. Se le mando un
telegramma ci far avere i soldi per tornarcene a casa.
Kelly si alz e si slacci la cintura.
Acciaio, a Filadelfia conosco un tizio che ha un b-cinque e lo vuole vendere a poco insistette
Pole, disperato. Potremmo mettere insieme la somma e... Acciaio, perdio, ti farai ammazzare!  un
B-sette! Non lo capisci? Un B-sette! Ti ridurr in polpette!
Kelly stava sfilando i calzoncini scuri dal busto di Maxo.
Non te lo permetter, Acciaio disse Pole. Adesso vado a...
S'interruppe con un rantolo soffocato quando Kelly si gir di scatto e lo prese di petto,
sollevandolo. La sua stretta era robusta come le ganasce di una tagliola. Nei suoi occhi non c'era pi
niente di umano.
Tu mi aiuterai gli disse Kelly con una voce bassa e tremante. Tu mi aiuterai oppure ti
sparpaglio il cervello contro il muro.
Ti ammazzer disse Pole con un filo di voce.
E va bene, mi ammazzer disse Kelly.
Il signor Waddow usc dal suo ufficio proprio mentre Pole accompagnava verso il ring Kelly,
coperto dal telo.
Muoviamoci, muoviamoci disse il signor Waddow. Vi stanno aspettando.
Pole fece un cenno nervoso di assenso e guid Kelly lungo il corridoio.
Dov' il proprietario? chiese il signor Waddow.
Pole mand gi a fatica la saliva. Fra il pubblico rispose.
Il signor Waddow rispose con un grugnito e, mentre camminavano, Pole sent la porta del suo
ufficio che si richiudeva, e riusc a liberare il fiato.
Avrei fatto meglio a dirgli tutto borbott.
E io ti avrei ucciso replic Kelly, con la voce soffocata dal telone che lo ricopriva.
Il rumore del pubblico cominci a filtrare in corridoio appena svoltarono un angolo. Sotto la
copertura Kelly sent una goccia di sudore che gli scivolava lungo la tempia.
Senti, disse fra una ripresa e l'altra dovrai asciugarmi il sudore.
Fra quali riprese? ribatt Pole, rigido per la tensione. Non finirai nemmeno la prima.
Chiudi il becco.
Credi di doverti battere solo con un buon combattente? gli chiese Pole. Ti troverai di fronte
una macchina! Non lo...
Ti ho detto di chiudere il becco.
Oh... che idiota... Pole deglut. Se ti asciugo il sudore, capiranno subito aggiunse.
Sono anni che non vedono un b-due tagli corto Kelly. Se qualcuno te lo chiede, digli che 
una perdita di olio.
Certo disse Pole, disgustato. Si morse le labbra. Acciaio, non ce la farai mai.
L'ultima parte della frase si perse quando, improvvisamente, i due si ritrovarono in mezzo alla
folla, lungo la corsia in discesa che portava al ring. Kelly aveva irrigidito le ginocchia e camminava
con un'andatura un po' impacciata. Cominci a inalare l'aria e a liberarla lentamente. Una volta sul
ring avrebbe dovuto fare brevi respiri, e solo attraverso il naso. Il pubblico non doveva vedere il suo
torace muoversi, altrimenti avrebbe capito tutto.
Il caldo gli gravava addosso come un pesante sudario. Era come discendere lungo un pendio in
mezzo a un oceano di rumore e di calore. Mentre avanzava sent le voci intorno a s.
Lo riporterete a casa dentro una scatola!
Ehi, quello sarebbe Maxo? Dategli un po' d'olio!
E poi l'immancabile: Ferrovecchio!
Kelly aveva la gola secca. Deglut a fatica, avvertendo una crescente sensazione di
irrigidimento lungo i fianchi.  la sete, pens. Ebbe una fuggevole visione del bar di fronte alla
stazione di Kansas City. Il spar in penombra, il ventilatore che gli soffiava aria fresca sulla nuca, la
bottiglia ghiacciata e sgocciolante stretta nel palmo della mano. Deglut di nuovo. Nell'ultima ora non
si era concesso nemmeno un bicchiere d'acqua.
Meno beveva, meno sudava, lo sapeva bene.
Attento.
Sent la mano di Pole che scivolava attraverso l'apertura sul retro del telo, e che lo prendeva
per un braccio in modo da regolare la sua andatura.
I gradini del ring disse Pole senza quasi aprire la bocca.
Kelly protese cautamente il piede destro fino a quando la punta della scarpa tocc il bordo del
primo gradino. Poi lo sollev e cominci a salire.
Giunto in cima sent le dita di Pole che si stringevano di nuovo intorno al suo braccio.
Le corde disse Pole, guardandosi intorno.
Fu difficile passare attraverso le corde con il telo addosso. Kelly per poco non cadde, e i fischi
e le urla di disapprovazione lo investirono come spade, sovrastando il rumore di fondo. Kelly sent il
tappeto morbido sotto i piedi, poi Pole gli spinse lo sgabello in mezzo alle gambe e lui si mise a sedere
con un movimento un po' troppo meccanico.
Ehi, levate di mezzo quel macinino! strill uno dalla seconda fila. Risate e fischi.
Ferrovecchio! grid qualcun altro.
Poi Pole tolse il telo di copertura e lo appoggi a bordo ring.
Kelly rimase seduto a fissare il Lampo di Maynard.
Il B-sette era immobile, e teneva le mani con i guantoni incrociate sulle gambe. Dai pori del
cranio crescevano dei capelli biondi finti, tagliati a spazzola. Aveva il volto di un Adone impassibile.
La simulazione delle fasce muscolari sul corpo e sugli arti era quasi perfetta. Per un momento Kelly
ebbe quasi l'impressione che non fossero passati tutti quegli anni e che lui fosse di nuovo in attivit, di
fronte a un giovane sfidante. Deglut cercando di non far muovere la gola. Pole si era inginocchiato
accanto a lui e faceva finta di armeggiare con una piastra del braccio.
Acciaio, non farlo gli disse di nuovo fra i denti.
Kelly non gli rispose. Sentiva un bisogno disperato di riempirsi d'aria i polmoni e di espellerla
con violenza. Invece inal l'aria a piccoli respiri attraverso il naso e lasci che gli uscisse un po' per
volta. Continu a tenere gli occhi fissi sul Lampo di Maynard, pensando alla serie di centri per la
reazione istantanea contenuti in quel torace liscio e arcuato. La sensazione di irrigidimento raggiunse il
suo stomaco, come una mano gelida che afferrasse e tirasse le fasce dei muscoli e dei tendini.
Un uomo dalla faccia rossa, vestito di bianco, sal sul ring e afferr il microfono che gli veniva
calato dall'alto.
Signore e signori annunci. Ecco a voi il primo incontro della serata. Pesi mediomassimi,
dieci riprese. Da Filadelfia il b-due, Maxo il Guerriero!
Il pubblico fischi e strepit, lanciando aeroplanini di carta e urlando: Ferrovecchio!
Il suo avversario, il nostro B-sette, il Lampo di Maynard!
Urla di incitamento e un battimani frenetico. Il meccanico di Lampo tocc un pulsante sotto
l'ascella sinistra del robot e il B-sette salt su, alzando le mani sopra la testa in segno di vittoria. La
folla rise soddisfatta.
Ges farfugli Pole. Mai vista una cosa del genere. Dev'essere un nuovo marchingegno.
Kelly sbatt le palpebre per alleviare la pesantezza agli occhi.
Seguiranno altri tre incontri disse l'annunciatore dalla faccia rossa, poi il microfono risal e
lui abbandon il ring. Non c'era arbitro. Un modello di classe b non legava mai  era un atteggiamento
non previsto nel suo programma  e non c'era conteggio in caso di atterramento. Quando cadeva
rimaneva a terra. La pubblicit della Mawling affermava che i recentissimi b-nove si rialzavano subito,
il che avrebbe prolungato gli incontri e li avrebbe resi pi avvincenti.
Pole finse di fare un ultimo controllo a Kelly.
Acciaio,  la tua ultima possibilit lo implor.
Sparisci disse Kelly senza muovere le labbra.
Pole fiss per un attimo gli occhi immobili di Kelly, poi tir fra i denti un respiro profondo e si
raddrizz.
Resta lontano da lui lo avvis mentre passava sotto le corde.
Lampo se ne stava nel suo angolo dall'altra parte del ring, colpendosi i guantoni come se fosse
davvero un giovane pugile scalpitante prima del combattimento. Kelly si alz e Pole ritrasse lo
sgabello. Kelly rimase immobile a studiare il B-sette, notando come le sue cellule oculari fossero
sempre puntate su di lui. Sent una contrazione gelida opprimergli lo stomaco.
Suon il gong.
Il B-sette lasci il suo angolo con un movimento armonioso e avanz con un'andatura
meccanica, le braccia sollevate nella tradizionale posizione di difesa e i pugni guantati che mulinavano
in piccoli cerchi davanti a s. Raggiunse subito Kelly, che automaticamente si spost dal suo angolo,
sentendosi tutto a un tratto la mente come paralizzata. Sent le sue mani che si sollevavano come
manovrate da qualcun altro, mentre le gambe erano rigide e legnose. Continu a tenere lo sguardo fisso
sugli occhi chiari e indifferenti di Lampo.
Giunsero a contatto. Il sinistro del B-sette scatt in avanti e Kelly lo blocc, sentendo il pugno
duro come pietra anche sotto la protezione del guantone. Poi il pugno scatt di nuovo. Kelly spost
all'indietro la testa e sent una folata calda che gli passava davanti alla bocca. Part a sua volta di
sinistro e picchi contro il naso di Lampo. Fu come colpire la maniglia di una porta, e una fitta di
dolore gli trafisse il braccio. Irrigid i muscoli della mascella, nello sforzo di mantenere un'espressione
impassibile.
Il B-sette fint col sinistro e Kelly lo tocc sul fianco, ma non riusc a bloccare il destro che
segu come una saetta e gli sfior la tempia sinistra. Kelly spost di scatto la testa e il B-sette piazz un
sinistro che lo colp sopra l'orecchio. Kelly barcoll all'indietro, scaricando un sinistro che il robot
devi di lato. Poi ritrov l'equilibrio e centr Lampo sulla mascella con un montante destro. Sent
un'altra fitta lancinante che gli correva su per il braccio. La testa di Lampo non si mosse nemmeno. Il
B-sette reag con un sinistro che colp Kelly alla spalla destra.
Kelly si ritrasse d'istinto, mulinando le gambe. Poi sent qualcuno gridare: Dategli una
bicicletta! e si ricord di quello che gli aveva detto il signor Waddow. Allora avanz di nuovo,
stringendo le labbra cos forte da provare dolore.
Un sinistro lo sorprese appena sotto il cuore, e l'effetto del colpo si riverber in tutto il corpo.
Fu come una pugnalata, alla quale reag con un sinistro incontrollato che picchi ancora contro il naso
del B-sette. Ne ricav solo dolore. Kelly fece un passo indietro e barcoll quando un destro violento lo
centr in pieno petto. Continu a indietreggiare e il B-sette lo colp di nuovo al torace. Kelly perse
l'equilibrio e cerc di recuperarlo facendo un altro passo indietro. Il pubblico si mise a ululare. Il
B-sette avanz senza emettere il minimo rumore meccanico.
Kelly recuper la posizione e si ferm. Part con un destro deciso che manc il bersaglio. Lo
slancio del colpo gli fece perdere l'equilibrio e il B-sette picchi di nuovo duro, colpendogli la spalla
destra. Kelly non sent pi il braccio. Cerc di riprendere fiato, stringendo i denti, e proprio mentre
rilassava le pareti dello stomaco il robot entr con un violento destro nella sua guardia e lo centr alla
figura. Kelly ebbe la sensazione che il fiato gli uscisse tutto dai polmoni. Tent di reagire con un destro
fiacco che s'infranse sulla guancia destra di Lampo senza procurargli alcun danno. Gli occhi del robot
ebbero un guizzo.
Mentre il B-sette continuava ad avanzare, Kelly si scost di lato e per un attimo le cellule
oculari radiali lo persero di vista. Stordito, Kelly si tenne fuori dalla portata dei suoi colpi, vacillando e
inalando aria attraverso le narici.
Togliete di mezzo quel catorcio! url qualcuno.
Ferrovecchio! Ferrovecchio!
Kelly riprese fiato, con la gola che gli bruciava. Deglut rapidamente e avanz proprio mentre
Lampo gli era di nuovo addosso. Approfitt dell'occasione e respir profondamente con la bocca,
augurandosi che tutto quel movimento impedisse al pubblico di accorgersene. Poi attacc a sua volta.
Si fece sotto, sperando di anticipare gli impulsi elettronici del robot, e sferr un destro violentissimo al
corpo di Lampo.
Il sinistro del B-sette reag di scatto e il colpo di Kelly fu deviato dal polso metallico. Anche il
suo braccio fu spostato e a quel punto scatt il sinistro del robot, lasciando di nuovo Kelly senza fiato.
Il suo sinistro sfior appena il torace di Lampo, duro come la roccia. Allora Kelly si ritrasse
barcollando, subito seguito dal suo avversario. Continu a proteggersi con colpi di sbarramento, ma il
B-sette li deviava tutti e contrattaccava a sua volta con il ritmo incessante di un pistone. Kelly seguit a
spostare indietro la testa, ma nell'ansia di indietreggiare si scopr e vide il destro che gli arrivava
proprio addosso. Non riusc a evitarlo.
Il colpo giunse a segno come un ariete metallico. Schegge di dolore esplosero dietro gli occhi e
in tutta la testa di Kelly. Fu come se il ring fosse stato ricoperto da una nuvola nera. Il suo grido
soffocato si perse nel boato del pubblico. Kelly precipit all'indietro, con il naso e la bocca che
schizzavano sangue rosso apparentemente uguale alla tinta sintetica in dotazione ai modelli di classe b.
Le corde gli impedirono di cadere, premendogli dolorosamente contro la schiena. Rest l a
ondeggiare, con il braccio destro inerte e il sinistro sollevato a proteggersi. Istintivamente sbatt le
palpebre, cercando di mettere a fuoco la vista. Sono un robot, si disse, un robot.
Lampo gli fu subito addosso. Con il destro lo centr al petto, con il sinistro allo stomaco. Kelly
si pieg su s stesso, cercando di respirare. Un destro gli si abbatt sulla testa come una martellata,
scagliandolo di nuovo contro le corde. La folla url eccitata.
Kelly vide il profilo indistinto del Lampo di Maynard, poi sent un altro pugno che gli
schiantava il petto come un colpo di mazza. Quasi gemendo sferr un sinistro come pot, ma il B-sette
lo evit senza difficolt. Un altro colpo violento si abbatt sulla spalla di Kelly, che poi sollev la mano
destra e riusc a deviare in gran parte un sinistro dritto alla mascella. Un altro destro affond nel suo
stomaco, facendolo piegare in due. Un destro martellante lo scaravent di nuovo contro le corde. Kelly
sent in bocca il gusto caldo e salato del sangue, e il ruggito della folla sembr inghiottirlo. Resta in
piedi!, url a s stesso. Resta in piedi, accidenti a te! Il ring ondeggiava intorno a lui come se lo
vedesse attraverso una cortina di acqua sporca.
Trov un rigurgito insperato di energia e moll un destro con tutta la forza che aveva contro il
bellissimo gigante davanti a s. Qualcosa scricchiol nel polso e nella mano, e il braccio fu percorso da
un'ondata di dolore lancinante. Url a bocca chiusa, ma nessuno lo sent. Il braccio gli ricadde, il
sinistro si abbass e la folla si scaten, urlando a Lampo di finirlo.
Ormai li separavano solo pochi centimetri. Il B-sette colp a raffica, senza mancare nemmeno
un colpo. Malfermo sulle gambe, Kelly vacill all'impatto, con la testa che gli ballonzolava da una
parte e dall'altra. Il sangue gli scorreva sulla faccia in lunghe strisce scarlatte, e il braccio era come un
ramo morto lungo il fianco. Continu a essere sballottato contro le corde, rimbalzando avanti e indietro.
Non ci vedeva pi. Sentiva solo il boato del pubblico e il continuo sibilare e colpire dei guantoni del
B-sette. In piedi, pens. Devo restare in piedi. Ritrasse la testa e incass le spalle per proteggersi
meglio.
Mancavano appena sette secondi al suono del gong quando un destro si abbatt come una
mazzata su un lato della sua faccia e lo sped rovinosamente al tappeto.
Rest l, ansimando per riprendere fiato. Istintivamente prov a rimettersi in piedi, ma
contemporaneamente si rese conto che non poteva farlo. Cadde in avanti e giacque a pancia in gi sul
tappeto tiepido, con la testa pulsante per il dolore. Sentiva i fischi e gli ululati del pubblico
insoddisfatto.
Quando alla fine Pole riusc a tirarlo su e a ricoprirlo con il telo, la folla sghignazzava cos
forte che Kelly non riusc nemmeno a udire la voce del meccanico. Sent la sua grossa mano che lo
guidava sotto la copertura, ma quando pass in mezzo alle corde fin a terra, e per poco non cadde di
nuovo mentre scendeva i gradini. Le sue gambe erano come tubi di gomma. Resta su. Il suo cervello
continuava a ripetere quelle parole.
Giunto nella stanza, Kelly stramazz al suolo. Pole cerc di sollevarlo e metterlo a sedere sulla
panca, ma non ci riusc. Alla fine ripieg la sua giacca blu e la sistem sotto la testa di Kelly, poi
s'inginocchi e cominci a tamponare i rivoli di sangue con il fazzoletto.
Stupido bastardo continu a sussurrargli con una voce rauca e tremante. Stupido bastardo.
Kelly sollev un braccio e scans la mano di Pole.
Va'... va' a farti pagare disse in un rantolo.
Cosa?
I soldi! esal Kelly fra i denti.
Ma...
Subito! La voce di Kelly si sentiva appena.
Pole si tir su e per un attimo rest l a fissare Kelly. Poi si gir e usc.
Kelly rimase a terra inalando l'aria ed espirandola con un rumore sibilante. Non riusciva a
muovere la mano destra e cap che era rotta. Sentiva il sangue che gli usciva dal naso e dalla bocca. Il
corpo era un'unica pulsazione dolorosa.
Dopo un po' riusc a sollevarsi sul gomito sinistro e volt la testa, avvertendo un dolore atroce
ai muscoli del collo. Quando vide che Maxo stava bene riabbass la testa. Un sorriso si form agli
angoli della bocca.
Quando torn Pole, Kelly sollev di nuovo la testa, lottando per sopportare il dolore. Pole gli si
avvicin e ricominci a tamponare il sangue.
Ti ha pagato? chiese Kelly in un bisbiglio soffocato.
Pole emise un lento sospiro.
Allora?
Pole deglut. Solo la met disse.
Kelly lo fiss come istupidito, spalancando la bocca. Aveva un'espressione incredula negli
occhi.
Ha detto che non poteva pagare cinquecento bigliettoni per un incontro che non  durato
nemmeno una ripresa.
Che vuoi dire? chiese Kelly con voce rotta. Cerc di tirarsi su e si appoggi sulla mano
destra, ma ricadde subito con un urlo strozzato, pallido in volto. Poi affond la testa nel cuscino
improvvisato e chiuse gli occhi.
No gemette. No. No. No. No.
Pole gli guard la mano e il polso. Ges Cristo disse con un filo di voce.
Kelly riapr gli occhi e fiss il meccanico, frastornato.
Non pu... non pu farci una cosa del genere ansim.
Pole si umett le labbra secche.
Acciaio, ecco... non possiamo fare niente. Nel suo ufficio c' un gruppo di tipacci. Io non
posso... Abbass la testa. E se... se ci andassi tu capirebbe subito quello che hai fatto e magari... si
prenderebbe indietro i duecentocinquanta.
Kelly giacque sulla schiena fissando la lampadina appesa al soffitto senza battere ciglio. Il
petto era ancora scosso da fremiti affannosi.
No mormor. No.
Rimase l a lungo, senza dire niente. Pole si procur dell'acqua, gli ripul la faccia e lo fece
bere. Poi apr la valigetta e gli cur le ferite. Infine gli fasci il braccio e glielo appese al collo.
Kelly parl dopo un quarto d'ora.
Torneremo con l'autobus disse.
Cosa?
Torneremo con l'autobus ripet lentamente Kelly. Ci coster solo... ecco, cinquanta o
sessanta dollari. Deglut e si spost sulla schiena. Cos ci rimarranno quasi duecento dollari. Potremo
comprare una... nuova molla d'innesco e anche una... una lente oculare e... Sbatt le palpebre, poi le
tenne chiuse un attimo mentre la stanza cominciava a perdere i contorni.
E il grasso aggiunse dopo. Tutto quello che gli serve. Torner... come nuovo.
Kelly guard Pole.
Allora saremo di nuovo a posto continu Kelly. Maxo torner in buona forma, e potremo
procurarci qualche ingaggio decente. Deglut e respir a fatica. Tutto quello che gli serve  qualche
riparazione. Una nuova molla, una nuova lente. Questo lo rimetter in sesto. Glielo faremo vedere, a
quei bastardi, quello che sa fare un b-due. Il vecchio Maxo glielo far vedere. Giusto?
Pole abbass lo sguardo sul grosso irlandese e sospir.
Giusto, Acciaio disse.
...
.
...
Fine.
...
.
...
FINE Parte 5.